Il domani in tasca

Serie: La Buonanotte di Caino


Aveva il domani in tasca, questo amico mio.

Bello da incazzarsi, un sorriso da schiaffi e gli occhi come certe mattine d’inverno, chiari e taglienti.

Suonava la chitarra con la sigaretta che gli penzolava dalla bocca e, qualsiasi canzone gli chiedessi, in due minuti la tirava fuori.

“La sai quella di Battisti?”

“Fammi Albachiara”.

“Stairway to Heaven”.

Lo invitavi alle feste e sapevi che, tempo zero, si sarebbe limonato la strafiga del gruppo, dopo aver spento la sigaretta e appoggiato la chitarra.

Aveva il domani in tasca, ma anche l’oggi non era male.

Non era antipatico né arrogante, non ne aveva il tempo. Era troppo impegnato a brillare di luce propria.

Noi, al contrario, diventavamo sempre un po’ peggio di come eravamo.  Era un acquazzone estivo che sollevava olezzo di fogna dai quartieri malandati delle nostre anime invidiose.

Ci scoprivamo meschini e rancorosi, in sua presenza, e ci toccava andare a dormire con noi stessi.

Il mio amico non era un grande studioso, ma il domani gli aveva sussurrato all’orecchio che non ce n’era bisogno.

Cazzeggiava un poco, sapendo che un giorno avrebbe rilevato l’azienda di papà.

A scuola faceva il minimo, ma riusciva a galleggiare e comunque ai professori piaceva un sacco, perché si vedeva che era uno col domani in tasca.

Si era iscritto all’Università perché gli serviva una Laurea, una qualsiasi, che tanto non faceva differenza.

Aveva sempre la sigaretta in bocca, la chitarra in mano e il domani in tasca.

Sorrideva sempre, il mio amico, sorrideva a quell’oggi così generoso e al futuro grondante di promesse.

Gli mancavano tre esami per laurearsi ma, per scrupolo, decise di farne uno in più.

Si recò al centro prelievi quella mattina, con il sorriso da schiaffi sulla faccia e il domani sempre lì, nella tasca del jeans.

Il marker tumorale gli fece ciao dalla cartella clinica tre giorni più tardi.

Si spense come una delle sue sigarette, in fretta, assassinato da un organo cui non aveva mai fatto troppo caso.

Non esiste domani.

E’ un’invenzione di un dio che ci odia.

Oggi è l’unico tempo che esiste e, prima che ve ne accorgiate, è già ieri.

Serie: La Buonanotte di Caino


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Ciao Gianluca, la serie di Caino è così. Non sono racconti, sono pensieri sfusi di un immaginario viandante senza tempo. Uno a cui l’umanità non piace e non ne fa mistero. Ci sta che non piaccia, ma è proprio il taglio della serie. Grazie comunque per il tuo commento.

  1. “Non esiste domani”… mi sto appassionando al tuo stile. Evocativo, eppure senza fronzoli, anche le ripetizioni non fanno altro che spingerti ancor più dentro la scena, divenendo un tutt’uno. Bello davvero, complimenti!

  2. Apprezzo molto le storie dallo stile affilato e disilluso, come questa. A risaltare non sono solo le nostre bassezze ma anche l’idea del tutto illusoria del futuro, visto come un orizzonte sempre lontano, sempre altrove. Mi è piaciuto.

  3. Il domani va conquistato con l’ oggi,, e nessuno ha la certezza del domani, nemmeno per coloro nati con la camicia.Questo secondo episodio rende l’ idea o meglio rende giustizia, all’ adagio vecchio di secoli, secondo il quale conta solo il presente.Bellissimo