Discussioni

  1. Arrivi alla fine e capisci che stavi leggendo una lettera d’amore alla morte. E il bello è che funziona proprio perché fino a metà non lo sai, pensi a una donna, a un’ossessione, e quando il velo cade non cambia niente: resta quella voce ferma di uno che ha deciso di non avere paura. Potente.

  2. In tutta sincerità, quando mi trovo di fronte ai topoi letterari- la morte come femme fatale, la nemica alleata, l’odio-amore catulliano, l’attrazione-repulsione, il complesso del martire, etc – tendo a passare oltre. Ma nel tuo caso l’architettura emotiva mi ha tenuto. Sai trasmettere il dolore di chi è consapevole che la “persona” che può curare le ferite, è la stessa che le ha inflitte. Autolesionismo da superare con dignità, a mio avviso. Ottimo senso del ritmo narrativo, sai esattamente quando alzare il tono e quando abbassarlo. Attendo il prossimo.

  3. È l’amore, è la morte, un enigma femminile, ma anche un affascinante nulla: hai costruito una sorta di archetipo e sei riuscito a renderlo credibile, quasi palpabile. Il Giusto rimane nell’ombra, nello stesso tempo giudice e giudicato, osservatore e osservato, un niente che è tutto, destinato a un paradiso inquietante come inquietante è stata la sua vita. Ma ricca anche, come le vite di chi ha avuto un ideale feroce e adorato che lo ha trapassato da parte a parte. È inutile aggiungere altre parole, perché le tue bastano.
    Leggendo mi sono emozionata, ed è qualcosa che mi capita di rado.