Il Falco, l’Occhio e il Vulcano (Parte II)

Serie: I pellegrinaggi di Fra Venerdì


Rah si congedò da Fra Venerdì per cercare suo figlio Horus, aveva la premura che suo figlio si scusasse personalmente con il pellegrino. Nel frattempo, Luigi Quattordici aveva offerto a Fra Venerdì qualche bicchiere di Birra d’orzo, la sua bevanda preferita e un pranzo a base di vermi e foglie. L’anziano Falco aveva spiegato al pellegrino che, secondo una sua teoria, la traduzione dell’Antico Libro (ovvero una raccolta di testimonianze poste a giustificare la genesi di specie così diverse fra loro come, ad esempio, i Falchi Pellegrini e i Leoni Nomadi) era errata. – Sono discesi dal Sole. – Disse Luigi Quattordici impettito. – Non discendenti del Sole. – Fra Venerdì era abbastanza brillo da fregarsene bellamente di questioni così futili come una traduzione errata del libro che avrebbe poi posto le basi per la religione che lui stesso professava. – Ah, ok. – disse paonazzo e non menzionarono più il fatto. Erano circa le tre e mezza del pomeriggio quando Rah e Horus fecero il loro ingresso nel nido. – Mi dispiace per come mi sono comportato. – Farfugliò il giovane Falco, buttandosi a letto di schiena e aprendo una rivista che, nella sua copertina, recitava “l’Incredibile Hawk”. Fra Venerdì ignorò Horus, si era appena ripreso dall’effetto soporifero della birra d’orzo, sì girò verso Rah e chiese – Per quanto riguarda le offerte? – Allora a Fra Venerdì sembrò di avere un déjà-vu. La scena di Rah che si gonfia fino a riempire quasi interamente la stanza si ripeté, allora starnutì, stavolta distruggendo completamente il muro della cucina e aprendo una splendida vista sul mare. – Lei ha davvero una brutta allergia signor Rah. – Disse Fra Venerdì gambe all’aria. – Davvero una brutta allergia. – Il capo dei Falchi si ricompose e squadro Fra Venerdì da dietro i suoi occhiali. – Già, una brutta allergia. – Guardò suo figlio Horus e poi tornò sul pellegrino. – La farò breve. Se proprio vuole le… – Rah trattenne a fatica uno starnuto che avrebbe probabilmente distrutto l’isola. – Le offerte, dobbiamo venirci incontro. – Fra Venerdì allora cominciò ad ascoltare con attenzione, le uniche volte che lo faceva era o per la birra d’orzo o per compiere i suoi doveri nei confronti del Sole. – Il mio giudizioso figlio – Continuò Rah. – Che è molto fiero delle sue radici, si è messo a giocare con l’Occhio del Nilo, che, in poche parole, oltre a essere un cimelio del nostro popolo è anche la chiave per il caveau dove teniamo i risparmi. – Allora Horus sbottò. – È stato un incidente! – Rah lo guardò con sguardo paterno. – Fatto sta che l’hai persa e adesso dobbiamo rimediare. – Fra Venerdì era abituato a compiti bizzarri come, ad esempio, trovare l’ago nel pagliaio, compito che il Vescovo Arsenio gli assegnava ogni volta che qualcuno di importante veniva in visita al monastero. Trovare l’Occhio del Nilo non doveva essere un compito troppo arduo per lui. – E di grazia, sapete dirmi dove posso trovare la chiave? – Chiese. – Dentro la bocca del drago, mi è caduta lì. – rispose Horus senza guardare il pellegrino. – Vede – continuò Rah. – Si trova dentro la bocca del vulcano. Per noi quel posto è irraggiungibile dato che l’aria è troppo calda e ci sbalza via. Ma lei non ha né piume né ossa cave, quindi, è perfetto per questo compito! Una volta fatto le daremo quanto le spetta. –

Alcuni studiosi affermeranno più avanti che questo fu il primo caso di “Effetto Videogioco” ovvero una condizione per la quale, se non si risponde “Sì”, allora si rimane bloccati in un loop temporale che non ti permette di andare avanti con qualsiasi cosa stavi facendo prima. Va da sé che Fra Venerdì rispose “Sì” a quella richiesta e Horus lo accompagnò in questa avventura dato che, a quanto pareva, doveva essere punito per aver perso la chiave del caveau. Si misero in viaggio e, prima di cominciare la scalata del vulcano, passarono dal mercato centrale dell’isola per comprare delle vettovaglie. Il mercato centrale era un turbinio di piume e di urla. Si distinguevano i Falchi Arcieri, addetti alla sicurezza dell’isola, per il loro piumaggio nero e affilatissimo, Fra Venerdì conservava ancora una loro piuma all’interno della Santa Sacca. I mercanti e i Falchi comuni avevano invece un piumaggio misto: color nocciola, grigio e marrone. Fra Venerdì e Horus comprarono in ordine: un sacchetto di bruchi verdi, un cesto di mele rosse, due bottiglie di birra d’orzo e legname vario. Dopodiché, senza perdere troppo tempo, cominciarono la scalata del vulcano.

Le isole del sud sono famose, oltre che per il loro vulcano attivo, anche per la loro biodiversità. Non è raro imbattersi in distese di canne che diventano, man mano che si scala il vulcano, foreste di abeti alti fino al cielo. Fra Venerdì camminava praticamente da solo mentre Horus volava sopra la sua testa. Il pellegrino aveva praticamente dimenticato che, solo poche ore prima, quel pennuto lo aveva appeso a testa in giù su una vetta della catena montuosa, almeno, pensava, aveva scelto una vetta con vista mare. La scalata del vulcano si fece più ardua quando il sentiero costeggiato dagli abeti sparì, lasciando spazio alla desolazione più totale. La dura pietra lavica splendeva nera nel sole del pomeriggio. -Manca molto? – Urlò al cielo Fra Venerdì. – No. – Replico Horus. Questa domanda fu posta tre volte, poi Fra Venerdì cadde a terra a causa di un dolore lancinante ai piedi. Horus allora decise di atterrare. Fra Venerdì si tolse i calzari e stappò una bottiglia di birra d’orzo, poi mise una mano dentro la Santa Sacca, ma la ritrasse di colpo. Si era tagliato al dito medio con qualcosa di molto affilato. Fra Venerdì guardò dentro la sacca e tirò fuori la piuma nera che aveva raccolto quando Horus, accompagnato dai Falchi Arcieri lo aveva “accolto” sull’isola. -Quella è una piuma di un Falco Cacciatore, una delle cose più affilate che esistano in natura. – Disse Horus. -Passami un bruco. – Si appollaiò su una roccia. Fra Venerdì si fasciò il dito e prese le mele, che ormai erano state colonizzate dai bruchi, dalla Santa Sacca, ma non ebbe il tempo di passarle al Falco.

Il Vulcano Bocca di Drago è un vulcano costantemente attivo e si trova nell’isola centrale dell’arcipelago del sud. La comunità dei Draghi Occidentali e la tribù dei Draghi Orientali continuano ancora oggi a cercare di capire a quale razza appartenesse il drago che si era fossilizzato lì, creando il vulcano attivo più pericoloso del mondo. Fonti attendibili, comunque, affermano che fosse un gallese verde molto educato di nome George che si trovava in vacanza lì dopo aver distrutto quasi tutti i villaggi del Galles ad eccezione di Cardiff, dato che sua madre era di quelle parti. Quel giorno, comunque, il Vulcano Bocca di Drago eruttò.

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