Il gioco delle biglie

I freni fermarono la bicicletta con uno stridio. Vittorio sbucò dalla nuvola di polvere che aveva alzato. Si guardò dietro circospetto, nessuno lo aveva seguito, bene. Prese la bicicletta in mano e l’appoggio contro il tronco di un grosso albero, vicino ad altre cinque biciclette. Gli altri erano già arrivati, doveva fare presto. Prese un sacchetto legato con lo spago al suo bolide e sfrecciò dentro un sentiero tra gli alberi. La corsa in bici e il caldo estivo lo avevano fatto sudare copiosamente, tant’è che aveva i capelli completamente bagnati. Ben presto il rumore dei grilli e delle foglie mosse da una leggera brezza pomeridiana si confuse con il vociare dei bambini.

Vittorio si fermò vicino ad un albero con dei segni. Lasciò il sentiero e si diresse dentro al bosco. Le voci si fecero più forti e vicine. Dopo qualche metro Vittorio sbucò in cima ad un dirupo che si affacciava su un laghetto. In riva, cinque bambini discutevano animatamente, come se la loro vita fosse in gioco quel giorno.

«Sei proprio sicuro di volermi sfidare di nuovo?» disse Guglielmo con aria arrogante. «Non vorrai fare la fine della settimana scorsa?» continuò con un sorriso maligno e diede il cinque a suo fratello maggiore, Francesco, che tutti chiamavano Cecco.

Raimondo strinse i pugni indignato.

«La scorsa settimana avete barato! Rivoglio le mie biglie!» urlò.

Cecco smise di ridere e gli si parò davanti. Era più basso di suo fratello minore, ma incuteva maggiore paura.

«Non ti permettere di dire che sono un baro, mangialumache.»

«Altrimenti?» e Raimondo si avvicinò così vicino che i loro nasi si sfiorarono.

«Finitela voi due» intervenne Giorgio a separare i due litiganti.

«Risolviamola una volta per tutte, ho anche io un conto in sospeso con te Cecco, rivoglio alcune biglie.» disse Nicola scrutando con aria di sfida Cecco.

«Se siete scarsi non è colpa mia» ribattè Cecco.

Giorgio Nicola e Raimondo tirarono fuori i loro sacchetti, visibilmente infastiditi. Lo stesso fece Cecco. Lentamente slegò il suo sacchetto dalla cintura e lo lanciò sul terreno sabbioso della riva e alcune biglie fuoriuscirono.

«Tutto o niente, oggi ce la giochiamo.» disse Cecco.

I tre dall’altra parte annuirono e lanciarono i loro sacchetti vicino a quello di Cecco.

«Un momento» interruppe Guglielmo. «Siamo tre contro due, manca ancora Vittorio.»

«Chissenefrega di quel bamboccio, bastiamo noi due per battere questi scemi» sbraitò Cecco, già infervorato dalla gara.

Nascosto dall’albero, in cima al dirupo, Vittorio si spaventò e fece per fuggire, ma inciampò su una radice e rotolò già dal pendio.

«Il solito imbranato…» sospirò Cecco.

Giorgio e Guglielmo si avvicinarono per aiutare Vittorio.

Il bambino si alzò in piedi e si tolse la polvere e il terriccio. Aveva qualche graffio qua e là e un rivolo di sangue gli sgorgava lentamente da un taglio al ginocchio sinistro.

«Mia madre mi ammazzerà…» brontolò Vittorio guardandosi i pantaloni sporchi.

«Forza andiamo, stiamo per iniziare» disse Guglielmo con tono severo. Non gli stava molto simpatico Vittorio, era un imbranato.

«Tutto bene?» chiese invece Giorgio, guardando preoccupato il sangue che colava dal ginocchio di Vittorio.

Il bambino annuì e si diresse zoppicando verso gli altri, ma Giorgio lo fermò.

«Forse è meglio se ti sistemi un po’ prima» e gli offrì un fazzoletto.

Vittorio prese il fazzoletto con aria sospetta.

«Grazie.»

Perché era gentile? Era supposto fossero nemici.

Giorgio gli sorrise e gli diede una pacca sulla spalla.

«Allora vi muovete?» urlò Cecco.

«Noi siamo pronti!» gli fece eco Raimondo, impaziente di riprendersi le sue biglie.

Il campo era stato allestito, e una biglia per ciascun giocatore era stata posizionata sulla linea di partenza. L’ arrivo si trovava sulla riva opposta del laghetto, attraverso un percorso pieno di ostacoli.

«Vittorio! Ti sbrighi?»

Vittorio si guardava attorno preoccupato.

«Non trovo il sacchetto con le mie biglie!» urlò.

Gli altri bambini si misero a ridere mentre Guglielmo seccato lo ignorò e si posizionò per tirare la sua biglia.

«Faremo senza di te, allora.»

La gara partì e Guglielmo distanziò immediatamente tutti gli altri. I suoi tiri erano lunghi e precisi ed evitarono tutti gli ostacoli, mentre gli altri erano rallentati da colpi meno attenti e dovettero scontare delle penalità. Cecco in particolare era molto nervoso perché si trovava in un testa a testa con Raimondo e Nicola, mentre Giorgio era poco più avanti.

Raggiunsero un quarto del percorso, in un punto dove la spiaggia del laghetto si interrompeva e veniva sostituita da un dirupo. Per continuare il percorso i bambini dovevano fare un tiro molto lungo e raggiungere la sponda oltre il dirupo, dove la riva tornava sabbiosa e si allungava di nuovo in una piccola spiaggia. Vittorio guardava la gara da sopra il dirupo, pieno di rancore verso quei due fratelli tanto antipatici. Li sopportava perché erano gli unici amici che aveva, seppur prepotenti nei suoi confronti.

