Il grugnito dello squalo porco
Il barista Gontrano, osservando l’ultima delle molteplici notifiche di intimazione di pagamento della banca, decise che era giunto il momento di raggiungere la defunta moglie; pertanto si portò la canna del fucile in bocca, ed, in modo repentino, esplose un colpo, spargendo sangue e materia cerebrale sul bancone e nei ripiani degli alcolici, mentre il resto del corpo, scivolò, come una bavosa, sulla pedana.
In quell’istante sopraggiunse il bambino obeso con lo sguardo vacuo ed il sorriso inebetito che, quotidianamente, vagabondava per il quartiere.
Il piccolo infelice era solito fermarsi al bar di Gontrano in quanto costui, impietosito dalla sua miserabile condizione di solitudine e dal suo evidente ritardo nell’ apprendimento, era solito foraggiarlo con una barretta di cioccolato od un gelato che il bambino trangugiava con la sordida avidità tipica del maiale nel castro.
Gontrano era l’unico amico che quella disgraziata e reietta creatura aveva.
Il bambino appoggiò la bicicletta al muro ed entrò timidamente nel bar; non vedendo nessuno, superò timidamente il bancone, arrestandosi di fronte alla pedana dove giaceva, spalmato a pelle di leone, il cadavere del suo amico, decapitato e dilaniato.
Il bambino rimase alcuni secondi ad osservare i resti di Gontrano in contrito silenzio.
Infine si avvicinò al vecchio amico, lo osservò da vicino e, repentinamente, asportò dalle sue tasche portafoglio e cellulare.
Successivamente spostò le gambe di Gontrano con una pedata, in quanto ostruivano il passaggio verso la cassa, che depredò integralmente.
Infine, ricordando dell’uscita posteriore, posizionata in uno stanzino ubicato dietro al bancone, che Gontrano, con paterno affetto, gli aveva indicato, la utilizzò per dileguarsi con la stessa destrezza con cui, alcuni mesi prima, per garantirsi un affido presso una famiglia maggiormente benestante, aveva conficcato, nel sonno, un paio di forbici nella gola della madre naturale, imputando successivamente la responsabilità di quella iniqua e barbara uccisione ad un tossico balordo, alla ricerca di denaro, come quelli che la stessa solitamente frequentava.
Nessuno d’altronde poteva sapere che quell’informe catrozzolo di lardo era il frutto di un accoppiamento non consensuale tra la madre naturale, una prostituta di pessima levatura, ed un cliente un po’ troppo spavaldo che, negli anni successivi, si sarebbe ritagliato uno spazio consistente nelle cronache nazionali come autore di omicidi seriali.
Nessuno poteva peraltro sapere che quel catrozzolo, con lo sguardo vacuo da ritardato, accentuata dal triplo mento, la bocca contorta in un sorriso goffo ed i capelli biondi riccioluti, era in realtà un triste diciassettenne affetto da SSR e mutismo selettivo.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Umoristico / Grottesco
Narrato alla perfezione senza compiacimento . Racconto da manuale!
Ti ringrazio sinceramente