Il Giusto
Scrivo queste poche righe perché so che io e te — io e te — prima o poi ci incontreremo. Attenzione però, non è per timore. Non sono timido, tutt’altro. È che vorrei essere pronto, mostrare il meglio di me, prima del nostro incontro. Non vorrei deluderti.
È vero, in realtà mi susciti diverse emozioni. E sì, un certo timore lo provo davvero. D’altro canto lo sai: non sei un tipo facile. Sei perfetta nella tua essenza e non lasci spazio a chi vorrebbe sedurti. E io vorrei essere sicuro prima di presentarmi.
Sai, a volte ti ho odiato, guardandoti da lontano. Altre mi hai affascinato. Ho provato a sfiorarti, ma la timidezza me lo ha impedito. Anche quando mi sono avvicinato, sei rimasta lì, perfetta come al solito. Hai il tuo fascino. Mi sei sempre stata accanto, ma non ti sei mai accorta di me. Io invece non avevo altro che te nei miei pensieri. Sei diventata la mia ossessione. E ora che le nostre distanze si fanno sempre più brevi, mi viene da pensare che dovrei arrivarci pronto.
Quando ci incontreremo, la prima cosa è che vorrei che tu sapessi chi sono davvero. Cosa ho fatto. Chi sono stato. Cosa farò. E cosa mi aspetto da questo nostro rapporto. Per questo scrivo: per non essere impreparato. Perché devo dare un senso al nostro incontro, anche se so già che, davanti a te, resterò senza parole. Allora dovrai essere tu a spiegarmi che senso ha tutto questo. Cosa ti aspettavi da me. Perché mi provochi in continuazione. Mi sfiori. Mi sussurri all’orecchio parole dolci, poi scompari. Non ti fai più sentire.
È questo il centro del nostro rapporto. Ci attraiamo e ci respingiamo in continuazione, come quel giocattolo legato al dito che sale e scende finché la forza e il ritmo lo tengono in vita. Il nostro, però, ha un difetto: la corda si accorcia lentamente. E se non si spezza prima, è comunque in costante ridimensionamento. In un modo o nell’altro, finiamo sempre per ritrovarci. Noi viviamo l’uno per l’altra. Senza dubbi.
Ti osservo e mi chiedo: che sai tu di me? Sì, d’accordo, mi conosci. Sai ciò che faccio. Ma mi chiedo: sai cosa penso? Sai chi sono dentro? Questo è importante, perché se mi devi giudicare, non puoi fermarti all’estetica. Lì sarei sconfitto in partenza. Non do una bella immagine di me stesso. Non puoi limitarti all’aspetto: devi entrare dentro, capire perché sono molto meglio di ciò che credi.
Ho visto la miseria, la povertà, la fame. Sono cresciuto con nulla se non la speranza. Le mie scelte erano condizionate dall’ambiente che mi circondava. E poi tu, compagna di banco fin dalle elementari, mi rubavi il sonno. Ho fatto il possibile per crescere, migliorarmi. Mi sono sacrificato molto, senza godere di quel poco che avevo. Ho cercato il salto più lungo che potevo fare. Ho spostato l’asticella ogni volta che la raggiungevo. E ora che ti vedo adulta, pronta per me, ti osservo e mi chiedo: ne è valsa la pena? A quale prezzo ho pagato tutto questo?
In questi giorni di festa, per molti, ti ho visto salire le scale e bussare alla porta dei miei vicini. Eri così elegante, vestita per un appuntamento importante. Ti sei fermata lì, giusto il tempo di imprimere il segno della tua presenza, lasciando in loro solo il ricordo di chi ha condiviso un pezzo di strada.
Mi si è riaperto il cuore e ho pianto per te. Per come la tua vemenza sia arrogante. Tu non chiedi, prendi. Tu non bussi, entri. Sai che nessun uomo ti direbbe mai di no e te ne approfitti. E allora sono qui, pronto a sfidarti. Le tue ferite sul mio corpo sono evidenti, ma non mi sento spacciato. Ho ancora frecce nel mio arco e una sorpresa finale che giocherò all’ultimo momento. Quando tu mi avrai avvolto nella tua ragnatela e mi starai succhiando l’anima, io ti dirò: fallo, non esitare. Ti sfiderò a completare la tua missione. E forse susciterò in te il dubbio di non essere pronta per me, perché io non sto duellando: mi sto concedendo. E non avresti vittoria senza una vittima.
Il mio corpo, quello lo avrai — e come potrei non concedertelo — ma la mia anima no. Anzi, sarà finalmente libera da questo inutile involucro che mi ha violentato l’esistenza. Libera nei sogni, nei pensieri e nei ricordi di chi mi ha amato, odiato, tradito, deluso, sorpreso. Di chi mi ha cercato per un momento di condivisione, nella speranza di ritrovare se stesso. Di chi si è allontanato perché se stesso non lo ha trovato in me ed è andato a cercarlo altrove, ma poi è ritornato. Deluso da chi non gli ha detto la verità. Io sono stato qui per loro, per tutti quelli che hanno cercato la forza di un mio abbraccio, di una carezza, di un bacio genitoriale. Sarò per sempre in loro.
Mentre chi ha voluto inveire sulla mia vita sarà contento di vederci finalmente insieme, senza sapere che ti ho conquistato con la serenità di chi ha vissuto secondo la propria legge, a dispetto di ogni loro accanimento. Che me ne andrò da questo schifo, da tutto questo male che mi circonda, da tutto ciò che ha reso la mia vita un inferno. Eppure, c’è una verità che devo confessare: ti odio, perché mi togli la possibilità di continuare il mio percorso, di provare, di duellare con la vita. E ti amo, perché sei l’unica via di liberazione, il sollievo dal peso che porto addosso. Sei nemica e alleata allo stesso tempo, e io ti accolgo così.
Io sono Il Giusto, e ora so che il paradiso esiste. E non è quello promesso dal libro, ma quello che ho costruito nella mia anima. È tutto ciò che resta quando questa vita finisce. È l’ultimo respiro che mi appartiene, l’abbandono totale, la liberazione che mi attende. E sono pronto per te. Ti sto aspettando.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
È l’amore, è la morte, un enigma femminile, ma anche un affascinante nulla: hai costruito una sorta di archetipo e sei riuscito a renderlo credibile, quasi palpabile. Il Giusto rimane nell’ombra, nello stesso tempo giudice e giudicato, osservatore e osservato, un niente che è tutto, destinato a un paradiso inquietante come inquietante è stata la sua vita. Ma ricca anche, come le vite di chi ha avuto un ideale feroce e adorato che lo ha trapassato da parte a parte. È inutile aggiungere altre parole, perché le tue bastano.
Leggendo mi sono emozionata, ed è qualcosa che mi capita di rado.