
Il fresco profumo di fieno
Serie: Il fresco profumo di fieno
- Episodio 1: Nel bel mezzo del nulla
- Episodio 2: Ci sono le maniglie dietro, lo sai?
- Episodio 3: Se tua mamma si fida…
- Episodio 4: Cielo stellato
- Episodio 5: Succo rossastro
- Episodio 6: Il mito delle metà
- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
STAGIONE 1
Il ticchettio delle gocce di pioggia sul vetro distrae Davide dallo studio. Si alza per poi lanciare un’occhiata al calendario.
Marzo.
Troppo presto per studiare per la sessione estiva, troppo tardi per le feste di fine sessione invernale. Sbuffa, annoiato, passando lo sguardo sulla finestra di camera sua.
Viaggia con la mente finché un rumore sordo proveniente dall’ingresso lo riporta alla realtà.
– Amore, sono tornato!
La voce è inconfondibile. Vincenzo, il suo eccentrico coinquilino, ha un timbro da far tremare le gambe a qualunque soprano. Con fare allegro ed appena effeminato posa sul tavolo della cucina le borse della spesa.
– Come fai ad essere felice in un giorno del genere, lo sai solo tu… – Commenta, abbozzando un sorriso.
– Sai com’è, ad ingegneria informatica o sei un nerd depresso, o sei come me!
Davide scuote la testa, alzandosi in piedi.
Con fare fintamente distratto e teatrale, Vincenzo borbotta: – Oh cielo, c’era anche una lettera nella cassetta della posta…
Davide alza le spalle e commenta: – Sarà quel maniaco che ti segue in tutti i locali che frequenti. Dovresti denunciarlo.
– No, sciocchina! Una lettera per te. – Incalza Vincenzo, estraendo l’oggetto misterioso dalla borsina di plastica biodegradabile.
Davide appare perplesso.
– E non è una bolletta da pagare… – Aggiunge, malizioso. Lo segue con lo sguardo, divertito, vedendo come improvvisamente sia riuscito ad attirare la sua attenzione.
Quando Davide allunga la mano per afferrare la busta, prontamente Vincenzo alza il braccio, togliendogliela da sotto al naso.
– Ah-ha! Questa vale parecchio! Affari scottanti, anzi, scottantissimi!
– Dammela. – Risponde laconico Davide. – Tu non hai fatto un bel niente, se non aprire la cassetta per prendermela.
– Certo, ma avendola in mano, detengo il potere!
– Sono sicuro che sia illegale frugare nella corrispondenza altrui. – Ribatte Davide, infastidito.
– Hai ragione! – Esclama, fintamente mortificato. – Devo immediatamente contattare il mio avvocato. La lettera la tengo io nel frattempo, fino a prossima sentenza.
Davide sbuffa, sapendo già dove vuole andare a parare l’amico.
– Megera manipolatrice – Sussurra a denti stretti, cercando di trattenere una risata – Quanti piatti devo lavare per questa?
Vincenzo si allontana di qualche passo, pronto a sparare la sua peggiore offerta. Finge di pensarci su, puntando un dito al labbro.
Dopo alcuni mugolii buffi, esclama: – Due settimane di piatti!
– Ma è assurdo! – Ribatte arrabbiato Davide.
– Vuol dire che non ci tieni poi così tanto a questo…- controlla il nome del mittente- …Nicolò. – Sottolinea con il tono di voce questo nome, con fare beffardo.
– E va bene, ok, patto stipulato! Ora dammi la lettera!
– Accidenti! – Urla stupito Vincenzo – Se avessi saputo che era l’abracadabra del tuo cuore, avrei sparato più in alto!
Ridacchia con la sua vocina acuta, quindi porge la lettera.
– …ma i patti sono patti, io sono una regina buona e te sei fregata per due settimane amica mia!
Davide afferra la busta, trattenendosi dal correre alla sua scrivania per aprirla senza rovinarla.
– Sarà un etero-invito al suo etero-matrimonio! Io, invece, vado a farmi una gay-doccia, mentre ti crogioli nel tuo gay-dolore!
Finalmente, quando Vincenzo chiude la porta, il silenzio cala nel piccolo appartamento cittadino.
Davide fissa la busta aperta qualche secondo, non sa bene cosa sperare e questo lo distrugge. Prende un bel respiro, poi apre la busta. La lettera al suo interno è scritta a mano, con una grafia molto elementare, ma ordinata.
“Caro Davide,
scusami. Scusami se ho aspettato tanto a scriverti questa lettera, ma l’ultimo anno ha portato con sé molti, troppi sconvolgimenti nella mia vita… te compreso. A differenza però dell’essere cacciato di casa o dei giorni passati a fare l’autostop e dormire dove capita, tu sei stato ciò che mi ha fatto sempre andare avanti in questi momenti terribili.
Sarò molto breve: le voci che parlavano della nostra relazione sono arrivate velocemente ai miei genitori. Mentre mia madre ha deciso di non affrontare l’argomento, mio padre… sai come è fatto. Ho guadagnato un occhio nero e la possibilità di non rivederlo mai più per il resto della mia vita.
