Il Cacciavite.
“L’irrequietezza fatta persona. Ecco cosa sono! La quintessenza dell’irrequietezza. Forse dovrei smettere di andare avanti e indietro per questa stanza fredda, ma se mi fermo devo pensare a quale sorte mi capiterà oggi o domani o quando sarà il momento. Non sono pronto a morire.
Meritavo di meglio!
Chissà dove saranno mia moglie ed i miei due figli in questo momento. Li ho visti scappare in auto due giorni fa, avrebbero dovuto portare via anche me invece di lasciarmi in questa situazione. Certo, con lei eravamo ai ferri corti, ma sono pur sempre il padre di Joe e Larissa.
Meritavo di meglio!
Beh, forse, se non mi fossi ubriacato la sera prima e non ci avessi messo 40 minuti ad alzarmi dal letto dopo che mi avevano chiesto di scappare…
Ma meritavo di meglio!
Oh, eccoci, finalmente! Il sole del nuovo giorno penetra dalle grate esterne! Forse riuscirò a scaldarmi, forse la sua luce mi aiuterà a trovare quel cacciavite che mi era caduto, quello è un bene prezioso! Quello, qui dentro, mi può salvare la vita!”
Brian rovistò nella stanza anche se non c’erano molti nascondigli. Nulla di nulla! Fu distratto da una mosca che volava nei pressi delle sbarre, gli passò davanti e si depositò a pochi metri da lui, nel corridoio. C’erano molte altre mosche che iniziarono a ronzare ed a volare all’impazzata.
“Eccolo lì! Maledetto!”
Esclamò quando vide che il cacciavite era piantato nell’orbita dell’occhio sinistro di un cadavere in putrefazione che era situato al di fuori delle sbarre. Brian prese le chiavi dalla tasca, aprì la porta della cella, fece qualche passo ed estrasse il cacciavite dall’occhio del cadavere. Il suo movimento fu goffo e, durante l’estrazione, urtò una pila di cadaveri (anch’essi in avanzato stato di decomposizione) facendone cadere tre. Uno di essi cadde di testa e si sentì un tonfo sordo. Brian corse all’interno della cella, richiudendo la porta a chiave. Il rumore aveva attirato degli zombie che transitavano lì vicino. Per fortuna erano solo in quattro.
Si erano subito ammassati sulla porta e spingevano e sbavavano e perdevano dei pezzi di pelle. L’odore era nauseabondo, Brian coprì naso e bocca con una mascherina ricavata da un lembo di lenzuolo e li fece secchi uno ad uno piantandogli il cacciavite in fronte. In fondo, il sentire affondare la sua arma gli dava una grande soddisfazione.
Fece un passo indietro, ma si sentì strattonare. No, non erano i quattro zombie, erano stati annientati, di certo. Erano lì, inerti ed inoffensivi! Guardò in basso, ce n’era un altro. Un dannato bambino zombie che lo aveva afferrato per una gamba. Provò a liberarsi, ma cadde all’indietro perdendo la presa sul cacciavite. Il braccio del bambino si era staccato dalla scapola ed era impigliato nei suoi pantaloni. Il bambino provò a passare attraverso le sbarre, ma rimase bloccato con il bacino. Il braccio destro, che era rimasto attaccato al corpo dello zombie, iniziò a fare presa sul terreno ed a tirare, tirare, finché la colonna vertebrale non si staccò dall’osso sacro. Il bambino zombie avanzava inferocito e lento trascinandosi con l’unico braccio rimasto, mentre Brian (con un movimento molto simile) cercava velocemente di recuperare la sua arma che si era infilata sotto il letto.
“Dove cacchio sei finito?Ah! Eccoti, Maledetto!”
Afferrò il cacciavite e colpì ripetutamente la testa dello zombie che era arrivato ad afferrargli la caviglia. Con il battito ancora a mille, riaprì la porta ed inizio ad ammucchiare i cadaveri nell’altra stanza. Quando ebbe finito, andò a lavarsi, prese qualcosa da mangiare e da bere alle macchinette della centrale di polizia e rientrò in cella, richiudendo la porta alle sue spalle. Depose il suo bottino sul letto e cominciò ad andare avanti e indietro nella stanza dicendo
“L’irrequietezza fatta persona. Ecco cosa sono! La quintessenza dell’irrequietezza…”
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“Uno di essi cadde di testa e si sentì un tonfo sordo.”
Non sono mai stato un amante del genere zombie ma il tui racconto mi è piaciuto molto… questa frase mi ha messo i brividi. Bravo
Ciao Vincenzo, hai animato il lab con un bel horror! Mi piace! Io di zombie e distopia me ne intendo e posso essere concorde che te sul fatto che un cacciavite è un’arma d’offesa, da non sottovalutare. Volendo, anche una penna Bic 😀
Grazie Micol. Poi si sa che la penna ferisce più della spada!
Non mi aspettavo il cacciavite usato come arma, invece che come via di fuga, non mi aspettavo gli zombie, non mi aspettavo una prigione che proteggesse quello che non era un carcerato! Bello come si scopre tutto questo pian piano, bello il finale. Complimenti!
p.s.: se mi posso permettere, la scena del bambino zombie, non l’ho figurata subito bene… ma questo vuole essere un piccolissimo appunto
Grazie per i commenti, ci sta ricevere un appunto!
Ciao Vincenzo, benvenuto tra noi e grazie per aver partecipato al LAB di questo mese.
Un’entrata in grande stile, con la prigione che non è più un luogo di reclusione ma un luogo sicuro per un mondo in preda all’apocalisse zombie. Bravo
Dai, gran bel lab! Molto fantasioso e poi ottimo l’incipit.
Grazie mille, troppo buono!
Però Vincenzo ci ha regalato un vero horror con tanto di zombie e cadaveri in putrefazione!! All’inizio hai sviato il lettore facendo credere che il protagonista sia il prigioniero, e un certo senso lo è anche se non in maniera convenzionale. E poi bam! Zombie e tutto il resto. Grazie di aver dato la tua visione di questo lab. A presto
Grazie mille, mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato!