Il colpo di mano

Serie: Planavamo a stento


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I due amici hanno pensato un piano rischios

Quando mi raggiunsero uno dei due mi disse: “Credo che il professore non ci sia, ma provo un attimo a guardare dentro, forse è tornato e magari non ti sente, perché comincia ad avere problemi all’udito”.

Mi si gelò il sangue, aveva già la mano sulla maniglia e se avesse aperto e messo la testa dentro avrebbe scoperto sicuramente Carlo.

Così esclamai: “Non c’è bisogno, grazie, ho provato per scrupolo, ma all’ingresso mi hanno detto che non lo vedono da diversi giorni” e feci per girarmi.

Il giovane assistente lasciò la maniglia e io mi incamminai lungo il corridoio verso l’uscita mentre subito dietro di me sentivo i passi dei due ricercatori che parlavano fra loro. Svoltai l’angolo e sentii che i due si erano fermati davanti allo studio di uno dei due a finire di parlare. Attesi dietro l’angolo, sudando freddo per il timore che Carlo potesse pensare che la zona fosse libera e che pensasse di uscire e così essere visto dai due assistenti. Dopo minuti che mi sembrarono un’eternità sentii che entravano dentro due degli studi che si affacciavano lungo il corridoio. Feci qualche altro passo e mi fermai recitando la parte di qualcuno che si era dimenticato qualcosa e quindi mi girai e tornai indietro. Raggiunsi velocemente lo studio del professore e mi sporsi cauto all’interno: vidi che il pacco dei compiti era già sulla scrivania nel punto esatto dove lo avevamo trovato e che Carlo stava in piedi lungo il muro accanto all’ingresso nella penombra: gli sussurrai che poteva uscire e lui varcò veloce la soglia della porta. Appena fuori ci incamminammo verso l’uscita e, fatti pochi passi, vedemmo un uomo che girava l’angolo del corridoio, ma a quel punto non gli prestammo molta attenzione, visto che eravamo solo due studenti che stavano uscendo e potevamo essere stati in visita a qualsiasi professore.

Uscimmo veloci dall’austero edificio che ospitava il Dipartimento e iniziammo a scendere lungo la discesa verso la macchina, con passi rapidi che presto diventarono una marcia veloce e infine una corsa sfrenata alimentata dall’eccitazione e dalla tensione repressa, fino a che ci trovammo entrambi accanto alla macchina.

Ci guardammo e poi lui mi venne incontro e mi abbracciò: ci stringemmo così forte da farci male dandoci colpi con le mani sulle spalle e sulla schiena.

“Cazzo, ce l’abbiamo fatta! È incredibile!”, esclamai.

Carlo ribattè, “Sì, è pazzesco. Forse abbiamo rischiato un po’ troppo, io mi sono sentito perso quando ero dentro lo studio: da lì non riuscivo a capire se potevo uscire senza trovarmi davanti qualcuno. Mi sembrava di impazzire nell’attesa, ma mi fidavo ciecamente di te. Sapevo che saresti tornato prima possibile: fra vecchi pards si fa sempre così!”

Ci guardammo ancora un attimo e poi entrammo in auto e partimmo continuando a ridere e a parlare di quell’incredibile esperienza.

Serie: Planavamo a stento


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Bene, sono contento che questo capitolo sia stato avvincente, doveva infatti introdurre un cambio di ritmo e di argomenti nel racconto. In effetti i due episodi stanno nello stesso capitolo nella mia cartella e quindi hai fatto bene a non spezzarli.