Il giubotto

Serie: Brevi di vita


Jonny portava sempre lo stesso giubbotto. Non perché fosse costretto ma perché gli piaceva tenerlo con sé. Se lo portava accanto anche in estate, trascinandolo nelle strade della citta. La gente lo considerava folle. Lui non se ne curava e semplicemente parlava al suo giubotto. Gli parlava in continuazione. Entrambi erano amici di lunga data, avevano condiviso tante esperienze insieme. A volte un breve cenno o una sola parola bastava a Jonny per evocare le belle avventure passate insieme. E partiva a raccontare nuovamente l’avventura vissuta nel passato. Molte erano state belle, e molte erano state tristi. Tutta cadute su di loro, con la sola certezza che le avevano vissuto insieme: calci, pugni, sangue, saliva, orrore. Strappi nell’anima per lui e lunghi strappi nel tessuto per il giubbotto. Che farci? Non poteva fare niente contro la vita. Per questo amava il suo giubbotto: perché aveva vissuto con lui, in lui. Un giorno un’associazione locale di volontari aveva deciso di aiutarlo, di fargli del bene, di sostenerlo. Tutto senza chiedergli il permesso. Lo svegliarono bruscamente mentre dormiva, lo caricarono con la forza nel camion dell’associazione, lo portarono in dormitori comuni dove c’erano tanti altri come lui. Lì lo spogliarono con la forza, lo lavarono, lo insaponarono. Tutti intorno a lui e alla sua intimità. Gli tagliarono la barba, che si era fatto crescere negli anni con cura e attenzione. Lo rivestirono con abiti della carità. Quando ebbe la lucidità per comprendere quello che stava accadendo era troppo tardi. Avevano gettato il suo giubbotto. Avevano gettato il suo amico. Pianse di rabbia, di disperazione, di odio. Se la prese con un infermiera. La sbattette al muro, gli diede dei ceffoni. Non avrebbe perdonato nessuno per il male che gli avevano fatto. Visse nell’odio il resto dei suoi giorni, senza mai più rivedere il suo giubbotto.  

Serie: Brevi di vita


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