Il Corazzata

1918

«Guardalo. Lui è il sergente. Lo chiamiamo “il Corazzata”».

«Ah, sì? E perché, sentiamo».

«Combatte qua sin dal Quindici».

«Un tipo molto tosto».

«Lo è».

Il Corazzata aveva sentito tutto e gli venne da sorridere: tutti lo chiamavano in quel modo e, del resto, si era scordato il suo vero nome. Lo chiamavano “signor sergente”, alle spalle “il Corazzata”, e poi… basta. Si avvicinò ai fucilieri:

«Venite con me».

Seppur gli avessero parlato alle spalle, obbedirono. Lui comprese che non l’avevano fatto per male, solo per chiacchierare un po’.

I tre si mossero lungo la trincea, poi s’infilarono in un camminamento. Il Corazzata indicò una galleria. «Rimanete qua. Presto, arriveranno gli austriaci».

Annuirono, obbedirono di nuovo.

Il Corazzata andò via e dispose altri uomini di sentinella. Mentre lo faceva, pensò a casa. Lo aspettava Milano, solo Milano. Lì non aveva nessuno, neppure un canarino. Senza la guerra, cos’avrebbe fatto? Aveva sentito di alcuni veterani che si stavano organizzando in una corporazione chiamata…

Un rumore improvviso interruppe i suoi pensieri. Spari, raffiche, urla. Corse a verificare cosa stesse succedendo, mise il colpo in canna al suo Carcano 1891 e vide che da da una grotta carsica erano sbucati dei soldati austriaci.

Se l’era aspettato.

Si trovava da così tanto tempo sul Carso che le conformazioni tipiche del territorio le conosceva meglio delle cicatrici sul suo corpo.

Prese la mira e fece fuoco abbattendo un austriaco, i commilitoni dell’avversario si riorganizzarono, i fucilieri italiani fecero la stessa cosa e, come se fossero una ruota dentata contro un’altra ruota dentata, si affrontarono – ma da quando in qua le ruote dentate cercano di distruggere l’altra con cui combaciano?

Un orologio… Al Corazzata venne in mente un orologio. Immaginò il ticchettio e considerò che di tempo ne era trascorso, lui era lì al fronte da molto tempo, mai una licenza, mai una libera uscita, solo il tempo per radersi e fare una pennichella.

Anche lui aveva diritto al riposo?

Affrontò nel corpo a corpo il nemico, dilaniò e uccise, finché non fu altro che un trionfo del sangue.

I due fantaccini che prima avevano commentato di lui, dov’erano finiti? Forse erano stati fagocitati dal combattimento.

Il Corazzata urlò mentre gli pareva che le pallottole rimbalzassero sulla sua uniforme, sulla sua pelle.

Il trionfo del sangue.

Perché lui era il Corazzata e nulla gli sfuggiva, sapeva tutto.

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Prese la mira e fece fuoco abbattendo un austriaco, i commilitoni dell’avversario si riorganizzarono, i fucilieri italiani fecero la stessa cosa e, come se fossero una ruota dentata contro un’altra ruota dentata, si affrontarono – ma da quando in qua le ruote dentate cercano di distruggere l’altra con cui combaciano?”
    Molto bello questo passaggio!

    1. Ti ringrazio. Il genere preciso è “storico”, ma nel pannello non c’è e quindi ho messo “narrativa”. Comunque sì, scrivo da anni e passo dopo passo sono migliorato

  2. ma che tipo! Qualcuno da cui guardarsi, senza dubbio. E poi il Carso, che tragedia imperdonabile. Ma si può forse perdonare la Prima Guerra?