Il canto di un cuore in rivolta

Serie: Diario di una giovane donna


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nuotando nei pensieri, ci si ritrova il cuore in rivolta.

                                                                                                                       

                                                                                                                  12 febbraio

“Vorrei poter chiedere a più donne possibili se almeno una volta nella vita non abbiano dovuto difendersi da una violenza, sia solo un pensiero, sia anche una parola, una frase. Anche “solo” nella discussione col proprio compagno. E’ proprio così, non esiste ormai nessuna donna che non abbia mai subìto nulla del genere, da vicino, vicinissimo e, o, da lontano. Il mondo è così ora, siamo in un momento di spaccatura e di crisi: da una parte uomini e donne cercano di migliorarsi, di migliorare, semplicemente provano ad amarsi davvero. Dall’altra, donne coraggiose cercano di difendersi sempre di più da uomini violenti. 

Chi più chi meno l’abbiamo davvero sentita tutte sulla nostra pelle questa sensazione (o almeno a me pare così): essere ricoperta di terra sporca piano piano, mentre le lacrime ti rigano il bel volto, mentre cerchi di dire con la tua voce: “guarda che sono diversa da quello che pensi, che dici”. Ma la terra continua ad arrivarti addosso, a sporcarti, ad appesantirti, a mischiarsi con le lacrime. A seppellirti non più; forse una volta succedeva, ma ora no. Però pesa, è sporca, quella terra. 

A volte mi sembra che non bisogni mai parlare in prima persona quando vivi una cosa simile perché sennò corri il rischio di farti appioppare l’appellativo di “vittima”, parola che non mi è cara per niente. Purtroppo però è così; diventa vero quando cerchi aiuto perché non sempre sai come difenderti, diventa vero quando non lo chiedi e cerchi di difenderti da sola. Ti si appioppa l’appellativo di “vittima” o peggio ancora “povera vittima”. C’è una distorsione anche in questo. Certo che sono una vittima, certo che si, ma con che intonazione mi viene detto? Come vengo pensata davvero? E’ tutto lì. 

Sono una giovane donna con tante idee, amore per la vita, amore per la scrittura. Direi, semplicemente, con tanto amore dentro. Ma come vengo pensata? Questa mia ricchezza viene davvero vista?

Tutto si riduce ad altro. E’ vero che è inutile mettere su piazza la propria personale esperienza, perché alla fine ti sembra di “liberarti” di quella violenza in un effetto placebo, ma ti piomba addosso la violenza del pensiero comune.

Ed è forse peggio? Forse è la stessa. 

Tutto questo non mi fa perdere la speranza in nulla, sia chiaro. 

Cerco solamente di dare forma a quel che sento. 

Quello che più mi fa male è quanto la mia sensibilità, la mia umanità, la mia essenza, si distorcano. Quanto io diventi diversa, e non in meglio, in certi momenti, dopo che terra sporca mi viene lanciata addosso.

Qual è la soluzione allora?

La soluzione, come sempre, almeno per me, è resistere. Prima che resistere, reagire. Sembra scontato, una frase che ha l’aria di uno slogan pubblicitario, ma invece no, è proprio così. Reagire davvero, reagire bene, tenere davvero presente, profondamente, chi si è, quale davvero è la propria essenza. Riconoscersi. Non permettere davvero di farsi imbruttire dagli altri, perché poi, ti capita che qualcuno di bello ti si palesi davanti, e tu? Tu non lo vedi. 

Reagire e resistere per questo: per chi è davvero bello, per chi ha una profondità bella, un oceano dentro, fatto di coralli e correnti pulite.”

Serie: Diario di una giovane donna


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Discussioni

  1. Buongiorno Giulia, ho letto il tuo bellissimo “sfogo” (spero il termine non ti dispiaccia), senza ancora aver letto i capitoli precedenti. Cosa che farò presto. Mi hanno molto colpita le tue parole che dicono il vero. Anche quando siamo amate, la violenza, sotto qualsiasi forma essa si presenti, non ci viene mai risparmiata. È ancestrale, credo, e temo che sia da sempre così. Ci si potrebbe augurare un cambio di rotta, ripagando la violenza con la stessa moneta, ma la donna non ha dentro di sé questo germe. La donna può diventare violenta ed essere capace di cose terribili, ma non nasce così. Dentro ha altro. Allora sembra che non ci sia soluzione. In realtà, a mio parere, la strada è già intrapresa: noi siamo altro ed è per questo che sempre più uomini oggi decidono di seguire la nostra, di strada. Non so cosa sia giusto e cosa non sia da ritenersi tale, dipende moltissimo dalla sensibilità di ciascuno, e potrebbe aprire discussioni infinite. In ogni caso, ho trovato il tuo lavoro molto buono e ordinato. Non è semplice, quando si liberano i pensieri. Come me adesso, che so di aver fatto un pasticcio di parole! Scusami e buon lavoro

    1. Buongiorno Cristiana, nessun pasticcio, anzi! Sono d’accordissimo sul fatto che ormai tanti uomini ci seguono, seguono la strada che noi tentiamo di creare passo dopo passo, verso un modo di vivere diverso. E’ difficile essere donna al giorno d’oggi, mi viene solo da dire questo. Ma è anche difficile essere uomini in un momento così delicato della nostra contemporaneità. La soluzione c’è eccome: io la vedo nel “lavorare” insieme confrontandosi davvero. Come dici anche tu, la sensibilità di ognuno è tutto, ed è quella la chiave. <3
      Grazie mille del commento e spero leggerai anche il resto <3

  2. Una bellissima riflessione, cara Giulia. Se ne posso aggiungere una, tutta mia, e’ che penso sia giusto riconoscere che si puo’ reagire alla violenza in mille modi possibili, tutti legittimi ma non per tutte. Esistono donne che reagiscono mettendo in piazza la violenza, preferendo la denuncia pubblica, altre che preferiscono attraversare il trauma in una sfera privata. La cosa che trovo fondamentale e’ non colpevolizzarsi, mai. La responsabilita`, la colpa della violenza non e’ mai in chi subisce, ma in chi esercita la violenza. Un caro abbraccio, se me lo permetti.

    1. E’ complicato e delicato scrivere di questo argomento. Spero di dire molte altre cose ancora meglio, e che non passi un messaggio di affanno. Assolutamente d’accordo sul non colpevolizzarsi, ma anzi, cercare di tirarsene fuori, reagire appunto, e cercare soprattutto aiuto. Qui ho scritto come una donna possa viversela intimamente, in una pagina di diario, ma alla fine, questa donna non è sola, qualcuno che le da una mano, “qualcuno di bello che le se palesa davanti” sicuramente c’è. <3
      Grazie mille per il commento, spero di continuare approfondendo sempre di più e meglio, un argomento che mi sta molto a cuore e che dovrebbe stare a cuore a tutti.
      L'abbraccio è reciproco <3

  3. “Non permettere davvero di farsi imbruttire dagli altri, perché poi, ti capita che qualcuno di bello ti si palesi davanti, e tu? Tu non lo vedi. “
    ❤️

  4. “na violenza, sia solo un pensiero, sia anche una parola, una frase.”
    Come e’ vero, Anna, talvolta la violenza e’ nascosta anche ‘solo’ in una frase, un gesto, uno sguardo… e quando la vittima reagisce quella frase, quel gesto, quello sguardo vengono minimizzati, la persona che riceve violenza viene ridicolizzata, subisce doppia violenza, si sente ripetere: “Sei la solita esagerata, cosa vuoi mai che sia…”