Il biglietto

Serie: La Curiosa - Seconda Stagione

Rieccoci. Mi sono reso conto che è stato piuttosto scortese da parte mia lasciarvi senza dirvi cosa ci fosse scritto in quel biglietto. Quindi rimetto le mani sulla tastiera e vi racconto il seguito.

Se non avete ancora letto la prima parte, però, vi consiglio di farlo prima di proseguire.

Fatto?

Ok, andiamo avanti: nel frattempo ho finito la tisana che Nymeria mi aveva tanto gentilmente portato poco fa, e mentre scrivo lei è sdraiata sul pavimento, ai miei piedi, sulla sua calda coperta di pile verde mela. Si, gliel’ho comprata volutamente di questo colore. La osservo per voi: è sdraiata a pancia in giù, i lunghi capelli sciolti le coprono il collare, ma so che c’è. Appoggiata sui gomiti, ha le gambe incrociate. Non vi nascondo che mi piace osservarla quando sta così e sfrega una caviglia contro l’altra…lo ha come vizio, soprattutto quando legge. E ora ha un libro davanti: sta studiando per l’esame di Fisiologia. La maglia le è risalita sui fianchi, scoprendo il sedere. Non è quello della famosa pubblicità degli slip “Roberta”, con le chiappe della Hunziker diciannovenne… però non è niente male. Fidatevi.

Cerco di non fissarlo troppo (anche perchè altrimenti mi verrebbe in mente qualche modo per goderne, mentre invece mi sono ripromesso di lasciarla studiare, oggi, è un esame importante), e torno a raccontare.

Cosa c’era sul biglietto, vi chiederete. Ok, vi tolgo la curiosità: ce l’ho qui, con me, nel primo cassetto della scrivania.

“La prego. Non voglio che sia stato solo il gioco di una notte.

Voglio che si prenda cura di me e che mi aiuti a diventare più forte ed a superare i miei limiti. Le prometto che farò del mio meglio. La prego…mi prenda per mano.”

Sotto, il suo numero di telefono. E la firma. Matilde.

Aspettai. Sinceramente, non sapevo cosa fare. La differenza d’età era il primo pensiero. E poi, avevo avuto l’impressione che Matilde fosse una ragazza “che vale”, una con materia grigia e carattere. Se avessi accettato di prendermi cura di lei, non avrei potuto farlo alla leggera. Sarebbe valsa tutto il mio impegno. Non sarebbe stato un gioco sporadico.

Misi il biglietto in tasca e pensai a cosa fare. Una risposta la meritava a prescindere, ma quale? Si, facile per voi, che ora sapete come è andata. Ma al momento, per me, decidere non era così scontato. Presi il mio taxi per l’aeroporto. Controllo bagagli, colazione…niente, non le avevo ancora risposto. Arrivò il momento dell’imbarco. Spensi il telefono. Nelle due ore di volo, ripensai ai giorni precedenti. Alla ragazza curiosa che scende a chiedermi di spiegarle cos’è un Padrone. Che di soppiatto mi raggiunge all’alba per chiedermi come deve essere una schiava.

Che vince i suoi imbarazzi, che prova, che sperimenta.

L’aereo atterrò. Accesi il telefono. Le scrissi.

Le scrissi che avrei voluto parlarle a quattr’occhi. Che le avrei spiegato per filo e per segno cosa comportava quello che mi stava chiedendo, e che solo allora lei avrebbe potuto decidere se voleva davvero affidarsi a me o meno.

Probabilmente la mia risposta non era quella che si aspettava, ma non lo diede a vedere. Anzi, accettò di buon grado la mia proposta, e chiese di vederci quello stesso sabato. Secondo google maps, la piccola cittadina in cui viveva si trovava a poco meno di un’ora e mezza di auto dalla mia. Sarebbe stato il nostro primo incontro dopo l’hotel in trasferta, e nonostante qualcosa fosse già successo, non volevo schiacciare sull’acceleratore. Le dissi quindi che ci saremmo visti per pranzo. Le diedi l’indirizzo del ristorante che avevo scelto, un agriturismo sul lago in un paesino che per lei sarebbe stato facilmente raggiungibile coi mezzi. Saremmo stati per tutto il tempo in mezzo alla gente, almeno per questo incontro. Volevo che si sentisse “al sicuro”, anche se aveva già dimostrato di fidarsi di me. Mi chiese se doveva prepararsi in qualche modo particolare, se avessi richieste (lei usò la parola “ordini”, ma era troppo presto per quel vocabolo) circa l’abbigliamento. Le dissi di non preoccuparsi e che ciò che volevo, per il momento, era che si sentisse il più possibile a suo agio.

