Il grande dio marziano

Aprì gli occhi e il suo primo pensiero fu di tornare a casa.

Si alzò in piedi e vide i suoi servi – quegli insetti – che lo incensavano con tante moine e sorrisi. «Vuoi che ti laviamo?», «Vuoi che annunciamo il tuo arrivo?», «Vuoi che facciamo qualcosa per te?».

Scosse la testa. «No, state zitti». Ne uccise uno e tutti gli altri si spaventarono. Nessuno corse via per la paura, ma si vedeva che desideravano tanto essere altrove.

Iniziò a incamminarsi e i suoi servi – quegli insetti – lo seguirono che tremavano, ma rimaneva il fatto che il loro dovere era servirlo e non potevano fare altro.

Allora uscì dalla grotta e vide il suo Regno. Lì, dove la savana incontrava il deserto, tutto era suo. Ma sapeva che su tutto ciò incombeva una minaccia.

Si incupì, doveva fare qualcosa sennò ogni cosa si sarebbe rovinata, ma voleva anche un po’ divertirsi.

«Ho un’idea». Schioccò le labbra, nel dirlo. «Tu e tu, affrontatevi in duello… voglio che finisca solo quando uno dei due muore».

I due si scambiarono un’occhiata terrorizzata, era ovvio che non avevano molta voglia di obbedire.

«Fatelo, ho detto! Io sono il vostro dio».

Si rassegnarono, presero una mazza ciascuno e incominciarono a battersi.

Di lì a poco, il sangue iniziò a scorrere ma quando stava per esserci il meglio del duello, lui diede le spalle a tutto ciò. Preferì andar via, si annoiava.

I servi – quegli insetti – lo seguirono facendogli i complimenti.

«Non basta. Ditemi che sono bellissimo!».

«Sei bellissimo» obbedirono all’istante.

«Tu… non mi piaci, sei troppo untuoso».

«Ma io…».

Non lo ascoltò più, lo uccise.

Dopo un attimo, fece uno sbadiglio. «Mi sto annoiando».

I servi – quegli insetti – si scambiarono delle occhiate di paura, allora lui ebbe un’idea: «Portatemi da mangiare. Se mangio un po’, non mi annoio più».

Tirarono dei sospiri di sollievo e si organizzarono per la caccia, ma lui non era d’accordo. «Tu, tu e tu… andate a procurarmi del cibo. Voi altri, rimanete qui… Obbedite, che sennò mi arrabbio».

I tre corsero a recuperare delle armi, gli altri chinarono lo sguardo e lui si arrabbiò: uccise un altro di quei servi – quegli insetti.

La giornata, anche se era iniziata male, prometteva bene, ne era certo, solo che in quell’istante il suolo incominciò a tremare.

«Il terremoto!» urlarono i suoi servi – quegli insetti.

«No, peggio». Stava per uccidere uno dei suoi servi – quell’insetto – quando da dietro la montagna comparve una figura gigantesca.

Si gettò in ginocchio ad adorarla. «Pietà, pietà!».

«Perché, tu ne hai avuta per loro?». Ma un attimo dopo, il grande dio marziano scoppiò a ridere. «Mi devi servire per una cosa. Vieni qua, prima che ti uccida, lurido insetto!».

Obbedì. C’erano insetti e insetti, e lui era qualcosa di molto meno di fronte al grande dio marziano.

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