Il caffè negato
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Morirò d’estate
- Episodio 2: Bastardo
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
- Episodio 8: Il caffè negato
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Mi svegliai con il sorriso della sera precedente ancora stampato sulla faccia.
Avevo tutta la giornata libera, quindi decisi di prendermela con calma, rimanendo a letto un po’ più a lungo.
Poi, dopo aver preparato un caffè, senza neanche lavarmi i denti, cominciai a scrivere il mio diario.
«Martedì 22/08/2000. Che stupido che sono, non mi sono neanche fatto dare il numero di cellulare da Serena. Devo solo sperare di rincontrarla in Chiesa. Non riesco a capire, cosa mi attrae di lei, forse il suo piglio sicuro, o forse quel velo di malinconia che leggo nei suoi occhi».
Mentre scrivevo, il cellulare squillò improvvisamente, Era mia madre, che mi chiedeva come stavo. Le dissi che stavo bene, ma non le raccontai nulla di Serena.
«Cosa fai oggi?» mi chiese, come se avesse intuito che qualcosa era cambiato.
«Niente di speciale», risposi,
«Oggi ho tutta la giornata libera, quindi penso che mi rilasserò un po’. Poi, forse, andrò a fare una passeggiata o leggerò un libro».
«Va bene, amore. Non dimenticare di mangiare qualcosa, okay?» disse mia madre.
La sua raccomandazione mi sorprese, perché, anche se non le avevo mai parlato dei miei disturbi alimentari, percepivo che aveva capito e rispettava il mio silenzio.
Quel giorno, pero, evidentemente sapeva che ero pronto a sentirmi dire quelle parole, e a modo suo voleva farmi sapere che c’era, e che se volevo potevo parlare con lei.
Ma io non volevo, quindi cambiai discorso, parlando dell’imminente congedo di Salvo e Dario, e la conversazione si spostò su argomenti più leggeri.
Chiusa la telefonata, provai a continuare a scrivere, ma la mia mente era già altrove.
Mi alzai e mi vestii velocemente, afferrando la prima cosa che trovai nell’armadio, poi uscii di casa, diretto verso la chiesa.
Quando arrivai, era completamente vuota. Mi sedetti all’ultimo banco e cominciai a giocherellare col mio telefonino giallo, quando sentii una voce alle mie spalle.
«Ciao», disse Padre Andrea, sorridendomi. Mi voltai, cercando di nascondere il telefonino, e risposi al saluto.
Padre Andrea si avvicinò a me, guardando il telefonino con curiosità. «Non è che potresti aiutarmi con questo aggeggio infernale?» chiese, estraendo il suo cellulare dalla tasca. «Me l’hanno regalato alcuni parrocchiani, ma non ci capisco nulla».
«Certo. Cosa vuole sapere?»
Padre Andrea mi spiegò che aveva bisogno di memorizzare alcuni numeri, e io cominciai a cercare tra le varie impostazioni del cellulare.
«Ha con se i numeri da memorizzare?» chiesi.
«Sì, sono in sagrestia», rispose Padre Andrea, incamminandosi verso l’ala laterale della chiesa, mentre io lo seguivo con il cellulare in mano.
«Ecco, potresti memorizzare questi numeri? Sono le nuove catechiste» esclamò, porgendomi una piccola agenda verde petrolio.
«Certo, volentieri», risposi, prendendo l’agenda e sedendomi su una sedia di plastica rossa, che scricchiolò sotto il mio peso.
«Starò ingrassando?» pensai, pur essendo consapevole di essere quasi trasparente.
Cominciai a scorrere i nomi e i numeri, inserendo i dati nel cellulare di Padre Andrea.
«Serena Lanoso», lessi a un certo punto.
Era la Serena che avevo conosciuto? Mi chiesi.
Approfittai della distrazione di Padre Andrea, che era intento a cercare qualcosa nel cassetto della sua scrivania, e mi appuntai quel numero su un foglietto di carta, cercando di non farmi notare. Poi continuai a memorizzare gli altri numeri, fino a quando non finii la lista.
«Fatto!» dissi, alzandomi e porgendo il cellulare a Padre Andrea. Lui lo prese, ringraziandomi, e io colsi l’occasione per salutarlo e andare via.
Mi vergognavo un po’ per il gesto che avevo fatto, ma allo stesso tempo ero curioso di capire se era veramente il numero della ragazza dagli occhi malinconici.
Composi quel numero lentamente, con le dita che tremavano leggermente, e poi pigiai sul simbolo della cornetta.