Nei giorni seguenti che precedettero l’incontro ci sentimmo con regolarità, seppur con discrezione. Ogni mattina ricevevo il suo buongiorno (cosa che da allora è sempre rimasta, tranne quando dorme da me o quando passiamo un weekend assieme da qualche parte). E verso sera, due battute sulle nostre giornate, senza accenni al possibile evolversi del nostro rapporto.

E finalmente fu sabato.

Ci eravamo dati appuntamento per pranzo, come ritrovo la stazione dei treni dove sarebbe arrivata lei. Io arrivai con un certo anticipo: la zona mi piaceva, e ne approfittai per fare due passi sul lungolago. Mi recai in stazione una decina di minuti prima dell’arrivo previsto del suo treno. Che puntualmente era in ritardo. Lei, comunque, non aveva mancato di scrivere per avvisarmi.

Il treno arrivò dieci minuti dopo l’orario previsto: decisamente accettabile, visto le medie dei nostri regionali. L’aspettavo all’uscita della stazione, davanti ad una piccola fontana in sasso. La vidi uscire, guardarsi attorno, poi procedere nella mia direzione. Il passo era deciso, il viso rosso. Mi chiesi se fosse per il sole o per l’ansia. Quando fu vicina, vidi le sue mani che tremavano e immaginai che non era solo il caldo a farle avvampare le guance. Anche stavolta, indossava un filo di trucco, ma i capelli erano sciolti. Mi colpirono subito per la lucentezza, un castano scuro dai riflessi ciliegio.

Era una piacevole giornata primaverile, lei era arrivata in jeans, scarpe da tennis ed una t-shirt colorata. Immagino che nella borsa avesse però anche un maglioncino. Io come di consuetudine indossavo un paio di jeans e una t-shirt nera.

Chiacchierando del suo viaggio, ci dirigemmo verso il ristorante. Mi camminava vicino, ed in un paio di circostanze sfiorai il suo braccio col mio, come se fosse cosa casuale. La prima volta, vidi sul suo volto un’espressione tesa, quasi come una preda in allarme per la vicinanza del predatore. Ma man mano che camminavamo e parlavamo i suoi nervi si distesero: quando fummo quasi arrivati al ristorante, notai che era lei a cercare il “contatto casuale”.

Entrammo. Non mi curai dell’occhiata strana del proprietario del locale. Non mi era mai importato del giudizio degli altri, anzi: spesso avevo volutamente tenuto, in circostanze passate, comportamenti sopra le righe, per divertirmi alle spalle di bigotti, moralisti e ipocriti. Nonostante la bella giornata il locale non era pienissimo (sapevo che lavorava molto soprattutto la sera), e potemmo prendere un tavolo con una bella vista ed al contempo relativamente staccato dagli altri.

Perfetto. Avevamo bisogno di privacy per la nostra chiacchierata.

Ordinammo: lei era indecisa, quindi le chiesi se si fidava di me, e feci io per entrambi. Presi un antipasto misto (quella zona era rinomata per dei formaggi freschi eccezionali), ravioli con ripieno di ricotta ed un sugo ai fiori di campo, e due costolette di cervo al ginepro. Matilde non aveva mai assaggiato la selvaggina, cosa che mi preoccupava – non a tutti piacciono certi sapori – ma lo chef era in gamba, e lei fu entusiasta di tutte le portate scelte, soprattutto del secondo. Buon segno, pensai: non ha paura di sperimentare cose nuove, non è prevenuta.

Ma se mi state leggendo, immagino non sia per sapere cosa mangiammo quel giorno (anche se chi non ama il cibo, non ama il piacere. La cucina è l’anticamera del letto).

