Il Cavaliere

Serie: Sognando la metro


Altero e maestoso si stagliava davanti a lui il portone. La scalata era finita, tutto dietro di lui si era dissolto. Non c’era più strada, sentiero, rocce, soltanto un portone ligneo si stagliava davanti al suo destino. Ora doveva varcare la soglia del maniero e liberare Principessa.

Come entrare? Come aprire quell’immenso portone? Come scardinare quell’ultimo ostacolo? Arthur pensava e i pensieri si accavallavano rapidi in lui, scorrevano davanti ai suoi occhi immagini di telefilm polizieschi, uomini forzuti, che con una spallata abbattevano porte, uomini arguti, che con una forcina forzavano chiavistelli, ma lui non era né forzuto né arguto e il portone appariva così forte, immenso, resistente.

Che fare? Lo scoramento stava prendendo il sopravvento, non poteva essere arrivato fin lassù e fermarsi davanti ad un portone.

«Pensa Arthur, pensa.» Mentre rifletteva Cavallo appoggiò il muso all’uscio e il portone, come per magia, si aprì.

Adesso davanti a lui si stagliava un immenso atrio, con arazzi che scendevano dall’altissimo soffitto, candelabri tutto attorno a rischiare la via e in fondo alla sala una scalinata infinita. «Ecco la mia strada! Salire devo salire.»

Arthur partì al galoppo, salire in cima doveva, arrivare alla torre, là era Principessa, lui lo sapeva. Spronò Cavallo e iniziarono a percorrere rapidi la scalinata. Salirono, salirono e salirono, le scale si facevano sempre più strette, più buie, più anguste, Cavallo arrancava con difficoltà, troppi scalini, troppa pendenza per un cavallo. Nonostante la fatica, senza mai demordere, arrivarono in cima. Qui davanti a loro si aprì una sala immensa e all’altro capo della sala videro un uomo, anziano, dalla barba bianca, vestito con una lunga tunica argentea.

«Un mago» pensò Arthur, «deve essere lui, il mago che ha rapito Principessa.».

Arthur lo guardò, con uno sguardo di sfida, lo avrebbe affrontato e l’avrebbe liberata.

Scese da cavallo, si avvicinò all’uomo e con voce possente chiese: «Dov’è Principessa? Dove la nascondi?»

Nessuna risposta. Arthur domandò di nuovo: «Dov’è Principessa? Dove la nascondi? Rispondimi!»

«Signore si svegli, siamo al capolinea deve scendere!» Queste parole risuonarono come un trillo di sveglia nella mente di Arthur che aprendo gli occhi vide davanti a sé un signore anziano, dalla barba imbiancata, vestito con un camice argento, forse un po’ troppo lungo per lui.

«Il Mago! È lui, è il Mago che tiene prigioniera la mia principessa» pensò Arthur, «ma non sono nel castello. Sono di nuovo nella metro. Mi sono riaddormentato?»

Una sola domanda stupita uscì dalla sua bocca: «Dove mi trovo?» L’anziano argenteo addetto della metro che lo aveva scosso, però non rispose e silenziosamente si allontanò.

La metro era deserta, nessuno più nella carrozza. Si era riaddormentato? O aveva sognato tutto? Arthur non era più certo di nulla, l’unica cosa di cui era certo era che Principessa non c’era più. L’aveva perduta?

No, no, non poteva essere, l’avrebbe ritrovata, in fondo lui era lì per salvare Principessa.

Scese dalla metro di corsa, risalì i rapidi gradini che lo portavano nel mondo reale, comprò un biglietto e di corsa ridiscese le scale. C’era riuscito, il convoglio della metro era ancora lì. Con un balzo risalì, era nuovamente in corsa. Doveva trovare Principessa e per farlo doveva restare su quel vagone e… riaddormentarsi.

Arthur prese posto, eccitato com’era, però difficilmente sarebbe riuscito a ricadere nel sonno. I suoi pensieri vagavano e i suoi occhi scrutavano la carrozza alla ricerca di lei. Nulla! Era solo! Nessuno tranne lui e i suoi occhi rimanevano aperti.

Serie: Sognando la metro


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Lorenza, sono felice che tu abbia raccolto il suggerimento e deciso di scrivere una serie partendo dall’episodio proposto per il lab. La storia di Arthur, pervasa da ironia, ha un sapore buono: quello delle favole. Attendo di incontrare la principessa.

  2. A questo punto, secondo me, Arthur dovrebbe fare l’abbonamento alla metro! A parte questo, hai ben caratterizzato il personaggio e apprezzo il fatto che tu abbia continuato questa storia anche se faceva parte di un lab. L’idea di fondo c’è, c’è pure un obiettivo da raggiungere: salvare Principessa, e Arthur in tutto questo si dà molto da fare, si addormenta, sogna di salvarla, poi si sveglia, lei non c’è e sente che deve fare di tutto per salvarla. Come coloro che hanno commentato prima di me, anche io confermo che sei stata abile a intrecciare sogno e realtà, complimenti. Alla fine, però, sto povero Arthur, ce la farà a trovare la sua Principessa? Io continuo a esortarti a scrivere il seguito 🙂