Il Grande Cerchio nel Cielo

Serie: In Your Room


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una chiave per ogni stanza chiusa.

Tutto accadde in una notte di nuvole quando la coltre bassa, che schiacciava ogni cosa, fu d’un tratto squarciata. Un’ombra vi si era affacciata: portava con sé le note di una melodia lontana.

Nulla, era fatta di nulla. Niente più che una macchia silenziosa, avvolta da una malinconia senza fine.

Come destato da un segnale, aprii gli occhi di colpo: quanto chiara può essere l’oscurità… la stessa stanza in cui, spesso, sentivo il mio cuore soffocare nella solitudine, appariva ora nuova e luminosa.

Provai dapprima il desiderio di guardare fuori, poiché sentivo che qualcosa volteggiava lassù. Ma una volta alla finestra scorsi altri occhi che, dietro i vetri delle case, si alzavano increduli verso il cielo. Quelli di chi, come me, aveva vissuto nascosto, ostaggio della paura. Vidi lei, poi loro. Infine, riconobbi il tuo viso: noi, una silenziosa moltitudine che ammirava, nel buio della notte, il grande cerchio nel cielo. 

Fummo sorpresi da lacrime spontanee… avevamo creduto, sin dal principio, di essere disperatamente soli. 

Una forza sconosciuta ci chiamò fuori e uscimmo dai portoni, incontrandoci nelle vie. Procedemmo in file interminabili, fiumi silenziosi che, scorrendo su strade vuote, seguivano il segno apparso lassù. Nessun clamore, non si udiva rumore: era un vagare intimo verso una meta sconosciuta, finalmente visibile.

Mentre ci muovevamo, nessuno osservava il nostro andare. I palazzi dormivano indifferenti… sui balconi, nei cortili, non uno spettatore. Continuavamo a essere ignorati da quel mondo che, sin dall’inizio, ci aveva oscurato; regno di coloro che, votati all’intelletto, vivevano una vita senza corpo. Figli di un’epoca ipocrita inquinata dalle false ideologie, essi portavano nel petto una pietra che non temeva nulla, se non i palpiti assordanti di un cuore di carne.

Quando realizzai che ti trovavi accanto, sentii un brivido nel ventre. Noi che ci credevamo lontani, scoprivamo in quel momento come avessimo vissuto, dall’inizio della nostra vita, inconsapevoli e vicini nelle lunghe ore di una veglia estenuante. E quante volte, in sogno, dovevamo esserci incontrati lassù…

Muti, incrociando i nostri sguardi con quelli di chi ci camminava vicino, avanzammo verso il grande cerchio che continuava a volteggiare. Presto vi fummo sotto, esuli sparsi su un’immensa distesa. Nessuno fu lasciato indietro: solo quando giunse l’ultimo di noi, il cielo s’infiammò.

E la notte si riempì dei colori, dei suoni che avevamo sognato ma mai incontrato. Seguendo un istinto superiore ci spogliammo, mentre il cerchio accelerava fino a raggiungere una velocità folle, inglobando le nuvole attorno. Il cielo divenne limpido e la Luna illuminò i tuoi seni copiosi, i miei muscoli possenti. Dei nostri corpi nudi non provammo vergogna: io entrai in te e tu in me; loro in noi e noi, in loro. Fummo a turno schiavi e padroni, angeli e demoni. Una passione pura scevra dall’egoismo ci unì tutti nella carne: il corpo aprì la via dello spirito e infine ci assopimmo, esausti e felici.

Quando giunse l’alba, aprimmo gli occhi sotto un manto di nuvole. Il cerchio si scorgeva a malapena… aveva rallentato fino quasi a fermarsi. Capimmo che tutto stava per finire, che il nostro sogno, realizzato, ci avrebbe lasciato tra le braccia impietose di una realtà che conoscevamo. Allora cercammo, nei nostri sguardi persi, un frammento di speranza. E non vi trovammo che una disperazione infinita.

Ma tu no, non piegasti il capo. Contro ogni probabilità rivolgesti una preghiera verso l’alto e io, ascoltando le tue parole, compresi, unendomi commosso a te. Presto la moltitudine ci imitò: innumerevoli mani aperte si levarono al cielo, chiedendo che ci fosse concesso di non tornare, di restare laggiù. Noi insieme a noi.