Partì il tiro di Guglielmo. La biglia volò sopra l’acqua in una parabola perfetta e atterrò placida sulla sabbia dall’altra parte. Sia Raimondo che Nicola sbagliarono il tiro e le loro biglie finirono in acqua, erano fuori dalla competizione.

Con aria arrogante, Cecco posizionò la sua biglia e prese bene la mira.

«Adesso vi faccio vedere io.»

Piegò il dito medio tendendolo con il pollice, socchiuse un occhio e con la punta della lingua appena fuori dalla bocca tirò. Il dito prese la biglia di lato che schizzò verso la parete del dirupo. Colpì il muro di terra e rimbalzò in avanti, finendo sulla riva opposta, per metà in acqua.

«Fuori!» urlò subito Nicola.

«Eliminato!» rimbeccò allegro Raimondo.

«Non è vero è dentro!» protestò immediatamente Cecco.

«Ma cosa dici? Lo vedi che è finita in acqua? Sei eliminato.»

Cecco, furente, strinse i pugni e andò verso gli altri due.

«Lascia stare» lo fermò Guglielmo. «Tanto io ho già passato l’acqua.»

Cecco si calmò, poi guardò verso Giorgio.

«Se tu sbagli, avremo vinto noi» disse cercando di intimorirlo. «E senza il tuo inutile aiuto» aggiunse rivolto in alto, verso Vittorio.

Giorgio posizionò con tutta tranquillità la sua biglia a lambire l’acqua.

«Avvicinati quanto vuoi, tanto sarà inutile.» lo schernì Cecco.

Raimondo gli si avvicinò.

«Sei la nostra ultima speranza, non puoi sbagliare.»

«Prova da quel dosso, sarai più in alto.» consigliò Nicola.

«No» li fermò Giorgio. «Non ho la stessa potenza di Guglielmo, non riesco a farla andare così in alto.» disse guardando bene lo specchio d’acqua.

«La farò rimbalzare, come con i sassolini.»

Gli altri due sospirano sorpresi, era una mossa che non avevano mai visto.

Giorgio si concentrò e si posizionò per tirare. Appena fece partire il dito, degli schizzi lo distrassero e il tiro, sporcato dall’acqua, fallì.

«Eliminato!» urlò trionfante Cecco con le mani ancora nell’acqua.

«Hai barato!» urlarono all’unisono Raimondo e Nicola.

Giorgio guardava deluso la sua biglia in acqua.

Raimondo e Nicola iniziarono a discutere con Cecco, che si difendeva dicendo che stava cercando di agguantare un pesce.

«Basta!» li interruppe Guglielmo.

«Non voglio vincere così, Giorgio ripeti il tiro» disse.

Giorgio prese la sua biglia e fece per riposizionarla ma fu interrotto da Vittorio.

«Fermo!» gli andò incontro. «Tieni, prendi la mia biglia, è la mia preferita.»

Vittorio aprì la mano e una biglia azzurra con uno stemma rosso con una croce bianca fece mostra di sé.

«Molto bella» disse Giorgio prendendola. «Grazie» e gli sorrise.

Giorgio, seguito da Vittorio, posizionò la biglia pronto per il suo lancio.

«Piccolo traditore» sibilò Cecco a Vittorio.

«Ce lo ricorderemo» disse Guglielmo.

Vittorio gli fece la linguaccia e tornò a guardare il suo nuovo amico. Giorgio tirò, e questa volta, senza alcun impedimento, la biglia sfrecciò sul pelo dell’acqua e dopo tre ribalzi raggiunse la spiaggia, fermandosi esattamente in parità con quella di Guglielmo.

«Ragazzi!»

«Bambini forza a casa!»

«La cena è pronta!»

Le voci dei genitori dei bambini interruppero quel gioco.

«Uffa!» borbottò Raimondo.

«Proprio adesso!» disse Cecco.

Guglielmo e Giorgio si guardarono. Giorgio sorrise al suo rivale, che alzò le spalle impotente.

«Bel tiro Giò» si congratulò Guglielmo.

«Tanti hanno paura dell’acqua, io mi ci trovo bene invece» disse Giorgio stringendo la mano a Guglielmo.

Le voci dei genitori si fecero sempre più insistenti, soprattutto quelle di papà Italo e mamma Franca, genitori rispettivamente di Vittorio e Raimondo.

«Meglio che vada» disse Vittorio.

«Sì anche noi» disse Cecco riconoscendo la voce severa di mamma Germana.

I sei bambini tornarono alle biciclette e si salutarono allegri.

«A domani!»

Il tramonto dietro di loro infondeva un senso di pace e calma in quel piccolo laghetto, dove le biglie giacevano ancora placide, in attesa che i bambini continuassero il loro gioco.

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Discussioni

  1. Ciao Carlo, mi sono divertita a leggere questo racconto. L’ho trovato molto piacevole e solare, i bambini si guadagnano velocemente la simpatia del lettore. Subito mi sono venuti alla mente quei film italiani con protagonisti dei bambini di paese che si trovano a giocare. Mi ha ricordato anche il libro “Un sacchetto di biglie” di Joseph Joffo, che se non hai letto te lo consiglio caldamente perché è in linea col tuo racconto, anche per il periodo storico.

    1. Grazie per il commento, mi fa piacere che abbia apprezzato il racconto. Ho visto il film di “un sacchetto di biglie” qualche tempo fa e mi era piaciuto tanto, recupererò anche il libro. L’idea per questo racconto in realtà mi è partita rileggendo a Natale “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, uno dei libri che più amo in assoluto.

  2. Stupenda l’Italia che arriva in ritardo e cambia schieramento 🤣 resta comunque un po’ difficile cogliere il riferimento con la WWI. In ogni caso una bella idea, i re europei che ancora bambini giocano a fare la guerra.