Il boschetto dei cachi

C’era una volta un bel boschetto di cachi (sì, lo chiamiamo così perché “cacheto”, oltre a non esistere, non si può proprio sentire né leggere!) nel quale viveva un popolo di gnomi. Facevano tutti una gran bella vita: cibo in quantità, poche preoccupazioni e tanto tempo libero a cui dedicarsi. Insomma, una esistenza allegra e spensierata fino a quando un giorno furono tutti convocati dal Vecchio Saggio, un anziano gnomo che viveva sul colle sovrastante la piantagione. Costui era una sorta di “guida spirituale” di tutti i nanetti e rappresentava un’autorità indiscussa a cui dar sempre ascolto.

Ebbene, quella volta gli gnomi si ritrovarono tutti di fronte al vecchietto, il quale, in piedi su un masso, prese la parola con tono solenne.

“Carissimi amici del boschetto di cachi, credo proprio sia giunta l’ora che individuiate un capo che possa guidare la nostra bella comunità. Sapete bene che c’è sempre stato un Capo-gnomo e quello uscente, ormai, ha da tempo ultimato il suo mandato per sopraggiunti limiti di età”

Tutti quanti si guardarono l’uno con l’altro, un po’ spaesati e confusi. In effetti era da lungo tempo che non veniva nominato un nuovo capo, ovvero uno di loro che, con l’aiuto del Vecchio Saggio, governasse i suoi compagni.

La sera stessa, quindi, si radunarono, sotto gli alberi, tutti i vari gruppetti che costituivano la colonia gnomica.

C’erano innanzitutto i più numerosi, ovvero gli gnomi dal cappello giallo. Questi erano degli strani tipi che avevano nominato, quale loro rappresentante, uno strambo grillo parlante e per tale motivo erano considerati come dei mezzi sciroccati da parte degli altri. Tra l’altro erano molto invisi ad alcuni degli altri gruppi per via delle loro feroci critiche allo stile di vita degli altri.

Poi c’erano gli gnomi col cappello verde. Abitavano nella zona nord del boschetto e, almeno fino a un po’ di tempo prima, non amavano particolarmente quelli che vivevano più a sud. Il rappresentante dei berretti verdi era un tipo piuttosto paffuto e con la barba scura, il quale amava particolarmente abbuffarsi di ogni pietanza gli capitasse a tiro, con la strana mania di farsi vedere da tutti mentre si ingozzava.

Come non citare, poi, gli gnomi col cappello blu. La particolarità di questi era quella di essere guidati da una agguerritissima gnometta bionda che, per qualche motivo, sembrava sempre incavolata nera (ops!) con tutto e tutti.

Il quarto gruppetto, invece, era quello degli gnomi dal copricapo azzurro. Il loro rappresentante, in passato, era stato per lungo tempo il Capo-gnomo del boschetto. Era uno gnomo molto facoltoso e piuttosto anziano, con indosso un elegantissimo doppio petto e un sorriso a trentadue denti perennemente stampato sulla faccia. Figura molto controversa, i suoi seguaci gli erano però davvero fedelissimi, anche se l’avanzare dell’età aveva iniziato a tirargli qualche brutto scherzo, facendo peggiorare di brutto – tra l’altro – quella sua fissazione per le bellissime fate che di notte svolazzavano tra gli alberi.

Infine, c’era l’ultima frangia di gnomi, ovvero quelli col cappello rosso. Un gruppo in cui era praticamente impossibile capirci qualcosa: se uno diceva “a”, l’altro diceva “z” e spesso si azzuffavano tra di loro. Insomma, praticamente la Babele del boschetto. A rappresentarli, un giovane gnomo famoso per le gigantesche balle che di tanto in tanto sparava e per l’essere un totale disastro nel parlare altre lingue che non fossero quella gnomica. Costui, insieme al leader degli azzurri, era il nemico giurato dei gialli.