Non vi fu risposta… il grande cerchio sparì in un lampo improvviso. Desolazione e tristezza abbatterono gli animi e ci avviammo, rassegnati, verso casa. Ma qualcosa rallentò il nostro andare: i movimenti divennero lenti, affannosi, finché non dovemmo fermarci. Le mie radici erano rimaste intrecciate alle tue, così come le nostre estremità ormai coperte di foglie. Attorno a noi stavano i nostri simili, un tappeto sterminato di alberi che rivolgevano i rami verso il Sole nascente.

Ci era stata concessa una nuova esistenza, immersa nel medesimo silenzio di allora ma non più imprigionata nella stessa gabbia: liberi e felici avremmo accolto la luce calda, l’acqua pura per trasformarle, in uno slancio di vero amore, nei nostri doni più belli.

Serie: In Your Room


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

    1. Ti sono grato per aver letto i tre episodi in sequenza. Soprattutto per averli commentati.

      Ho controllato il tuo profilo, purtroppo non ho trovato un nome, un alias né una età.
      Posso però immaginare che tu sia giovane… il pezzo dei Pink Floyd è del 1973. Eppure, mantiene una forza emotiva devastante.

      Loro, i Pink, sono stati maestri di introspezione, raccontando le fratture della nostra anima e poi di colpo cavalcandole con voli psichedelici.
      Se sono davvero riuscito a riversare la poesia in prosa, allora sono riuscito a tributargli il massimo di cui sono capace.

      Sono tentato di pensare che tu sia una lettrice.

      Grazie ancora.

  1. Che bello, al contempo poesia ed un sentore quel genere che, negli anni ’50, si chiamava “weird”, a cavallo fra Poe e Lovecraft. Ma io, che amo tanto la fantascienza, ci vedo tanto anche di Nancy Kress.
    Messi da parte gli inutili accostamenti, trovo questo uno dei racconti che mi sono piaciuti di più in assoluto. E naturalmente, le sonorità della meravigliosa voce di Clare Torry mi hanno incantato assai prima di arrivare alla fine, con il link al pezzo musicale. Sicuramente il titolo, certo, ma, credo, qualcosa nello scorrere delle parole che leggevo. Il ritmo, i suoni.
    Grazie, questo resterà.

    1. Rendere onore alla musica, e a questa musica poi, è stata un’impresa. D’obbligo ricalcare quell’epoca, certamente: la voce di Clare non conteneva una parola, eppure riempie tuttora ogni spazio e ogni tempo.
      A me sembra una preghiera innalzata al cielo.

      Apprezzo tanto quanto mi dici sul ritmo, sui suoni. E al riguardo, un grande dubbio, ti confesso, è stato quello del titolo: lasciarlo intatto o variare? Ecco, infine ho interpretato quel “gig”, letteralmente “spettacolo”, in un cerchio che abbracciava una moltitudine. Un tributo a quell’epoca di sognatori che, già, volgeva al termine.

      I Pink Floyd restano per me un mondo a parte, forse il più bello e irraggiungibile. Ma vedo che anche tu ne subisci il fascino, come dire, quel dark side…

      Grazie, Giancarlo.

    1. Conosco il racconto di Lovecraft, geniale, surreale.
      Molto molto bello questo accostamento, mi onora sinceramente.

      Vorrei risponderti con certezza, con decisione. Ma è difficile sai. La stessa parola “proibiti” non c’entra l’obiettivo del tutto.

      Grazie Kenji.

  2. Leggendo il titolo del racconto ci avrei scommesso che la canzone sarebbe stata quella là… che meraviglia di pezzo!
    una buona metà del racconto mi ha ricordato il film Skyline, poi sono tornato indietro a rileggere tutto una seconda volta. E’ un racconto a suo modo lisergico, aderente allo stile dei testi dei Pink Floyd: Il viaggio che nasce in una stanza colma di solitudine, l’attrazione di questo cerchio nel cielo, la liberazione dei propri corpi, la mutazione, la nuova esistenza; è onirico e psichedelico contemporaneamente.

    1. Caro Francesco. Sì, credo che il brano dei Pink Floyd, un’opera d’arte mondialmente conosciuta, mi abbia dato le ali.

      Più di una volta ho temuto di non farcela, visto il livello del pezzo, temendo perfino di procedere a un accostamento indegno. Ma questo tuo commento, insieme a quello così positivo di @LegGoriferito , mi tranquillizzano un po’.

      Confermo, non avrebbe avuto senso procedere su una strada diversa da quella dell’epoca d’oro del gruppo: l’onirico c’è l’ho messo io, ma lo psichedelico è tutto loro.

      Grazie, Francesco. Una lettura perfetta la tua.