Il Casolare – La Rivelazione di Annabelle

Serie: Annabelle Riley


Gardner si gira e rigira nel letto, oppresso dal pensiero di quella donna scomparsa misteriosamente dalla stanza degli interrogatori. E poi c’è quel biglietto insanguinato…

Non se ne separa mai, al punto da tenerlo vicino a sé, sul comodino. Ogni tanto si sveglia, accende la luce e lo osserva, senza toccarlo…spera di trovare una spiegazione a tutto ciò.

«Ammesso che esista una spiegazione plausibile» a voce molto bassa e immerso nei suoi pensieri.

Sono circa le tre. Gardner si alza per andare a bere un bicchiere d’acqua. Accende la piccola lampada e volge lo sguardo verso il comodino…c’è qualcosa di strano. Il misterioso foglietto non c’è «deve essere caduto per terra quando ho sollevato le coperte», pensa il commissario. Guarda per terra ma non vede nulla. Cerca fra le coperte, sotto il cuscino, poi aggiunge sorridendo «che idiota! Non starai mica pensando di essere sonnambulo?».

Si alza per andare in cucina e accende anche il lampadario della camera da letto.

Fa uno scatto all’indietro quando si accorge di alcune macchie sull’interruttore. Poi, allungando una mano, e toccandone leggermente la superficie esclama a voce più alta «è sangue! E’ sangue!». Corre verso la cucina, inizia a girare freneticamente per tutta la casa gridando «chi c’è? Esci fuori! Fatti vedere!». Cerca, con il tono aggressivo, di nascondere la paura che lo sta attanagliando. 

Dopo numerosi giri di controllo, e non trovando nessuno, torna in camera da letto ad osservare le misteriose macchie sull’interruttore della luce. «E’ proprio sangue…», afferma decisamente sorpreso.

«Forse mi sarò tagliato facendomi la barba e l’avrò sporcato spegnendo la luce». La spiegazione sembra essere convincente.

Ritorna in cucina. Nel frattempo si è dimenticato del biglietto che aveva sempre tenuto sul comodino e che è scomparso. Beve un po’ d’acqua e torna a dormire.

Quando suona la sveglia si alza e si veste. Va in cucina per farsi un caffè…sarà l’ennesima giornata, lunga, fra casi irrisolti e comune delinquenza quotidiana. Sul tavolo qualcosa attira la sua attenzione. C’è un foglietto. Lo apre e si accorge che è il fogliettino insanguinato che era scomparso dal suo comodino. Ora Gardner ha nuovamente paura. Forse qualcuno è davvero entrato in casa sua, nella notte.

Magari voleva portarsi via il biglietto ed è stato costretto alla fuga quando si è alzato…oppure…è stato messo lì volutamente. La domanda non può avere una risposta certa. Il commissario mette in tasca il biglietto e si reca al lavoro.

In commissariato incontra Fringe, il suo collaboratore che gli va incontro con un insolito fare agitato…«capo! Ti stavo aspettando…non immagini cosa sia accaduto questa notte!». Gardner lo guarda stupito e tenta di fare una battuta «ti sarai svegliato con qualche solita faccia sconosciuta sul cuscino dopo una sbronza!».

Fringe non ride…anzi…risponde con tono assai piccato «c’è poco da fare gli spiritosi, capo. Questa notte ho sentito dei rumori…mi sono alzato per andare a vedere. Ho trovato la finestra del bagno aperta…pensavo di averla dimenticata io…poi…», fa un sospiro, «ho notato tracce di sangue sul vetro. E ho trovato questo». Fringe porge a Gardner un foglietto…insanguinato come quello in possesso del commissario…ma la scritta è diversa. 

C’è solo un nome…Annabelle.

«E’ stato terribile capo! Non ho dormito per tutta la notte!».

«Dobbiamo far analizzare le tracce di sangue», risponde Gardner. Così entrambi, insieme al reparto scientifico, si recano prima a casa del commissario e poi a casa di Fringe per prelevare i campioni necessari.

«Una volta analizzati, se qualcuno è entrato in casa nostra, capiremo chi è stato…e gli faremo una visitina per sapere cosa sta cercando» afferma il commissario. «Nel frattempo è meglio mettere sotto chiave questi», indicando i due foglietti insanguinati e inserendoli in una busta protettiva.

Passano alcune ore e giungono i risultati delle analisi. Entrambi i campioni sono riconducibili ad una sola persona…ma risulta sconosciuta. Nessun profilo negli archivi.

Gardner e Fringe si guardano «com’è possibile?», esclama il commissario.

L’esperto di analisi scrolla le spalle…non sa cosa rispondere…si limita a una battuta «sarà un fantasma!». Ma i due non ridono. Gardner si siede quasi sconsolato. Prima qualcuno entra in casa sua, tenta di far sparire un misterioso foglietto, poi lo ritrova in cucina. Nella stessa notte qualcun altro…o magari la stessa persona…si introduce in casa di Fringe e lascia un altro biglietto…anch’esso insanguinato. «Cosa significa tutto ciò?», afferma il commissario mentre si dondola nervosamente.

Improvvisamente si alza e va a prendere la busta di plastica con i due foglietti…li apre e li osserva. La scrittura è la stessa…poi domanda a Fringe. «Ma…quando siamo andati alla casa dei Riley…e sei rimasto fuori a parlare con quel tizio che ti ha raccontato la triste vicenda della famiglia…ti ha detto chi era? Glielo hai chiesto?».

