Il centurione senza nome

Mi chiamo … e servivo Gaio Giulio Cesare nelle guerre contro le popolazioni galliche.

Io non amo la Gallia, neanche l’Elvezia, amo solo Roma, con tutto me stesso, amo Roma e le province che domina, ma sono anche un grande sostenitore del Divo Giulio. Da quando ci sono le guerre civili, ho sempre detto: “Voglio combattere per Giulio Cesare”. Così ho militato nelle sue legioni partendo dal basso e poi sono diventato decano dopo aver salvato la vita in combattimento a un centurione, sono stato promosso a optio per aver ucciso un capo dei galli senoni dalle parti dell’Insubria e alla fine, ad Alesia, sono diventato centurione.

Ho sempre amato la cresta traversa e le falere, penso che tutto ciò di cui abbia bisogno un uomo sia il bastone di vite e una centuria ai propri ordini. Mi piacerebbe tanto essere promosso a centurione primipilo e cerco sempre di cogliere le buone, ottime occasioni. Per esempio, una settimana fa ho salvato un vessillo dalla cattura di queste orde di galli, ma il legato non ha voluto promuovermi.

Poi ho ucciso una dozzina di galli in combattimento e nonostante le testimonianze inoppugnabili non sono stato promosso, il legato ha fatto orecchie da mercante.

Dopo ancora ho impedito ai galli di bruciare il vallo del nostro castra e ne ho uccisi così tanti che ho perso il conto, però di nuovo il legato non ha voluto ascoltare le mie preghiere.

Gli uomini della centuria erano desolati e mi chiesero il perché di questa antipatia nei miei confronti.

Scossi la testa. “Debiti”.

Sono sempre stato appassionato di dadi, e per questo ho perso molti sesterzi al gioco. Devo qualcosa come centocinquanta sesterzi al legato e lui mi ha detto: “Se non paghi …, io ti blocco la carriera”.

Maledizione!

I giorni trascorrono in questo sperduto castra nella provincia della Gallia Transalpina e una sera arriva un mercante di schiavi. È molto amico del legato. “Sei tu …?”.

“Sì, sono io, cosa desideri?”.

“Vieni con me”.

Sono incuriosito, anche sospettoso, ma accetto.

Seguo il mercante fino all’ingresso e uno dei suoi uomini mi aggredisce con un bastone, prova a tramortirmi.

“No” ribatto. Strappo il bastone al mio aggressore e lo uso per malmenarlo.

“Ehi, il legato ti ha venduto come gladiatore… sapevo che saresti stato tosto, ma adesso vedi di calmarti!”. Il mercante è sicuro di sé, troppo sicuro di sé.

Metto mano a un gladio che è di quel tipo che ho bastonato e lo uso per trafiggere allo stomaco il mercante, poi cado in terra sfinito dalla tensione.

È come se adesso tutto ciò che calpesto mi possa colpire, non mi fido più di nessuno. Allora scappo a recuperare tutto il mio equipaggiamento da guerra, i miei bagagli, e torno dai cadaveri. È notte, piove, nessuno si è accorto delle mie mosse. Prendo un cavallo e scappo, o meglio diserto.

Dopo alcuni giorni di viaggio, dopo aver affrontato tempeste, lupi e briganti, arrivo presso un villaggio di gente che indossa abiti a quadri. Gli uomini hanno lunghi baffi, le donne sono fiere e bionde.

Parlo in lingua gallica. “Dove mi trovo?”.

“Sei fra gli elvezi… e tu chi saresti?”.

Guardo il mio interlocutore, un vecchio saggio ma dai muscoli torniti.

“Sono …, un disertore. Se fossi rimasto fra i romani adesso sarei stato ridotto in schiavitù”.

“Mi pare che tu sia un centurione”. Ha lo sguardo astuto.

“È esatto”.

“Che ne diresti di addestrarci alla guerra? Questa è l’unica cosa che ti chiedo in cambio della nostra ospitalità… e ovvio, ti nasconderemo alle autorità romane”.

“Accetto”.

Così passo i giorni, le settimane e i mesi seguenti ad addestrare gli elvezi alle formazioni di fanteria, i segreti della tattica romana, gli stratagemmi per sopravvivere a una battaglia contro le legioni di quello che fu il mio popolo, ma questi elvezi sono primitivi: la loro idea più alta di tattica è mettersi a battere le spade sugli scudi, urlare e gettarsi alla carica sul nemico… poi basta la forza fisica; sono molto individualisti.

Io scuoto sempre la testa, non è così che va la guerra, se continuano così saranno sconfitti e assoggettati ai romani, ma non mi ascoltano.

Ancora oggi, non è che mi diano retta e ho appena scoperto che a Roma siede il figliastro del Divo Giulio, tale Ottaviano. Ha trionfato su Antonio e Cleopatra in una località del mar Mediterraneo e io penso: “Posso tornare a Roma”.

Sono … e ho molte speranze anche se con gli elvezi ho fallito.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Ciao Alessandro e grazie!
      Ah, ho visto che hai pubblicato il video del lab… bene, lo guardo subito che così mi segno subito l’idea e magari questo sabato stendo giù qualcosa.
      Buona giornata 🙂