Così, quella sera, tutta la buffa compagnia si ritrovò attorno a un bel fuocherello per decidere chi dovesse diventare il capo assoluto del boschetto. I cappelli gialli furono i primi ad avanzare pretese in tal senso, facendosi forza sul loro numero. Ma francamente era inaudito che a capo di tutti gli gnomi potesse esserci un ortottero petulante o qualche altro suo sottoposto. E infatti nessuno degli altri gruppi volle saperne a riguardo.

Il clima allora si fece ben presto rovente e solo dopo un’intera nottata di discussioni e litigate, fu raggiunto un compromesso tra il primo e il secondo gruppo, ovvero tra i cappellini gialli e quelli verdi. Insieme decisero di conferire il grande incarico a uno gnomo non appartenente a nessuno degli schieramenti (seppur, sotto sotto, simpatizzante dei seguaci del grillo). Costui, col suo bel ciuffo che spuntava dal nuovo berretto giallo e verde, sosteneva di avere anche origini nobiliari…pare fosse un conte o qualcosa del genere.

E così nacque il governo del nuovo Capo-gnomo che andò avanti più o meno tranquillamente per circa un annetto, fino a quando, nel bel mezzo di un caldissimo giorno d’estate, successe l’irreparabile.

Sulle rive di un laghetto lì vicino, si stava svolgendo una festa piuttosto “colorata”: gnomi, fatine e folletti danzavano, in costume da bagno, sotto il sole cocente e tra questi era presente il condottiero dei cappellini verdi, il quale non disdegnava affatto queste occasioni. Ora, non sappiamo se si è trattata di una discutibile strategia politica o se è stato semplicemente l’effetto del succo di mirtillo che scorreva a fiumi, ma sta di fatto che lo gnomo iniziò improvvisamente a esclamare con convinzione: “A casa il conte! A casa il conte! Il nuovo capo del boschetto devo essere io!”

Apriti cielo! Gli gnomi dal cappello giallo erano letteralmente infuriati e il Capo-gnomo si trovò costretto a recarsi dal Vecchio Saggio per lasciare l’incarico, a seguito della rottura dell’alleanza.

Ma fu a questo punto che successe l’imponderabile.

Già, perché i seguaci del grillo erano davvero disperati all’idea di perdere la guida della comunità e quindi iniziarono a confrontarsi addirittura coi loro nemici storici: i berretti rossi. Questi ultimi, come sappiamo, non erano propriamente famosi per la loro linearità (così come del resto si rivelarono anche i gialli) e incredibilmente decisero di mettersi d’accordo con i rivali nel conferire un nuovo incarico al conte dal ciuffo sbarazzino. Senza perdere troppo tempo, allora, a quest’ultimo fu infilato in testa un nuovo cappello giallo e rosso e divenne per la seconda volta consecutiva il Capo-gnomo.

Ma come tutte le unioni singolari, anche questa ebbe vita breve. Stavolta a sbroccare fu l’allora capo dei berretti rossi, che nel frattempo aveva lasciato il suo gruppo con alcuni seguaci per fondarne uno nuovo: quello dei cappellini fucsia, poco numeroso ma comunque decisivo nel sostegno al piccolo conte.

“Vogliamo il ponte sul ruscello!”

Era questa una delle richieste che il ribelle iniziò ad avanzare, sostenuto dai suoi sodali. Una vecchia idea, questa della realizzazione di tale manufatto, che faceva venire letteralmente l’orticaria sia ai gialli che ai rossi, ogni volta che se ne discuteva.

In realtà, era comunque probabile che si trattasse soltanto del pretesto per far saltare tutto, tant’è vero che quando qualcuno cercava di chiedere spiegazioni più approfondite al rappresentante dei fucsia, questi si trincerava dietro a risposte indecifrabili, tipo “Shish!” e “Bicooosss!”. Insomma il furbastro, scarso com’era nelle altre lingue esistenti, era addirittura arrivato a inventarsene una del tutto nuova pur di non fornire delle motivazioni convincenti per le sue azioni.

