Il cherusco: un lupo

Serie: La centuria


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Continuano le avventure di Fausto Antonio Auspex, centurione

Il cherusco cacciò un ruggito e brandì l’ascia come se fosse un fulmine di Giove. Si lanciò su Fausto Antonio Auspex.

Antonio resse il gladio, schivò il fendente dell’ascia e affondò la lama nello stomaco del barbaro.

Il barbaro sfiatò sangue dalla bocca e gli occhi diventarono vitrei.

Come se fosse tutta una reminiscenza, Antonio si liberò del cadavere e si preparò al prossimo cherusco che intendeva farlo a pezzi. Antonio si disse che combattere i Germani fosse facile. A confronto, la centuria che comandava aveva subìto più morti a causa delle sabbie mobili che per le armi dei nemici.

Il barbaro davanti a lui esitò, forse intimidito dal cumulo di corpi senza vita che si era creato intorno ad Antonio e quest’ultimo si guardò le spalle. Storse la bocca vedendo che la centuria stava affrontando un momento critico. Era come se fosse sul punto di essere annientata dall’orda di barbari. Fece un passo indietro. «Camillo», chiamò l’optio.

Il germano che aveva assistito alla scena sorrise come un lupo e lo puntò che sembrava lo stesse annusando. Antonio lo accolse tagliandogli il naso con un colpo di lama, poi spinse la spada nello stomaco dell’uomo che era a torso nudo. Antonio si bagnò del sangue della sua ennesima vittima, dunque urlò: «Dobbiamo ricompattarci, Camillo. Testuggine».

L’optio fece cenno di aver capito, allora picchiò con il bastone per attirare l’attenzione su di sé, intanto urlava: «Testuggine! Testuggine!».

La testuggine era l’idea più scontata ma anche la più facile da praticare, Antonio si augurava che i barbari non avessero tanta esperienza da riuscire a spazzarla via.

Un attimo dopo, Antonio si unì alla testuggine. Sotto gli scudi, sentì il fiato caldo dei legionari, qualcuno aveva ferite da cui ruscellava sangue e sembrava stesse per tirare le cuoia. Antonio sibilò: «Se qualcuno muore, sostituitelo». Non si curò se i legionari lo stessero odiando per il suo cinismo, ma lui doveva pensare alla sopravvivenza di tutti, non a salvare la vita a pochi singoli se non, e questo sarebbe stato fonte di disonore, a se stesso.

Là fuori parve che i Cherusci avessero ceduto e se ne fossero andati. Strano, proprio ora che Antonio ne stava apprezzando la combattività. Si fece anche una domanda di capitale importanza: Quanto ancora a lungo li dovrò combattere?

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