Il corridoio

Sto correndo lungo un corridoio. Le pareti, di colore beige, scrostate dal tempo e dall’umidità, sono male illuminate. Il pavimento è bagnato. Qualcuno o qualcosa mi insegue. Ombre deformi sui muri. Il corridoio si stringe sempre di più. La luce è sempre più fievole. Non so perché sono qui. So solo che devo correre. 

Una biforcazione. Dove vado? A destra o a sinistra? Non ho tempo per pensare. Viro a destra, sbattendo pesantemente la spalla sinistra contro il muro. Il respiro comincia a mancare. Tossisco e sputo. Mi sento cedere, ma devo proseguire.

Ora anche il soffitto comincia a stringere il passaggio. Mi chino e corro piegato sulle ginocchia. Stringo i denti dal dolore: l’acido lattico mi sta tagliando le gambe.

Un crampo. Cado a terra. Striscio in avanti. Ora il corridoio è diventato un pertugio. Ci sto a malapena da sdraiato. È tutto nero. Mi oriento con le mani. Sento qualcosa: una voragine si spalanca a pochi centimetri da me. Non ho molta scelta. Mi butto. Il buio mi inghiotte.

Sto correndo lungo un corridoio. Le pareti sono di colore bianco. Un’atmosfera da ospedale. La luce è fortissima. Chino la testa per non bruciarmi gli occhi. Il pavimento è talmente lustro che vedo la mia immagine riflessa.

I lati del corridoio sono occupati da una quantità incalcolabile di porte blindate. Non riesco a vedere cosa c’è dentro. Non posso fermarmi.

Tutto questo bianco è insopportabile. L’odore di disinfettante mi arriva al cervello. Mi viene da vomitare. La luce si fa sempre più forte. Ancora uno sforzo.

Non resisto. Lo stomaco mi si comprime. Comincio a rigettare bile. Mi va tutta addosso. L’acido mi lacera i vestiti. Arriva alla pelle: sensazione di bruciore. Avverto l’epidermide sciogliersi al contatto con i miei succhi. Stringo i denti, ma il sangue comincia a scorrere dalle piaghe.

Cado a terra. Mi trascino, lasciando dietro di me una striscia di sangue, bile e indumenti. Il dolore è insopportabile. Mi giro a pancia in su: un bianco innaturale mi penetra le cornee. La luce mi inghiotte.

Sto correndo lungo un corridoio. Le pareti sono piene di sangue. Chiazze informi di colore rosso-marrone. Il pavimento è ricoperto di cadaveri. Li calpesto, cercando di farmi strada tra quell’ammasso di membra, organi e arti staccati. Una fosforescente luce rossa mi svela il percorso.

Devo continuare a muovermi. Il corridoio si sta allagando. I corpi intorno a me si stanno liquefacendo. Se non mi sbrigo sarò costretto a procedere a nuoto. Non voglio tenere il fiato. Ne ho già poco per correre.

Una biforcazione. Stavolta vado a sinistra. Non riesco a non schiantarmi contro la parete anche questa volta. Sento delle grida: sono i cadaveri che chiedono aiuto. Non devo ascoltarli. Devo pensare a correre.

Una mano mi afferra la caviglia. Cado a terra, sbattendo gli incisivi contro il pavimento. Il sangue comincia a scorrere a fiotti dalla mia bocca. Urlo, ma senza produrre alcun rumore. Il dolore è troppo forte. Una fitta mi trapassa la testa. Devo proseguire.

Il corridoio è ormai allagato. I liquidi mi arrivano al mento. Proseguo cercando di portare più aria possibile ai polmoni. Non vedo la fine.

Un gusto acido mi invade la bocca. Inarco la testa all’insù, più che posso. Prendo tre boccate d’aria. Ogni mio respiro emette un sibilo soffocato. Inspiro. Espiro. Inspiro. Espiro. Inspiro. Mi tuffo. Il sangue mi inghiotte.

Ancora un altro corridoio. Continuo a correre. 

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Discussioni

  1. Ciao Andrea, il tuo racconto potrebbe essere, per molti versi, la definizione dell’ansia. La seconda parte, quella nel corridoio bianco, potrebbe essere tranquillamente l’espressione dell’angoscia di una persona che deve passare tanto tempo ricoverata, a tal punto da avere un rigetto quasi fisico agli ambienti ospedalieri. Mi piacerebbe molto contestualizzare questo “stile” all’interno di una trama, sarebbe veramente interessante.

  2. Ho trovato questo testo interessante, molto. Non solo per le sensazioni che l’autore riesce a evocare, ma per la costruzione, forse ancor più importante. Si notino le tre frasi di apertura e quelle di chiusura, buio / luce / sangue.

    Il protagonista sembra muoversi in uno spazio geometrico, regolare, infinito. Per un attimo ho pensato, parafrasando, ai ‘corridoi di Escher”. Sarebbe una ottima sceneggiatura per un corto.

    Scrittura appropriata. ribadisco, piaciuto tanto.

    1. Ti ringrazio molto. Non avevo notato di aver scritto qualcosa che potesse dare l’idea di una sceneggiatura. Questo mi sorprende molto, e in positivo. Il cinema “horror” in generale mi appassiona tanto.