IL GRANDE TOPO GRIGIO

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Un gatto di campagna si trova ad affrontare una preda troppo grande.

Nella grande campagna sotto il cielo azzurro, dipinto di nuvole lente e mutevoli, viveva un gatto arancione. Era ancora un cucciolo, o poco più. Si era allontanato dalla madre inseguendo una farfalla, poi aveva notato una spiga di grano dondolare solitaria. Incuriosito, si era avvicinato alla spiga e, credendola un pericolo, la colpì con tutta la forza che aveva; ovvero quella di un gatto arancione di pochi mesi.

Ovviamente la spiga di grano si piegò e tornò “aggressivamente” verso il micio, che cominciò a boxare contro la spiga di grano, fino a che non la afferrò, obbligandola al suolo con il suo peso. “Grande vittoria” Pensò il gatto, che si assopì, masticando la spiga come se fosse la mammella di una gatta.

Quando si risvegliò era ormai buio, e di sua madre e di tutti gli altri gatti non vi era che un vago sentore, che il gatto arancione seguì, finché non lo perse del tutto. Decise quindi di tornare indietro; avrebbe aspettato il loro ritorno.

Arrivò la mattina, e il gatto arancione aveva fame. Cominciò ad esplorare la campagna attorno a sé. La prima cosa che vide, superati gli alberi che lo nascondevano dall’ombra fu il cielo: Era grande, immenso, con grandi nuvole bianche e celesti che disegnavano figure astratte. Il gatto arancione lo guardò e si allarmò per un istante, non aveva ancora visto l’immensità del mondo che lo circondava, ma si calmò; abbassando lo sguardo la campagna si estendeva davanti a sé. Era calma, il vento portava l’odore della terra, degli alberi e dell’erba fresca. Il gatto si distese più che poté, poi sbadigliò e si mise su. Cominciò a camminare lentamente, in basso, come aveva visto fare a sua madre. Fortunatamente, il gatto arancione si soffermò troppo sul cielo, abbastanza da vedere due sagome scure sopra di lui avvicinarsi rapide e minacciose. Il gatto arancione balzò appena prima che un falco lo afferrasse con i suoi artigli. Il secondo atterrò proprio davanti a lui, beccando all’altezza del suo muso. Il falco colpì il gatto arancione, che cominciò a sanguinare e, in preda al panico, scappò, rifugiandosi all’ombra degli alberi e balzando verso un buco nel terreno, proprio dove un albero aveva messo le radici.

I due falchi si scagliarono sul buco, cercando di tirar fuori il gatto con gli artigli e con i becchi, ma il gatto si era nascosto troppo in profondità per loro, così dopo un’ora passata a cercare di stanare il gatto i due uccelli si arresero e volarono via.

Il gatto, ancora spaventato, pensò che non sarebbe mai più uscito dal buco. Cominciò a nutrirsi dei vermi che trovò nel terreno; avevano un gusto pessimo. La notte passò lentamente, ogni rumore faceva balzare il micio che, ancora tremante, non trovava un momento sereno per assopirsi. Quando il sonno giunse era già l’alba.

Il sole era alto nel cielo ed il gatto arancione aveva sete. Fu più forte di lui; nonostante la paura il suo istinto di sopravvivenza prese il controllo del gatto che uscì dal buco, con lo sguardo in alto, rasentando l’erba e le radici degli alberi si mise alla ricerca di una fonte d’acqua. Quatto quatto camminò per un bel po’, prima di trovare uno splendido fiume scintillante.

Prima di andare ad abbeverarsi, il gatto analizzò la situazione. Il cielo era libero da predatori e al fiume non c’era nessuno. Si avvicinò con il passo felpato, arrivò davanti il fiume e cominciò a bere.

Non lo faceva da un po’. Sopraffatto dalla sete e dalla sicurezza di essere da solo, il piccolo gatto arancione entrò di più dentro l’acqua, ma dopo poco scivolò dentro il fiume cristallino, venendo trasportato dalla corrente per alcune centinaia di metri, prima che il gatto, senza fiato, trovasse un appiglio fra le rocce a cui si aggrappò con tutta la forza che aveva, uscendo dall’acqua bagnato fradicio e tremante.

Era una sensazione che non gli piaceva, quella di essere bagnato, non l’aveva mai provata, decise che si sarebbe tenuto a debita distanza dalle grandi masse d’acqua, indipendentemente dalla sua sete.

Si sdraiò sotto una pozza di luce che si estendeva nel bosco; un piccolo paradiso soleggiato nella penombra degli gli alberi. Si asciugò al sole, sonnecchiando con un occhio aperto per evitare di essere nuovamente attaccato da qualcosa; rischiare di morire due volte in due giorni era troppo anche per un piccolo gatto arancione di campagna.

Durante quella piccola frazione di pace, in cui il pelo arruffato e bagnato tornava ad avere una forma sensata, il gatto arancione vide qualcosa muoversi fra le frasche. Era qualcosa di piccolo e grigiastro che scattava rapido, cercando di non farsi vedere. Il gatto pensò che qualcuno dei suoi fratelli, o addirittura la sua mamma fosse tornato indietro per cercarlo. Così il micio tornò sulle zampe e corse verso i cespugli, ma non vi trovò alcun gatto.

Quello che vide fu un animale ancora più piccolo di lui, con una lunga coda rosa, i baffi lunghi, il pelo grigio ed un paio di dentoni squadrati. Il gatto fu deluso ma, incuriosito da quell’essere e cominciò ad osservarlo più da vicino. Avvicinandosi, allarmò l’animale, che si voltò verso il gatto arancione. I due si guardarono un attimo, il piccolo animale aveva due occhi rossi annacquati e guardava il gatto arancione che, ormai traumatizzato dalle brutte esperienze, si mise in guardia, anche se quel topolino era piccolo meno della metà del gatto.

Il topo scappò via. Il gatto arancione cominciò ad inseguirlo; prima fra i cespugli, poi fra le radici degli alberi, infine il gatto riuscì ad afferrare il topolino prima che esso potesse salire su un albero. Senza pensarci su il gatto divorò il topolino in un sol boccone.

Fino ad allora il gatto non era ancora riuscito a provare un’emozione simile: Il pelo gli si arruffò, mentre il gusto del topolino gli scivolava in gola come un’orchestra di sapori che fecero inebriare il gatto, che non sapeva bene di cosa si fosse appena cibato, ma sapeva che ne voleva ancora e ancora e, se possibile, ancora qualcosina in più.

Continua...

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Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fiabe e Favole

Discussioni

  1. Ciao Alexander. Mi è piaciuto il tuo racconto che trovo coinvolgente e ben costruito. Hai accompagnato con naturalezza la crescita del piccolo gatto, mostrando il mondo attraverso i suoi occhi e rendendo credibili sia la meraviglia sia il pericolo.
    Le descrizioni sono evocative e contribuiscono a creare un’atmosfera immersiva, mentre la progressione degli eventi mantiene vivo l’interesse fino al finale.
    Se posso permettermi, solo in alcuni punti il ritmo potrebbe risultare ancora più scorrevole alleggerendo qualche periodo e limitando alcune ripetizioni, ma si tratta di aspetti facilmente rifinibili.
    Un incipit di serie promettente 🙂

    1. Grazie mille per il commento e per i suggerimenti, ne farò tesoro! 😁 In realtà si tratta di un singolo racconto, ma della lunghezza esatta di tremila parole, quindi pubblicherò le ultime due parti fra oggi e domani. Grazie ancora 🙏🏻