Il boss e la fanciulla

Serie: Helena Everblue


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ugo sta per prendere la fanciulla tra le braccia, quando un nuovo arrivo scombussola il mercato: qualcuno afferma di aver visto pesci argentati nella notte di Cittanuova. Agenti di un’antica magia?

La fanciulla, che forse non ha un nome, si desta dal sonno nel quale era sprofondata. Grosse mani la scuotono. Strabuzza gli occhi.

«Bambinella? Per quanto hai intenzione di dormire?»

L’uomo, che aveva detto di chiamarsi Ugo, troneggia accanto al letto sul quale è distesa, un piccolo giaciglio in una stanzetta che pare la tana di un topo. Però è pulita, nel modo disordinato in cui possono esserlo le stanze di uomini soli. Ugo è uno di questi, le basta osservare quel che la circonda per capirlo.

«Dove mi trovo?» Prima che una risposta giunga alle sue orecchie, un dolore pulsante le sconquassa la testa; si porta una mano alla nuca per trovare un bernoccolo enorme.

«È un bene che sia uscito» interviene Ugo. «Almeno così dicono».

La fanciulla si mette seduta, un turbinio di pensieri minaccia di soffocarla. «Dove mi trovo?» ripete.

«Nella reggia del boss» le risponde l’uomo con un mezzo sorrisetto dipinto sul volto. C’è un velo di tristezza nel suo sguardo, una tristezza che riesce a leggere come parole su un foglio. «Ho pensato di portarti qui dopo che Marco ti ha… Come dire… Ti ha fatto…»

«Mi ha fatto che cosa?»

«Devi aver preso una bella botta per non ricordarlo! Ti ha mollato un bel pugno.» Solo in quel momento lei si accorge della ciotola che l’uomo tiene nella mano sinistra: il profumo che sale le riempie il palato di goccioline. Aveva quasi dimenticato di avere fame. Con un gesto fulmineo la strappa dalla mano dell’uomo per fiondarsi sul suo contenuto.

«Piano bambinella! Ti sentirai male.» Ma lei non lo sta a sentire; beve la zuppa, gustandola con lunghe sorsate rumorose e si lascia avvolgere dal sapore.

«Meglio del pesce crudo, vero?» L’uscita di Ugo spalanca le porte della memoria a breve termine, l’unica che è in grado di sopportare, e catapulta la fanciulla negli avvenimenti del passato più recente. Eccola mentre, accucciata come una fiera, spalanca la bocca per infilarci un viscido merluzzo. Nel ricordo, i suoi occhi incontrano quelli di un donna dal viso rubicondo. Trasale: lei quella donna la conosce.

Un brivido improvviso le attraversa il corpo e, dalle mani tremanti, la ciotola finisce sul pavimento, espandendo a macchia quel che contiene.

«Ma che diamine combini, bambinella!» sbotta Ugo, andando a rovistare in un cassettone alla ricerca di uno straccio. «Uno vuol essere gentile ed ecco quel che ottiene».

«Dov’è quella donna?»

«Che stai dicendo, bambinella?»

«La donna al mercato».

Le rughe sul volto di Ugo si corrugano in bilico tra stupore e preoccupazione.

«Oh cavolo; era tua parente?»

«No! Cioè, non ricordo. Forse».

«Mah! Pensavamo se ne fosse ritornata tra i ricconi della zona alta, invece…»

«Invece?»

«Marco ha ritrovato il suo corpo in un vicolo giù al porto».

Il cuore della fanciulla, che aveva preso a battere in maniera preoccupante, ritrova stabilità. «Morta?»

Il nerboruto omaccione, trovato un pezzo di stoffa, si china sul pavimento per pulire i resti della zuppa di pesce. Farebbe qualsiasi cosa pur di evitare il contatto visivo con gli occhi della ragazzetta. Gli sembra che riescano a veder oltre la superficie, sotto la pelle e ancora più in profondità.

«Nessun dubbio. Chissà che diamine le è capitato».

«Bene, boss.» Marco fa il suo ingresso nella stanza, zampettando sulle sue corte gambette arcuate. «Adesso ai ladri ci diamo pure da mangiare. Ci diamo la zuppa col mio pesce, alla marmocchia!»

L’attenzione di Ugo viene attirata dal nuovo arrivato. «Il tuo pesce?!» Lo afferra per le fragili spalle ossute, sbattendolo a destra e a manca.

«Quel pesce non è e non sarà mai tuo. È il mio pesce, ti è chiaro questo?»

Marco, dopo esser finito a terra, si rintana in un angolo come un animale impaurito. «Sì sì! Il tuo, certo che è il tuo. Ma questa marmocchia -»

«Perdonatemi» interviene la fanciulla. «Non voglio creare problemi; forse è il caso che adesso me ne vada».

«Te ne devi andare sì.» Marco annuisce. «Che le cose poi finiscono male e sono cavolacci tuoi».

«Non devi andare da nessuna parte» ribatte invece Ugo. «Non ascoltare questo stupido vecchio.» Alla vista dello stupido vecchio tremante, la rabbia che aveva acceso il suo volto svanisce.

«Per mille cagnacci rognosi maladdestrati, io…»

«Zitto!»

«Ma boss, io volevo solo -»

«Ti ho detto di stare in silenzio, vecchio!»

Un’atmosfera stantia permea l’aria che in quel buco minuscolo è già di per sé pesante.

«Fai un brutto affare se ti accolli questa marmocchia» gracchia Marco con voce strozzata. «Ma tu questo lo sai bene, boss».

«Ho bisogno di prendere una boccata d’aria» afferma Ugo asciugandosi il sudore dalla fronte con una manica. «Qui dentro non si respira.» Fa un cenno a Marco, ordinandogli di seguirlo.

La ragazza sospira. Aspetta che i due uomini abbandonino la stanza per gettarsi sul pavimento e leccare quel che resta della zuppa. Si è già alzata dal letto quando Ugo, che ha spalancato la porta per uscire, le rivolge la parola: «Strana storia con quell’aristocratica, strana davvero. Sembrava conoscerti. Mah, non importa. Quando ti tornerà la memoria, avrai qualcosa da raccontarmi».

Con un tonfo la porta si richiude, lasciando la fanciulla sola in quella stanza simile a una tana. Per ora non ha memorie da raccontare a Ugo: solo occhi cobalto che la fissano dal cielo. Scaccia ogni pensiero e si china, pronta a succhiare quel poco di zuppa che lo straccio di Ugo ha risparmiato. Spalanca la bocca, ma presto desiste dal suo intento. È un oggetto a catturare il suo sguardo: una fotografia. Immagina che sia finita per terra quando Ugo aveva rovistato nei cassetti per cercare lo straccio. La afferra tra le mani e osserva l’istantanea di vita di una bambina sconosciuta. Nove, forse dieci anni. Il viso sorridente. Lunghi capelli neri a sfidare la luce. 

Continua...

Serie: Helena Everblue


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Misteri su misteri. Un episodio che alterna tensione, ironia e tenerezza, lasciando emergere nuove sfumature del carattere di Ugo. Ma è soprattutto il finale, con quella fotografia misteriosa, a colpire la mia attenzione. 🧐