Comunque, sta di fatto che per lo gnomo-conte fu tempo di lasciare di nuovo il suo incarico e stavolta in maniera definitiva.

Intanto la tensione nel boschetto era salita alle stelle e non ci fu più verso di mettere d’accordo nessuno dei gruppi. Fu allora che il Vecchio Saggio si arrabbiò di brutto e decise di prendere una iniziativa molto forte. Convocò tutti gli gnomi sulla cima del suo colle e, una volta arrivati, comunicò la sua decisione.

“Brutti disgraziati! Nell’ultimo paio di anni ne avete combinate davvero di cotte e di crude riguardo al Capo-gnomo. Ebbene, vista la vostra incapacità di organizzarvi, il nuovo capo del boschetto l’ho scelto io.”

Ecco che allora, all’improvviso, nel cielo comparve una gigantesca ombra e un grosso essere volante iniziò lentamente ad abbassarsi fino ad atterrare di fianco al Vecchio Saggio. Si trattava di un drago.

“Ecco a voi il vostro nuovo capo,” fece l’anziano, “da adesso in poi sarà lui a guidare il boschetto dei cachi.”

Gli gnomi erano tutti alquanto intimoriti e quasi nessuno osò contraddire quella decisione. Gli unici a non volerne proprio sapere furono i cappellini blu e una manciata di cappellini gialli, che per protesta abbandonarono il loro gruppo.

Il rettile alato intanto osservava dall’alto al basso tutti i nanerottoli. Quelli che decisero di sostenerlo si producevano in lodi e complimenti, ma nel frattempo la domanda che circolava sottovoce tra i berretti di ogni colore era la stessa: “Ma non è che i draghi non mangiano i cachi…e preferiscono gli gnomi arrostiti?”

Giunto a questo punto, caro Lettore, immagino tu voglia sapere come sia andato anche il governo del drago. Beh, questo lo scopriremo soltanto prossimamente. Nel frattempo, a prescindere dal colore del tuo berretto, l’auspicio è che tu abbia letto questo racconto divertendoti, apprezzando quel pizzico di ironia con cui forse, ogni tanto, è giusto guardare le vicende del nostro bel…cacheto… (ok, ci ho provato, ma confermo: non si può leggere né sentire!)

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

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Discussioni

    1. Ciao Micol! Grazie, sono molto contento del tuo apprezzamento anche nei confronti di questa mia veste più allegra e ironica. Si tratta di un percorso di scrittura che sto seguendo con molto interesse. Conto di pubblicare presto qualcos’altro dello stesso tenore 😉

  1. Forst riecscion: sciok!
    Complimenti davvero, Raffaele, per questo riuscitissimo ritratto tragicomico della nostra…Terra dei Cachi.
    È stato divertente cogliere tutti i riferimenti che hai piazzato nel racconto, facendoci sorridere per non piangere ☺️

    1. Ciao Sergio…ai fenk yu! 😀 Grazie davvero e credimi: non è stato facile mettere giù qualcosa di divertente e che comunque non apparisse inopportuno o, peggio ancora, fazioso. Grazie ancora per essere passato 😉

    1. Ciao Dario, beh in fondo ognuno ha il suo gusto in ordine ai generi ed è giusto così 😉 Ti ringrazio comunque molto per il tuo apprezzamento verso la mia scrittura…apprezzamento, come sai, assolutamente ricambiato 🙂

  2. Una storia molto divertente, che parte da una citazione del mitico Elio? Mi sono molto divertito a leggere come hai adattato la nostra pittoresca odissea politica al mondo delle fiabe.
    Grande

    1. Ciao Alessandro, grazie. Sì ovviamente i cachi sono una citazione di Elio e le storie tese e della loro canzone che in effetti racconta, con un’ironia magistrale, il nostro Belpaese. Ti ringrazio per essere passato e per aver apprezzato 🙂