Il cuore mi batteva forte mentre aspettavo che qualcuno rispondesse. Dopo alcuni secondi, una voce rispose: «Pronto!».
Mi sentii un po’ in imbarazzo, non sapevo cosa dire.
«C…ciao, sono… sono Luca» balbettai.
Ci fu un breve silenzio, poi la voce all’altro capo del telefono disse: «Luca? Quale Luca?».
Mi sentii un po’ stupido, ma cercai di spiegare: «Ci siamo conosciuti alla cena con Padre Andrea e Suor Lucia».
«Ah, Luca lo strano! Ciao come stai?» chiese ridacchiando.
Mi sentii sollevato perché sembrava che si ricordasse di me, e che la mia telefonata non l’avesse disturbata, ma allo stesso tempo ero turbato perché mi aveva definito strano e perché la sua voce mi sembrava così familiare, pur avendoci parlato solo un paio di volte.
«Sto bene, grazie, e tu?» chiesi, cercando di nascondere il mio imbarazzo.
«Sto bene anch’io. Cosa fai di bello?» domandò.
Mi presi un momento per pensare a cosa dire. «Niente di speciale, sono appena uscito dalla chiesa. Ho aiutato Padre Andrea a memorizzare alcuni numeri sul suo nuovo cellulare, ed è così che ho avuto il tuo numero.
«E bravo Luca, oltre a strano sei pure un ladro» disse, mentre rideva divertita.
Continuammo a parlare per alcuni minuti, scoprendo che avevamo molti interessi in comune, e stranamente ero a mio agio.
«Senti, volevo chiederti… ti va di vederci oggi per un caffè?» chiesi, prendendo il coraggio a due mani.
Ci fu un breve silenzio, poi la voce all’altro capo del telefono disse: «Sì, volentieri».
«Verso le 16:00 al bar vicino la chiesa, va bene per te?» dissi, con voce tremante.
«Ok, a più tardi allora» rispose, prima di salutarmi e chiudere la telefonata.
Sembravo un adolescente al suo primo appuntamento.
Alle 16:00 ero già al bar, ma non volevo farmi trovare lì, quindi entrai in chiesa, sbirciando dalla porta.
Quando la vidi spuntare, il mio cuore si fermò. Era era bellissima, indossava un abitino viola e un giacchetto leggero in jeans.
La vidi guardarsi attorno, con un sorriso timido sul viso e gli occhi che brillavano di curiosità, mentre con la mano destra sistemava un ciuffo di capelli dietro l’orecchio.
Feci per raggiungerla, ma un pensiero mi bloccò: «Pensi veramente di potergli piacere?».
Mi fermai, incerto, e la guardai entrare nel bar.
Il mio cuore batteva forte, e la mia mente era piena di dubbi. Mi sentivo un codardo, un fallito.
Andai via, lasciadola lì, sola.
Quando arrivai a casa, entrai in bagno, mi piegai sulla tazza e vomitai, con le lacrime che mi rigavano il viso e il corpo che tremava di rabbia e di delusione.
Avevo fatto un passo avanti, e ora ero tornato dieci passi indietro.
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Coccole e dolore
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- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
- Episodio 5: Urge Surfing
- Episodio 6: Azzurri come il mare. Infiniti come il cielo
- Episodio 7: Nessuna coincidenza
- Episodio 8: Il caffè negato
Questa serie è sempre un forte colpo allo stomaco e continuaa a colpirmi per la sua sincerità emotiva. Si sente proprio il percorso fragile del protagonista, soprattutto nei piccoli segnali quotidiani, nel fatto che finalmente riesca a mangiare senza vomitare, la corsa del mattino, il telefonino giallo, il diario. Tutti dettagli semplici ma molto efficaci per far percepire il cambiamento interiore.
Funziona molto bene anche la dinamica con Serena perchè il suo modo diretto, le battute sul fatto che lui sia “strano”, il momento della telefonata e soprattutto la scena finale al bar. Quella chiusura con il ritorno al vomito è forte e coinvolge il lettore, mostrando quanto sia difficile uscire davvero da certe paure. È un finale emotivamente potente e molto realistico.
Nel complesso si percepisce una scrittura molto sentita, capace di raccontare la fragilità, la speranza e il bisogno di essere visti con grande delicatezza
“Andai via, lasciadola lì, sola.”
No, incredibile. Spero che Serena sappia essere indulgente da capire e perdonare quello strano Luca, che le ha dato buca.