Il gatto, la tartaruga e la strega

C’era una volta al numero 120 di una via un condominio con un prato molto grande, dei balconi che si affacciavano dal pian terreno e lasciavano uno spazio fra il loro fondo e il prato – quindi lì ci si poteva riposare e prendere ombra – oltre che tanti alberi sui quali arrampicarsi.

Questo prato era popolato da una colonia di gatti. C’erano gatte, gattini e poi lui, Ciccio il Patriarca.

Ciccio era il capo della colonia ed era il padre di tutti i gattini. Era un vero re essendo il Patriarca e il suo miagolio era legge.

Un giorno un’abitante del condominio, Alessandra, portò una tartaruga, poi un’altra tartaruga e ancora così a lungo finché il prato si popolò di questi rettili che camminavano lentissimi e al minimo sentore di pericolo si chiudevano nel loro guscio.

Dopo anni di potere incontrastato Ciccio vide questi rettili e sulle prime volle ignorarli, ma solo che le tartarughe incominciarono a occupare gli spazi sotto i balconi ed erano invadenti. Se poi i gatti volevano arrampicarsi sugli alberi, le tartarughe glielo impedivano prendendo a testate il tronco e facendoli cadere.

Erano delle tartarughe molto litigiose.

Vedendo quello stato di cose oltre che l’impossibilità a convivere in maniera civile, Ciccio prese il coraggio a quattro zampe e contattò il capo delle tartarughe: Piripacchio la Tartaruga.

«Senti, mio caro Piripacchio, devi dare una misura ai tuoi simili, sennò le discordie saranno… o meglio sono inevitabili».

«Mi spiace, Ciccio, ma anche noi vogliamo vivere. Abbiamo bisogno dell’ombra, dato che siamo animali a sangue freddo, quindi è per questo motivo che occupiamo le zone sotto i balconi».

«Questo è comprensibile e posso portare pazienza, ma solo… perché prendere a testate gli alberi? Potete benissimo…».

«Prendiamo a testate gli alberi per indurire le squame del cranio. Se non lo facessimo, saremmo tutte troppo deboli, noi tartarughe, e moriremmo».

«Certo, certo, è comprensibile». Ciccio provò a essere paziente. «Ma…».

«Credo di averti dedicato già fin troppo tempo, mammifero. Adesso devo andare a prendere a testate un albero».

Davanti all’espressione impotente di Ciccio, Piripacchio andò a un albero e incominciò a picchiarci il cranio. Ci volle poco tempo che dai rami caddero alcuni gattini.

La situazione era insostenibile e dopo pochi giorni scoppiarono i primi scontri tra gatti e tartarughe.

I felini assalivano i rettili balzando sui loro gusci e cercavano di ferirli, ma le tartarughe reagivano rotolando via e molti gatti si ruppero le zampe. Anche alcune tartarughe si fecero male, e Piripacchio promise vendetta… la stessa cosa fu fatta dalla parte dei gatti e i conflitti diventarono sempre più cruenti.

Ciccio non voleva partecipare alle battaglie, ma si fece trascinare, solo che volle cercare un modo per raggiungere degli accordi e allora la pace… ma non aveva idea di come risolvere questo guaio.

Un giorno, dopo che gatti e tartarughe si furono scontrati con molti morti da tutte e due le parti, Ciccio vide Alessandra che rideva e si fregava le mani. Pensò che forse forse era colpa sua.

Ancora, dopo uno scontro particolarmente cruento, Ciccio vide Alessandra ridere e scherzare sulla morte di gatti e tartarughe. Ma era per caso causa sua, questo conflitto?

Il terzo giorno, Ciccio sorprese Alessandra andare da alcune tartarughe e dire loro: «Lo sapete che i gatti hanno detto questo di voi?» e subito dopo andò dai gatti a borbottare: «Ma lo sapete che le tartarughe hanno detto questo di voi?».

Passò a concludere, Ciccio, che Alessandra seminava zizzania fra loro.

Così Ciccio si congedò dagli scontri e fingendosi morto spiò Alessandra.

In casa sua, Alessandra aveva tanti gatti e tante tartarughe – i quali tutti li credevano prigionieri dello schieramento avverso – che torturava per mero divertimento, allora Ciccio concluse: «È una strega!».

Ciccio volle mettere fine a quella storia e dopo aver atteso che Alessandra fosse uscita di casa, liberò tutti i suoi prigionieri e i gatti scapparono a raccontare degli orrori vissuti ai loro simili, mentre le tartarughe come al solito più lente si fecero attendere.

Per timore che Piripacchio credesse che fosse tutta una manipolazione felina, Ciccio andò dai gatti che aveva liberato e disse: «Aiutate le tartarughe! Solo così ci sarà la pace…».

Quei gatti obbedirono e di fronte al gesto dei felini che aiutavano le tartarughe a scappare nessuna tartaruga più volle fare la guerra. Anzi, tutti quanti – gatti e tartarughe – guardarono in tralice Alessandra, la strega.

Quando per l’ennesima volta la strega Alessandra volle seminare zizzania, i gatti la graffiarono e le tartarughe la presero a testate alle caviglie, così la strega cadde in terra e morì di spavento.

Al numero 120 di quella via tornò la pace che durò per secoli e secoli.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Letture correlate

Discussioni

  1. Ma sai che è una favola che leggerei a mia figlia, se fosse ancora piccola? (si sa che voi due non avete una grande differenza di età). Mi è piaciuta moltissimo. Guarda caso, il mio personale zoo si compone di due tartarughe (Nina e Guizzo) e due gatti (Merlino e Maya). Li tengo separati, quindi non ho sperimentato la loro sintonia ma conoscendo Nina, la tartaruga, sono sicura che sarebbe lei quella a morderli