Non voglio che pensi che ciò che è successo tra noi sia stato l’inizio di una tragedia, anzi. Vorrei scrivere una bella metafora qua (ho imparato cosa sono!), ma non sono ancora così bravo. Ti dico solo che, dopo aver distrutto la mia vecchia vita, ero pronto a costruirne una nuova.
Dopo aver vagato da solo per alcuni giorni, in città ho trovato un centro di aiuto per quelli come me, ragazzi e ragazze cacciati di casa perché omosessuali o trans. Non ho mai trovato delle persone tanto gentili, e inizio a pensare che siano stati più loro una famiglia per me in questi mesi che la mia vecchia per vent’anni. Sento che mia mamma mi vuole ancora bene. Non è colpa sua se non capisce, e se vorrà venire a trovarmi non la allontanerò.
Ho iniziato subito un corso serale per chi, come me, non aveva finito la scuola. Ho deciso di rimboccarmi le maniche e ho scelto il corso più difficile tra quelli proposti.
I soldi li hanno anticipati tutti i miei amici del centro, e li chiederanno indietro solo quando avrò uno stipendio fisso. Ho anche una tutor personale, molto preparata e gentile, che mi ha aiutato a studiare molti testi letterari. Non ho potuto non pensare costantemente a te: ogni storia era come se uscisse dalla tua bocca.
Come puoi vedere, sono molto migliorato in poco più di sei mesi, e ci tenevo a scriverti usando un linguaggio che non ti facesse vergognare di me.
(Questo la mia tutor non voleva che lo scrivevo, ma mi ha aiutato lei con la bozza di questa lettera.)
Avrei davvero bisogno di vederti, ma la paura che tu abbia, giustamente, continuato la tua vita senza di me e forse con qualcun altro, ragazzo o ragazza non importa, mi blocca.
Spero tu sia felice, almeno, nel sapere che sto bene.
Sappi che io non ti ho mai dimenticato e, forse ti sembrerà stupido, continuo a sognarti.
Forse tu non mi hai aspettato. Se è così, hai fatto bene, la vita deve andare avanti. Io, però, ho passato ogni giorno combattendo per tornare da te. Ti ho aspettato, e saprò aspettarti ancora.
Nelle storie che mi ricordano te si legge che il vero amore non svanisce col tempo, non lascia che la distanza lo rovini. Non so bene cosa sia l’amore, né tanto meno quello “vero”, però so che provo per te ciò che ho provato in quei pomeriggi d’agosto, ogni volta che ripenso a te. Le ciliegie mi ricordano le tue guance quando arrossisci, il gusto dolce dell’uva le tue labbra, il fresco profumo di fieno il tuo corpo.
Se sei fidanzato, per favore digli (o dille) che è la persona più fortunata della terra, perché ha te.
Per sempre tuo,
Nicolò”
Serie: Il fresco profumo di fieno
- Episodio 1: Nel bel mezzo del nulla
- Episodio 2: Ci sono le maniglie dietro, lo sai?
- Episodio 3: Se tua mamma si fida…
- Episodio 4: Cielo stellato
- Episodio 5: Succo rossastro
- Episodio 6: Il mito delle metà
- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
Caio Gabriele, mi sono divertita leggendo il dialogo fra i due amici e poi mi sono commossa leggendo quella lettera le cui parole vengono direttamente da un cuore ingenuo e sincero. Interessante il salto stilistico che spezza in due la narrazione. Trovo che ti sia riuscito molto bene.
Grazie infinite Cristiana per aver finito di leggere la serie! Sono anche felice che il “salto stilistico” sia stato una scelta vincente!
A volte serve “morire” (in senso figurato) per avere la possibilità di iniziare da zero. Direi che in quest’ottica l’allontanamento da casa di Nicolò è stata la sua fortuna. Penso a quanti ragazzi si trovano in questa situazione, ancora oggi, e la cosa mi fa rabbia. L’amore non ha etichette, conta solo l’onestà di cuore.
Nella speranza che un giorno non queste storie rimangano un ricordo del passato, se non altro questa è finita… bene?
“Non so bene cosa sia l’amore, né tanto meno quello “vero”, però so che provo per te ciò che ho provato in quei pomeriggi d’agosto, ogni volta che ripenso a te”. E’ quella la cosa importante, no?
Vincenzo sembra un personaggio da film, a me ricorda il Ranocchia della serie Romanzo Criminale 🙂
Assolutamente d’accordo con te! Questa fissa di mettere etichette sui sentimenti è solo una presunzione della razionalità. Non ho mai visto Romanzo Criminale ma ora sono curioso di confrontare i personaggi. Spero ti sia piaciuta questa serie!
Si, Gabriele, mi è piaciuta malgrado non mi piacciano le storie d’amore. Mi hai portato in una dimensione che non è la mia e in questi tempi c’è davvero bisogno di comprendere.
Che bellezza! Sono molto contento di questo
“o sei un nerd depresso”
Ah ah ah!