Il caffè accettato
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Bastardo
- Episodio 2: Morirò d’estate
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
- Episodio 8: Il caffè negato
- Episodio 9: Il caffè proposto
- Episodio 10: Il caffè accettato
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
L’indomani pomeriggio, mi presentai nello studio della dottoressa Mori, sperando di trovare un po’ di sollievo alle mie ansie. Come al solito, mi accolse con un sorriso e mi fece accomodare sulla poltrona, che, più delle altre volte, mi parve un cuscino su cui appoggiare la mia frustrazione.
Da sempre, fin da piccolo, avevo l’abitudine di affezionarmi agli oggetti, a volte davo loro un nome e segretamente ci parlavo. E quella poltrona era diventata un po’ come un’amica che mi faceva stare bene.
«Allora, come stai?» chiese la dottoressa, guardandomi con attenzione.
«La tua telefonata di ieri potrebbe già essere una risposta, ma vorrei che fossi tu a parlarmene, se ti va», continuò, senza distogliere mai il suo sguardo dal mio.
Mi presi un momento per riflettere, poi cominciai a raccontarle tutto: di Serena, dell’appuntamento mancato e del messaggio che mi aveva inviato.
La dottoressa ascoltava attentamente, annuendo ogni tanto.
Quando finii di parlare, rimase in silenzio per un momento, poi disse: «Sembra che tu sia molto spaventato all’idea di affrontare Serena e di rischiare di essere rifiutato. Ma forse è proprio questo il punto: devi imparare a rischiare, a mettere in gioco i tuoi sentimenti e a vedere cosa succede».
Mentre lei parlava, io fissavo il pavimento, cercando di trattenere le lacrime, che invece, sfacciate come l’insistenza di Serena nel volermi vedere per un caffè, uscivano fuori, bagnandomi le labbra con quel gusto di sale e di dolore.
«Non saprei neanche da dove iniziare» dissi, asciugandomi gli occhi con il palmo della mano e continuando a tenere la testa bassa.
«Potresti iniziare dal guardarmi negli occhi, poi potresti cominciare a vederti nella tua bellezza, accettando la tua fragilità. Potresti dirti orgoglioso di non essere scappato dalle tue paure, ma di aver deciso di affrontarle qui con me. Oppure, potresti semplicemente uscire da qui e rispondere al messaggio della tua amica Serena e prendere questo benedetto caffè! Cosa potrebbe succedere di così tragico?».
Le sue parole mi colpirono, non tanto per il loro significato, ma per la loro delicatezza. Non ero abituato a sentirmi dire che ero bello e fragile, ma anche coraggioso e degno d’amore.
«Ci proverò!» le dissi, alzando gli occhi dal pavimento.
«Non ci devi solo provare. Lo devi fare! Tu non sei quello che ti hanno fatto credere fino ad oggi, le persone che ti avrebbero dovuto proteggere e amare. Tu sei molto di più! Vali molto di più!».
Non riuscii a dire altro se non «Grazie!».
Lei mi sorrise e fissammo un appuntamento per il martedì della settimana successiva.
Uscii dallo studio, presi il cellulare e, senza pensarci troppo, risposi a Serena: «Va bene domani alle 16:00?», premendo il tasto di invio con l’indice tremante.
La sera, prima di andare a dormire, provai a mangiare una mela: la sua consistenza farinosa e quei semini scuri mi davano la sensazione di masticare sabbia e pietriccio, e il rumore dei denti che maciullavano il boccone mi fece salire la nausea, che dallo stomaco arrivava alla gola e poi nel naso, un odore non descrivibile che mi provocava fastidio.
Lasciai perdere, non volevo vomitare.
Andai in bagno, mi lavai i denti, cercando di eliminare il sapore amaro della mia bocca, e andai a letto, puntando la sveglia con la gallina che becca per le 7:00 e poggiando il cellulare sul comodino.
In quel momento, mi ricordai del messaggio che avevo inviato a Serena, presi di nuovo il telefonino e accesi il display, leggendo: «1 messaggio ricevuto».
«Per me va bene! Ma per punizione paghi tu, per rimediare alla buca che mi hai dato l’ultima volta» diceva.
Nel leggere quel messaggio, mi scappò un sorriso e mi sentii come un bambino che è libero di sognare senza paura.
Posai il cellulare al suo posto, e con il cuore più leggero, mi addormentai.
L’indomani, realizzai che avrei avuto una giornata scandita da mille impegni: il lavoro, il caffè con Serena e la festa di congedo di Dario e Salvo.
Quando mi alzai, trovai i ragazzi in cucina sorridenti: «Allora sei pronto a rimanere solo in questa reggia?» esordì Salvo, porgendomi un caffè, mentre Dario cercava qualcosa nella dispensa.
«Reggia? Tugurio vorrai dire!» risposi, sorridendo.
Finito il caffè, mi alzai e dissi: «Bene, è ora di andare a conquistare il mondo… o almeno, il mio ufficio», poi andai in bagno, mi sistemai e uscii di casa.
