Il benvenuto

Serie: L'isola dell'Artiglio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Roberto ha incontrato gli abitanti dell'isola anche se è molto stupito della cosa

Roberto era rimasto un attimo spiazzato, poi era corso via.

Per caso sognava, soffriva di allucinazioni, aveva avuto un danno neurologico a seguito del naufragio? Non ne aveva idea, forse l’unica chance di sopravvivenza era scappare verso la spiaggia.

Non era molto distante, la raggiunse in poco tempo. Il sole stava ormai tramontando e Roberto non aveva alcuna intenzione di ritornare sui propri passi. Meglio rimanere sulla sabbia piuttosto che avere davanti quelle mostruosità.

Si sedette sul bagnasciuga e si guardò le mani: temeva di veder spuntare degli artigli… Era per caso l’ultimo uomo sulla Terra? Ma non poteva essere, era solo che aveva bevuto dell’acqua salata e questo gli aveva dato di volta il cervello.

Devo restare calmo, devo restare calmo, si impose.

Da che aveva il volto verso il mare, si girò a osservare la giungla. In maniera un po’ infantile pensò che quei mostri dovevano restare là nella foresta mentre lui sarebbe rimasto tranquillo sulla spiaggia.

Ma poi, il giorno dopo, come avrebbe fatto a rimanere là, sotto i raggi solari? Sarebbe stato cotto vivo.

Un problema per volta. Prima devo cercare di capire cosa fare.

Era vero che quegli esseri avevano avuto paura di lui e avevano capito che era un essere umano, ma non si sapeva mai che gli facessero qualcosa.

Sapeva anche questo, che la vita è imprevedibile, ma incontrare delle belve simili no, non ci avrebbe mai scommesso.

Con le minuscole onde che gli massaggiavano le membra, rimase seduto. Gli venne da tremare per la paura. Si sentì addosso un miscuglio di spavento e squallore, nulla più era sotto il suo controllo, era molto peggio di quando, per alcuni mesi, era stato disoccupato.

Ma adesso era ancora peggio.

Restò in quel punto, in quella posizione, per tutta la notte, le spalle tenute ferme contro la giungla.

Quando i primi raggi del Sole fecero capolino all’orizzonte, Roberto si sentì nauseato. Aveva trascorso l’intera notte ad arrovellarsi la mente, ma non aveva cavato un ragno dal buco. Era chiaro che non sapeva cosa fare, non aveva alcun piano d’azione, era impotente.

Anche quando il Sole si alzò in cielo, lui rimase là nella fervida attesa di trovare una soluzione, ma poi sentì qualcuno rivolgerglisi in castigliano, un accento dei Caraibi. «Ehi, tu! Ehi, tu, girati!».

Per un folle momento Roberto si augurò fossero degli inoffensivi isolani che lo volevano accogliere, ma soprattutto che non avessero sembianze mostruose. Invece rimase deluso al vedere che si trattava di una mezza dozzina di uomini-smilodonte.

«No, no, no, vi prego, non fatemi del male!».

Roberto era scattato in piedi, avesse potuto avrebbe attraversato a nuoto il mare fino alla Florida se non al Portogallo, tutto per allontanarsi da quell’isola di mostri.

L’uomo-smilodonte che gli aveva parlato mise in obliquo la testa. «Non ti ho fatto nulla…».

Non la smetteva di tremare, Roberto. «Per favore, sono soltanto un povero naufrago…».

Quell’essere scoppiò in un latrato, forse era una risata. «Ma finiscila, che non ti è successo un bel niente».

Roberto arretrò nell’acqua e quando la ebbe all’altezza della vita si fermò.

La creatura gli venne incontro e gli porse una mano che non aveva gli artigli scoperti. «Ascoltami, sono secoli che non vediamo esseri umani… non ti devi preoccupare, non ti faccio nulla. Gli uomini ci sono indifferenti. Abbiamo ben altri nemici, noi».

Batteva i denti, Roberto. «Sì? E chi sarebbero?».

Si incupì un attimo. «Non credo sia educato parlare dei nostri guai con un ospite. Non è un bel benvenuto, non credi?».

«”Educato”? “Dici “educato”, tu?».

Ma poi, dopo un attimo, Roberto si rese conto di una cosa: era vero, non gli avevano fatto nulla, era stato più che altro lui a farsi tutti quegli scrupoli.

Allungò la testa. «Se esco dall’acqua, non mi fai niente, non è vero?».

«Te lo giuro sul Dio della Zanna».

Roberto non aveva mai sentito nominare quella divinità, ma lesse negli occhi del gattone una così grande carica di solennità che lo considerò sincero. «Accetto».

«Bene, ne sono contento».

Roberto accettò la mano e la trovò salda, anche calorosa, e non lo ferì affatto.

Allora uscì dall’acqua e si avviò con l’uomo-smilodonte verso gli altri cinque che avevano assistito alla scena con occhi sgranati.

«Posso sapere come ti chiami, uomo?».

«Mi chiamo Roberto Fedriga e vengo… non so se sai dell’Europa, dell’Italia…».

Ridacchiò per un attimo. «Io sono Pablo e sì, so dell’Europa. Italia? Forse intendi la penisola italiana, quella divisa in più stati?».

«Oh, ma siamo unificati da più di un secolo».

«Mi spiace, ma non vediamo un essere umano da tipo… il milleseicento e qualcosa».

Roberto rimase a bocca aperta. «Ci sono uomini che sanno di voi?».

«C’erano. Degli uomini vestiti di metallo giunsero dall’Europa e ci insegnarono il castigliano e la metallurgia, poi andarono via».

«Conquistador…» bisbigliò Roberto, colpito da quella scoperta. Ecco il perché del nome spagnolo.

Pablo fece spallucce. «Ma ora coraggio, vieni con noi. Il mio popolo vuole vedere com’è fatto un uomo, siamo tutti curiosi».

Roberto non poté fare a meno di dargli ascolto.

Serie: L'isola dell'Artiglio


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Bello che questa piccola isola sia rimasta isolata dalla follia del mondo moderno. Roberto finalmente ha trovato qualcuno che lo può aiutare, spero solo che non finisca in ulteriori guai

    1. Grazie! Domenica vedrai il seguito (pubblico tutte le domeniche e tutti i lunedì). Finirò con il decimo episodio, poi penso pubblicherò una serie divisa in cinque puntate che è arrivata finalista al concorso “Pergamene stellari” di Yavin-4