Il grande picchio nero

Serie: Tra le luci del cielo


Provavo ad individuare un punto di riferimento, un dettaglio che mi rivelasse la mia posizione. Avevo anche pensato di tornare semplicemente indietro, ma sospettavo che il percorso sarebbe stato particolarmente lungo. E poi quella strada alberata, così al buio, era talmente tetra! Se mi fossi trovata in un racconto dell’orrore, il serial killer avrebbe scelto proprio quella strada per saltare fuori all’improvviso e aggredirmi. No, grazie. L’alternativa era la strada che proseguiva sulla mia destra: ai lati c’erano due case abitate e subito dopo la curva, una strada principale. Non la conoscevo, ma sembrava più sicura.

Non mi ero accorta che, nel frattempo, le stelle avevano già iniziato a brillare. Non c’era nemmeno una nuvola in cielo. Lo spettacolo era maestoso, nonostante le luci della città. Per un attimo, sospirando, avevo messo da parte l’angoscia di essermi persa. Sulla strada principale non c’era nessuno, tranne qualche auto che sfrecciava di tanto in tanto. Ma dopo qualche minuto, ecco un’ombra che camminava nella mia direzione. Un uomo? Una donna? Sì sì, sembrava proprio una donna. Era anziana, portava un cane al guinzaglio. Man mano che si avvicinava, potevo osservarla meglio: lunghi capelli argentati, un cappotto verde, un po’ malandato. Pantaloni larghi e scarpe da ginnastica. Però, che personaggio particolare! Il cane era un normalissimo Yorkshire. Eppure in viso aveva qualcosa in comune con lei. È proprio vero che cani e padroni finiscono per somigliarsi. Mi era scappato un mezzo sorriso, proprio quando l’anziana signora stava per passarmi accanto. Lei, guardandomi negli occhi, aveva ricambiato il sorriso. Poi, lasciandomi esterrefatta, aveva afferrato la mia mano, mettendoci qualcosa e riuchiudendola a pugno subito dopo, come se si fosse trattato di un tesoro prezioso. Dopo avermi consegnato quell’oggetto misterioso, senza dire una parola, era andata avanti per la sua strada.

Non avevo il coraggio di guardare, così ero rimasta per un po’ col pugno chiuso, senza nemmeno voltarmi, pietrificata. Quando poi avevo intuito di essere nuovamente sola, mi sono fatta coraggio e ho aperto la mano: un foglio di carta, un volantino pubblicitario.

“Sei pronto ad inviare il tuo messaggio nello Spazio? Da oggi potrai farlo! Inviaci il tuo messaggio e noi lo trasformeremo in codice binario e lo trasmetteremo per te”.

Che stupidaggine! Gli anziani purtroppo sono così, ad un certo punto non ci stanno più con la testa: fermano uno sconosciuto per strada e gli consegnano una cartaccia che avrebbero potuto gettare via da soli.

Eppure, quell’incontro mi aveva lasciata in qualche modo stordita. Infatti, da quando avevo incrociato gli occhi di quella donna, avvertivo uno strano ronzio alle orecchie e dei forti capogiri. Che mi stava succedendo? Non riuscivo a capire.

Poi, finalmente, ecco la strada di casa. Che sollievo. Troppe emozioni iniziavano a stancarmi.

Una volta entrata, stavo per gettare via quel volantino ma, non so per quale strano motivo, avevo deciso che avrei potuto conservarlo almeno fino al giorno successivo. A volte si ha la necessità di custodire delle prove, per accertarsi che certi strani avvenimenti non siano stati solo il frutto della nostra immaginazione. Sì, forse era questo il motivo che mi impediva di gettarlo via.

Il ronzio alle orecchie era ormai sparito, così come i capogiri. Ma continuavo a pensare all’assurdità di quella proposta: inviare un messaggio nello Spazio. E chi l’avrebbe mai letto? Chissà poi quanti soldi avrebbero chiesto per un simile servizio! Era certamente una truffa, e qualche povero idiota avrebbe anche abboccato.

Ero stanca, stavo quasi per addormentarmi.

C’è un momento, poco prima di iniziare a sognare, in cui sonno e veglia si confondono. Proprio in quel momento, il volto di quella donna mi era apparso davanti come un fantasma. Così, ho aperto subito gli occhi e lei è sparita. Poi di nuovo, stavo quasi per addormentarmi e rieccola: era di nuovo lì a fissarmi. Alla fine, troppo stanca per continuare quella lotta, mi sono lasciata andare, abbandonandomi completamente al mondo dei sogni.

Era estate, faceva molto caldo. Mi trovavo ai piedi di una montagna. No, guardandola meglio era una struttura architettonica, c’erano come delle grandi scale che portavano in cima. Alcuni uccelli svolazzavano sopra la mia testa e d’un tratto uno di loro aveva deciso di planare nella mia direzione. Istintivamente, avevo alzato il braccio destro e lui si era posato lì, afferrando il mio braccio con entrambe le zampe. Poi, guardandolo dritto negli occhi, l’avevo riconosciuto: era lui, il grande picchio nero!

Serie: Tra le luci del cielo


Avete messo Mi Piace9 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. ” A volte si ha la necessità di custodire delle prove, per accertarsi che certi strani avvenimenti non siano stati solo il frutto della nostra immaginazione.”
    Ecco, questa frase per me è indice del fatto che tu sappia come si scrive. Mi spiego (o per lo meno ci provo): ci serve che la protagonista conservi il foglietto fino al giorno successivo. Quindi tu, scrittrice, devi trovare un motivo valido. Ed eccolo qua: non una banale dimenticanza, ma intenzionalmente, e per un motivo che si regge benissimo. Non so se mi spiego, ma questa riflessione crea un forte realismo nella situazione

  2. È molto intensa la dimensione onirica di questo episodio, come fosse un lungo sonno-veglia da cui la protagonista non riesce a uscire. Affascinante e misterioso l’incontro con la donna, ma ancora di più il sogni premonitore.

  3. “Non mi ero accorta che, nel frattempo, le stelle avevano già iniziato a brillare. Non c’era nemmeno una nuvola in cielo. Lo spettacolo era maestoso, nonostante le luci della città. “
    Bellissimo questo passaggio. “Spegni le luci della città, così il cielo si illumina”, canta Cremonini. Ed è vero. Complimenti Arianna! Recupererò pian piano anche gli altri episodi!! 👏 ❤️ 😃

  4. “A volte si ha la necessità di custodire delle prove, per accertarsi che certi strani avvenimenti non siano stati solo il frutto della nostra immaginazione.”
    Ecco spiegato il motivo del mio conservare ancora fogli inutili😂

  5. Mi è molto piaciuta l’atmosfera misteriosa di isolamento della parte iniziale, con tutte le risonanze dei pensieri del personaggio che fanno da sfondo e sviluppano quello che prova mentre qualcosa gli accade – o gli sta per accadere – rendendo la narrazione dilatata e intensificata dalla sua prospettiva interiore, come dal suo modo di articolare il suo monologo, oltre che dallo sfondo dove si concentra l’azione. E poi l’idea del messaggio chiuso all’improvviso in una mano è davvero accattivante e lo trovo un altro punto di forza del tuo episodio. Ci sono degli elementi radioattivi e stimolanti, ben calibrati, che spingono a continuare con interesse questa dorsale, fino all’immagine finale del picchio che si avvinghia al braccio, che ho avvertito come un segnale, un simbolo orientato a predisporci verso nuovi scenari.