Il coraggio di pochi – parte II

Serie: I Sospiri ribelli


Il padre di Levin era un uomo italiano, mentre la madre si era trasferita, con molte difficoltà, in Italia quando nel ‘68 a Praga sbocciava una non molto tranquilla primavera. Levin aveva i capelli biondi, ma adorava tingerli di un grigio chiarissimo, aveva dei tatuaggi sulle braccia ed era il primo della classe. Era un mercoledì pomeriggio come gli altri, prese un foglio bianco dalla sua risma e lo fissò per qualche istante: ogni volta che stava per disegnare si gustava quel momento prima della creazione, in qualche modo lo faceva sentire vicino a ciò che prova Dio. Mentre con una mano disegnava, muoveva le dita dell’altra come a suonare un pianoforte. Passava così i suoi pomeriggi, tra disegni, compiti e melodie suonate per finta. La sera poi usciva e rincasava sempre molto tardi, tanto che i genitori avevano perso le speranze nell’aspettarlo svegli sul divano.

Da qualche tempo nella sua città stavano avvenendo strani delitti e le notizie erano giunte anche alla famiglia di Levin. «Avete sentito cosa è successo ieri sera?» disse sua madre mentre erano seduti a tavola. Si riferiva alla violazione di domicilio che si era verificata a pochi isolati di distanza da dove vivevano Levin e la sua famiglia.

«Qualcuno è entrato di notte in quella casa, ma non hanno rubato nulla! Hanno aperto tutti i ripostigli, ogni cassetto e il frigorifero è stato trovato ribaltato.»

Quello fu solo il primo di una serie di strani avvenimenti notturni. In tutta la città ormai si era diffuso il terrore di una banda che entrava nelle abitazioni facendo suonare allarmi e commettendo strani atti vandalici. In alcuni casi erano stati ritrovati automobili a testa in giù, altre volte venivano rotte tutte le finestre ed erano scomparsi molti animali domestici. Ciò che fece però preoccupare maggiormente le autorità fu che a tutte le vittime di queste aggressioni venivano riscontrati particolari stati di instabilità mentale. Le persone si dimostravano estremamente terrorizzate e, secondo gli esperti, molto più del necessario. Si trattava di paure che si erano radicate nell’inconscio delle persone e per questo subivano dei tracolli psicologici rapidi e inspiegabili.

Una sera delle tante Levin stava per uscire di casa.

«No! Con tutto quello che sta succedendo in giro, tu non uscirai stasera!» si impose la madre. Levin non parlava spesso, e senza dire una parola fece finta di non sentire gli ordini della madre.

«Diego ti prego, intervieni su tuo figlio!»

«Levin stasera resterai a casa». Il padre non lo guardò neanche, fu categorico.

Levin guardò i suoi genitori con aria indifferente e tornò nella sua camera. In genitori in sala sentivano il picchiettare delle dita di Levin sulla scrivania.

«Forse dovremmo fargli seguire dei corsi di pianoforte», bisbigliò la madre.

Più avanti quella sera, mentre i genitori di Levin stavano dormendo, si sentì la porta d’ingresso sbattere violentemente tanto da svegliarli.

«Non sarà mica uscito a quest’ora? Diego per favore, va a controllare».

Il padre, con tutta la pazienza del mondo, si alzò dal letto e con la delicatezza di un carrarmato piombò nella camera del figlio. Levin non c’era. Un gridò acutissimo attirò l’attenzione di Diego che corse subito da sua moglie, ciò che vide gli congelò il sangue. Levin era seduto su sua madre per tenerla bloccata mentre le tagliava le dita di una mano. Alla vista del padre, Levin si alzò e uscì dal balcone della camera dei suo genitori. Per molti anni da quel giorno Levin non fu mai ritrovato. Si scoprì che tutte le aggressioni avvenute nella città erano state opera di un gruppo di delinquenti di cui Levin faceva parte. Sfortunatamente c’era molto più di questo. Quando la madre tornò a vivere a Praga a seguito della separazione con il marito, Levin non perse l’occasione per finire ciò che aveva iniziato. Dapprima sparse il sospiro della paura tra la gente di Praga come aveva fatto già in passato e poco tempo dopo si appropriò delle dita della madre che, ancora in vita, raccontò a tutti ciò che era successo.

Levin si trovava in un’abitazione nei pressi di Lille quando la polizia francese lo trovò mentre suonava un pianoforte con le dita delle mani cucite. Era il dicembre 2009, il ragazzo dai capelli grigi fu finalmente arrestato dopo esser stato accusato di altre aggressioni a persone che lamentavano tutte di aver ascoltato melodie suonate al pianoforte prima di esser state colpite.

Serie: I Sospiri ribelli


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Discussioni

  1. Quindi suona con le mani cucite. Un orror fantasioso, sono tre episodi che hanno un intreccio particolare, se continua la serie sono curiosa di sapere come si incastreranno le scene che ci hai descritto.