Fringe, un po’ imbarazzato risponde «no capo. Non ci ho pensato. Era una situazione talmente strana che non gli ho chiesto le generalità». Gardner, seccato, esclama «come puoi aver dimenticato un dettaglio così importante? Uno ti racconta una storia del genere e tu non gli chiedi neppure chi è? Dilettante!».

Il collaboratore del commissario, sempre più imbarazzato replica «hai ragione capo! Non so perchè…», segue una piccola pausa, «ma me ne sono dimenticato» poi aggiunge «magari abita da quelle parti. Torniamo a dare un’occhiata e se abita in zona lo scopriamo di sicuro».

«Sarà meglio per te!», esclama Gardner mentre si mette la giacca e si accinge ad uscire. «Muoviti, vediamo di rimettere a posto questo casino!»…esce mentre spinge Fringe fuori dalla porta della sua stanza.

Raggiungono il casolare abbandonato. Nulla è cambiato rispetto alla visita precedente. La porta è rimasta aperta.

Gardner si dirige subito nella stanza dove aveva trovato il biglietto…anche nella stanza non è cambiato niente…il bambolotto…il cubo di gomma…il tempo si è fermato dentro quel casolare. Nel frattempo Fringe è rimasto all’esterno a perlustrare la zona. Il commissario si avvicina al lettino…vuole osservare meglio tutti i particolari. Stavolta non intende lasciare nulla al caso. Chiama il suo collaboratore…«Fringe, come va là fuori?»…«nulla di particolare», risponde. Un rumore fa voltare Gardner di scatto. Si alza e tira fuori la pistola. Davanti a sé vede una figura femminile, sta puntando il dito fuori dalla finestra della stanzetta. 

Il commissario, tenendo la pistola puntata verso la donna, si volta per qualche istante verso la finestra.

Un volto maschile sta guardando all’interno…una mano è appoggiata al vetro.

«Ferma lì! Non fare un passo!», urla Gardner in direzione della donna, che rimane immobile.

«Fringe! Fringe!». Attraverso la finestra vede il suo collaboratore lanciarsi verso la figura appoggiata al vetro. Poi si volta nuovamente verso la donna…ma è scomparsa…per terra un coltello insanguinato. Fringe entra nel casolare spingendo un uomo all’interno della stanza.

«Ecco il curiosone». Viene spinto contro la parete…«adesso togliamoci qualche sassolino…chi sei?». L’uomo non risponde. Fringe lo osserva meglio e lo riconosce. E’ lo stesso uomo che aveva raccontato la storia della famiglia Riley.

«Cosa avevi da guardare?», incalza Gardner. L’uomo, spaventato, indica il punto in cui il commissario aveva notato la presenza della donna, poi indica per terra il coltello insanguinato.

Inizia a gridare «E’ qui! E’ qui! E’ tornata per vendicarsi!»

L’uomo si inginocchia e inizia a supplicare «perdonami! Ti prego! E’ stata lei!». 

«Lei chi?», domanda Gardner «di cosa stai parlando???».

«Lei!!!!! Debbie! E’ stata lei ad architettare tutto! Io non c’entro!»…poi scoppia in un pianto. Fringe lo fa alzare in modo brusco e si rivolge all’ispettore «questo qui o ha bevuto o ha tante cose da spiegare».

«Portiamolo in centrale», replica Gardner.

Mentre esce dal casolare l’uomo si volta ancora e chiede nuovamente perdono, prima di entrare nell’auto. Giunti in centrale l’uomo racconta di essere il padre delle tre ragazze. Fringe lo interrompe sgranando gli occhi «le tre Annabelle?????». L’uomo annuisce. Gardner gli domanda chi fosse Debbie…«era la mia amante. Mi voleva tutto per lei. E abbiamo architettato l’omicidio di mia moglie. Io mi nascosi per un po’ e attesi che Debbie completasse il lavoro, facendo credere alle due ragazze che la mamma fosse morta di malattia. 

«Completasse il lavoro?», domanda Gardner «e come mai solo due ragazze…tu hai tre figlie». L’uomo scoppia nuovamente a piangere…e aggiunge…«Debbie e io sapevamo che la più giovane delle mie figlie era la più debole, veniva presa in giro costantemente dalle sorelle…e Debbie l’ha convinta che la colpa fosse della madre…così…la indusse ad ucciderla».

L’agghiacciante racconto dell’uomo sconvolge Gardner e Fringe «poi uccise le sorelle…togliendosi la vita per il rimorso». 

«E Debbie dov’è?», domanda il commissario.

«Non lo so risponde l’uomo. Ci siamo lasciati e non ho più avuto sue notizie».

«Portatelo in cella», sbotta Gardner. Poi si volta verso il vetro della stanza degli interrogatori. Nota un riflesso…un’immagine quasi sfocata…è quella di una donna sorridente con la vestaglia sporca di sangue.

Passano alcune settimane…la polizia di una città vicina trova il corpo di una donna…sembra suicidio. Vicino al corpo un biglietto con un cuore disegnato….«da tua figlia, con affetto, Annabelle»

Serie: Annabelle Riley


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