Il disegno per la mamma

Sua madre è in cucina da un po’ di tempo per dedicarsi al dolce preferito dei figli.

«Mamma, mi racconti di nuovo come lo faceva tua nonna Rosaria?» gli chiede Flavio in ginocchio sulla sedia, curioso di sapere i segreti della bisnonna napoletana che non ha mai conosciuto.

«E va bene: lei metteva su la moka grande, quella con il beccuccio. Poi mischiava il mascarpone con le uova. Infine, preparava due begli strati di biscotti Oro Saiwa come piacciono a voi imbevuti di caffè, uno strato di mascarpone, un po’ di cacao in polvere e qualche goccia di cioccolato».

«Yuuhh. Grazie mamma che lo fai oggi per la Candelora!»

«Prego amore mi…che hai detto?». Si blocca di colpo. Si gira, vede l’orologio della cucina, si rigira verso il tavolo.

«Che c’è mamma?»

«Niente, niente. Adesso da bravo, vai di là a colorare». 

«Va bene vado ma… cos’è questa scatolina bianca? C’è scritto “goooccce, poi c’è una ics…»

«Niente, sono vitamine per mamma».

Flavio prende il suo block notes e va a colorare in salone. Lì nessuno può disturbarlo, deve concentrarsi sul suo prossimo disegno.

Dopo un po’ vede passare suo padre che entra in cucina e chiude la porta.

Sente solo:

«Ma hai visto che ore sono?»

Il resto del dialogo non è chiaro.

Continua a disegnare un grande cuore. Non sa se farlo rosso o viola.

Il volume della conversazione in cucina di colpo si alza. Flavio sente solo dei frammenti di discorso.

«E tu per preparare sto….. non hai pulito la sala…?»

Flavio disegna la mamma accanto al cuore, poi un bambino che la prende per mano.

«Avevo promesso…».

«Mais je m’en fous complètement ! Proprio oggi…» Suo padre apre la porta da cucina prima di finire il discorso: «Beh, adesso sbrigati. Stai ancora in vestaglia! Penso io a mettere il pollo in forno».

Il figlio vede sua mamma passare di corsa e andare in camera. Non quella dove dorme suo padre.

«Mamma?»

Nessuna risposta.

«Lascia stare tua madre che ancora deve imparare a ricevere ospiti. Tu sei pronto per i nonni mon petit?» gli chiede suo padre entrando in salone.

Nessuna risposta.

«Come sua madre». Sbuffa ed esce fuori in giardino per fumare la sua sigaretta mattutina.

«Mamma?» Flavio si alza dal tavolo e si avvicina alla porta da dove prima è entrata sua madre senza nemmeno guardarlo, senza dirgli come solitamente faceva con le lacrime agli occhi «Tutto bene a mammina. Tra poco torno».

Flavio bussa. Niente.

Torna al suo tavolo perché vuole dedicarsi al disegno per la mamma, per farla sorridere. Mentre comincia a fare tanti cuoricini rossi in tutto il foglio, sua madre esce dalla porta. Flavio la osserva ma non si alza. Rimane come bloccato.

«Mamma…sei bellissima!!»

Margherita esce dalla stanza con il suo vestito nero preferito, il cappellino con pizzo nero davanti agli occhi.

«Merci chéri». Sua madre guarda in direzione del figlio ma non lo vede. Gli occhi, truccati di kajal nero fin sopra il sopracciglio, guardano fisso verso la sala da pranzo.

Flavio osserva sua mamma che prende una pezzetta con i guanti di pizzo neri, quelli messi al funerale di nonna, e spolvera i mobili della sala da pranzo, attigua al salone dove si trova lui. Ripassa le cornici delle foto del matrimonio sputandoci sopra. Sposta le sedie dando dei piccoli calci con i suoi tacchi alti neri per muoverle verso il grande tavolo da otto persone.

«Mamma questo disegno lo lascio qui per te così lo puoi vedere tutte le volte che vuoi! Capito mamma?»

Sua madre smette di spolverare. Anche se sta di spalle, la vede prendere la bottiglietta che c’era prima in cucina, tirare indietro la testa e farne scendere qualche goccia nella bocca.

«Hai sentito mamma?»

«Non ho tempo adesso. Continua a colorare».

Flavio si sistema meglio sulla sedia, prende il colore nero e sul bambino vicino alla mamma fa una grande X.

Poco dopo suonano alla porta di casa. Gli ospiti devono essere arrivati.

La mamma non si scompone, finisce di sistemare la sala da pranzo mentre sulla porta di casa, accanto al tavolo in cui Flavio sta disegnando, si palesano i nonni, quelli francesi, che non parlano molto bene. Appena entrano lo salutano con la mano, lui ricambia senza alzarsi.

«Non ti ha insegnatò le buone manierre tua madre? Vieni dai nonni, un piccolo salutino, n’est-ce pas?» gli dicono.

Flavio scende dalla sedia e li va a salutare. Il profumo della nonna è così forte che non si avvicina troppo, fa finta di voler prendere un bacino sulla fronte.

Suo padre comincia a urlare dal salone per farsi sentire di là:

«È pronta o no questa sala?»

«Un attimo» risponde la mamma.

A tavola il silenzio è gelido, interrotto solo dal tintinnio delle posate. Flavio osserva sua mamma: siede rigida nel suo abito nero, il velo del cappellino che le maschera lo sguardo assente mentre i suoceri mangiano il pollo preparato dal marito.

«Mamma non mangi?»

Margherita non tocca cibo, tiene le mani in grembo, stringendo quella scatolina bianca che prima era in cucina.

«È eccellente. Non hai appetito Margot?», commenta la nonna francese, ma Margherita non risponde.

«Lascia perdere, è da stamattina che è strana. Pensate che stamattina qui era ancora un caos e…» prende a raccontare il padre. Ma Flavio viene distratto dai movimenti di chi gli sta accanto.

La mamma muove la mano destra, quella che contiene la bottiglietta di prima, stavolta la apre tutta e versa il liquido color beige nel suo bicchiere di vino.

«Come mai queste gocce Margot? Qualche problema di salute?» chiede la nonna.

Sua madre non risponde. Suo papà fa schioccare la lingua.

Flavio dice: «Sono solo vitamine nonna!»

La mamma manda giù un bel po’ di vino, poi riposa il bicchiere.

Flavio prende la mano della mamma.

Si guardano negli occhi un attimo, lei sta quasi per piangere. Dice al figlio: «Je t’aime mon coeur».

Pochi minuti dopo, la testa di Margherita cade sul piatto, accanto al tiramisù, intruppando con il bicchiere.

Flavio guarda la macchia di vino che si allarga sulla tovaglia e finisce sul suo disegno.

Prende il colore nero e traccia un’ultima, definitiva X.

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