Serie: La Curiosa - Seconda Stagione
  • Episodio 1: Il biglietto
  • Episodio 2: Un buon pranzo
  • Episodio 3: Ordini
  • Episodio 4: Il Collare
  • Episodio 5: Il leccalecca
  • Episodio 6: La spesa
  • Episodio 7: La Corda
  • Episodio 8: Il sorriso
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    Discussioni

    1. Ciao Sergio. Il finale di questo primo episodio è già tutto un dire! Fantastico, come lo stile impresso. Sono sempre dell’idea che ogni cosa deve essere innanzitutto saper narrata, narrata con il giusto “detto non detto”, con il giusto dosaggio di parole, con il giusto linguaggio che – come in questo caso – è molto azzeccato. Proseguo! 🙂

      1. Ciao Giuseppe, ti ringrazio davvero per il commento e per l’analisi! Possiamo dire che in questa serie sono stato fortunato ad azzeccare lo stile narrativo adeguato 🙂 ci tenevo che non risultasse qualcosa di pesante o morboso, ma che il lettore potesse sentirsi coinvolto in una semplice chiacchierata con la voce narrante 🙂

    2. “Ma se mi state leggendo, immagino non sia per sapere cosa mangiammo quel giorno (anche se chi non ama il cibo, non ama il piacere. La cucina è l’anticamera del letto).”
      Amen! Giustissimo!

    3. “spesso avevo volutamente tenuto, in circostanze passate, comportamenti sopra le righe, per divertirmi alle spalle di bigotti, moralisti e ipocriti. “
      Mi sembra cosa buona e giusta 😉

    4. Ciao Sergio 😀
      Premettendo che ho il congelatore pieno di lasagne congelate acquistate al supermercato, sono felice che tu abbia voluto riprendere questa storia. C’era un intero varco temporale da colmare!
      Qualunque siano le atmosfere, rimango incantata dal tuo Io Narratore (narrante è riduttivo ;D)

      1. Ciao Micol! in realtà questa seconda stagione ce l’ho nel cassetto da tempo immemore 🙂 sia la prima che questa seconda, entrambe nate come racconti (“La Curiosa” e “Nymeria”) che avevo precedentemente pubblicato altrove – e poi rimosso per pubblicarle qui – le avevo scritte taaaanto tempo fa. Ci ho pensato un po’ prima di pubblicare anche questa, mi sembrava (metto le mani avanti) più “debole” della prima, ma non potevo lasciar le cose in sospeso. Quindi l’ho riletta, sistemata, le ho rifatto un po’ il trucco, divisa in capitoli ed eccoci qua 🙂
        E grazie davvero per apprezzare così il mio narratore! 🙂

    5. “Ma se mi state leggendo, immagino non sia per sapere cosa mangiammo quel giorno (anche se chi non ama il cibo, non ama il piacere. La cucina è l’anticamera del letto).”
      Questo mi ricorda molto un concetto che ho espresso una volta, in un mio racconto. Il protagonista amava cucinare e paragonava l’attenzione al piatti allo spirito con cui ci si appresta al sesso: Bouillabaisse contro lasagna congelata.

      1. beh, mi sembra un ottimo paragone! entrambe le attività richiedono passione, ed entrambe possono essere estremamente piacevoli. O estremamente deludenti, soprattutto se metti delle lasagne congelate nel letto. 🙂

    6. “Presi un antipasto misto (quella zona era rinomata per dei formaggi freschi eccezionali), ravioli con ripieno di ricotta ed un sugo ai fiori di campo, e due costolette di cervo al ginepro.”
      Copio il menù, anche se lo riserverò per un’occasione meno “movimentata” 😂

    7. E’ interessante leggere le dinamiche con cui si instaura una tipologia di rapporto così “estrema”.
      Mi piace il fatto che il narratore rompa la quarta parete in maniera molto più forte della prima serie, portandosi il lettore con sè, a quel pranzo a condividere gesti casuali dal forte significato simbolico.
      Alla prossima

      1. Grazie per tutti i commenti, Ale!
        Già, sottolinei uno degli aspetti predominanti di questa serie, ovvero il modo in cui il narratore rompa costantemente la quarta parete. Ho pensato di usare questo approccio (anche in maniera marcata) proprio perchè spiegare un tema simile non è semplice, e si presta a fraintendimenti. E volevo quindi che il lettore ed il narratore entrassero in confidenza, come se fosse una chiacchierata faccia a faccia tra chi racconta e chi legge.
        Per la prossima non farò aspettare molto, promesso! E’ tutto già pronto, ma non voglio “spammare” 🙂

    8. “Ma se mi state leggendo, immagino non sia per sapere cosa mangiammo quel giorno (anche se chi non ama il cibo, non ama il piacere. La cucina è l’anticamera del letto).”
      Grande verità

      1. sono forme diverse di piacere, ma sono solo due facce di uno stesso prisma, mettiamola così! 🙂