Ero stranamente ottimista quella mattina e mi vennero subito in mente le parole di incoraggiamento che mi aveva detto la dottoressa Mori il giorno prima.
«Sono molto di più! Valgo molto di più!» mi ripetevo, mentre mi dirigevo al lavoro.
Ero molto fiducioso e avevo la sensazione che qualcosa, questa volta, poteva veramente cambiare.
Mentre camminavo, accompagnato dai miei pensieri, mi sentii chiamare per nome, mi voltai e vidi Serena. Indossava un paio di jeans e una canottiera azzurra, e i suoi lunghi capelli biondi le incorniciavano il viso, illuminandolo.
«Oggi puntuale al bar e porta i soldi spicci, mi raccomando» mi urlò, mentre si allontanava a passo spedito. Poi, con un gesto della mano, mi salutò e svoltò l’angolo, lasciandomi lì, solo e con ancora il sorriso da ebete stampato in faccia.
Al lavoro tutto filò liscio, senza particolari imprevisti, e le scartoffie da sistemare, che di solito mi pesavano come mattoni, mi sembrarono improvvisamente come fogli di carta velina, e mi parvero addirittura interessanti, tanto ero di buon umore.
Alle 14:00, quando finì il mio turno, tornai a casa per darmi una rinfrescata, e trovai Salvo e Dario intenti a sistemare le ultime cose nelle valigie, visto che l’indomani sarebbero andati via.
«Avete fretta di andarvene, vero? Stasera c’è ancora la vostra festa, lasciate fuori almeno un pantalone e una maglietta» dissi, punzecchiandoli bonariamente.
«Perché tu non avresti fretta?» rispose Dario, ridendo.
«No!» risposi, porgendogli una cintura poggiata sul suo letto.
«In cucina, se vuoi, c’è un po’ di pasta al pesto, ma di sicuro avrai già mangiato» mi disse Dario, con tono sarcastico.
Annuii e, dirigendomi verso la cucina, dissi: «Ho mangiato, ma ho tanta sete».
Mi vergognai un po’, ma non avevo intenzione di intristirmi, non quel giorno.
Alle 15:30, uscii di casa. Volevo arrivare puntuale all’appuntamento con Serena.
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- Episodio 1: Coccole e dolore
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- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
- Episodio 8: Il caffè negato
- Episodio 9: Il caffè proposto
- Episodio 10: Il caffè accettato
È lampante che a Luca sia stata negata l’infanzia. Il suo attaccamento agli oggetti è tipico di chi cerca sicurezza, e il nome della ragazza sembra un segno del destino: più che di felicità, pare che il protagonista abbia bisogno di serenità, di un porto sicuro.
“«Potresti iniziare dal guardarmi negli occhi, poi potresti cominciare a vederti nella tua bellezza, accettando la tua fragilità. Potresti dirti orgoglioso di non essere scappato dalle tue paure, ma di aver deciso di affrontarle qui con me. Oppure, potresti semplicemente uscire da qui e rispondere al messaggio della tua amica Serena e prendere questo benedetto caffè! Cosa potrebbe succedere di così tragico?».” Questo passaggio è il cuore pulsante di tutto l’episodio. Bravo 👏👏
Grazie Tiziana 🙏🏻
Chissà cosa sta covando Serena per questo appuntamento…sono proprio curiosa! A volte la paura di essere rifiutati, o che le cose vadano male, ci fa agire sbagliando, e ci porta proprio a “rovinare” tutto…spero che Luca superi le sue paure, e capisca che l’importante è mettersi in gioco, osare, il resto viene da sè.
“Rovinare tutto” è quello che gli viene meglio a Luca 😅 anche se ci prova a migliorare…
Eh quanto lo capisco.. ma faccio il tifo per lui! 😊
Peccato per la pasta al pesto e l’ anoressia che ancora non passa. In compenso, finalmente, ci sarà quel benedetto appuntamento al bar con Serena. Un fine episodio che mi rallegra.
Un percorso di guarigione non è mai lineare (non so se lo avevi scritto tu in un commento precedente) e Luca cerca di trovare una direzione che lo possa portare alla guarigione.
So cosa significa. Ognunodi noi ha qualche ferita da curare e la guarigione, piú o meno parziale, non é mai una cosa semplice, rapida e totale.
Finalmente uno sblocco. Spero che possa essere l’inizio di un’apertura e non ci siano tre passi indietro nello stile dei gamberi. Sicuramente non sarà banale ma sofferto, nello stile di questo personaggio tanto fragile quanto complesso
Luca ci prova, ci prova sempre…
Grazie per l’attenzione che mi hai dedicato. 🙏🏻
Corrado,
ormai Luca è entrato nel mirino dell’attenzione 😅😉
Si legge volentieri e il personaggio ha una sua simpatia genuina. Quel finale con Serena che lo saluta e lui rimane lì con “il sorriso da ebete stampato in faccia” è un’immagine tenera che funziona. Bravò!
Grazie di cuore Lino. 🙏🏻