Il labirinto della paura

Serie: Bambini nel tempo


Paura, angoscia, terrore.

Giudizi, prove, esami.

Panico! Incubo! Disperazione!

Testa che gira, gambe che tremano!

Cuore, stomaco, reni, intestino!

Tutto questo si contorceva in Emilio.

Dodici anni, capelli scuri, occhi neri, corpo esile. Sguardo sveglio, ma impaurito dalla vita.

Il gran giorno era arrivato!

Il gallo aveva cantato, gli uccellini cinguettato.

Briciola aveva iniziato a muoversi ai piedi del letto, strofinando il muso sulle sue gambe.

Un raggio di sole faceva capolino tra le persiane ancora chiuse.

«Emilio! Sveglia! La colazione è pronta!»

Le parole di mamma risvegliarono del tutto Emilio che, stiracchiandosi, iniziò ad appoggiare i piedi sullo scendiletto, alla ricerca delle ciabatte.

Un’oscillazione, quasi un tremito, un giramento, il pavimento iniziò a muoversi. Sembrava gomma sotto i piedi nudi. Molle, gelatinoso, attaccaticcio.

Emilio pensò di sprofondare.

Le gambe bloccate, la testa rotante.

«In una giungla o almeno in una laguna melmosa mi sono risvegliato questa mattina. Non nella mia camera» pensò il ragazzino, mentre abbassava la maniglia della porta.

Le scale. Emilio le vide interminabili, pronte a roteare su se stesse, a distorcersi, quasi a fluttuare.

Laggiù in fondo al corridoio la cucina, la prima prova da affrontare, fare finta di nulla.

La colazione, le risa di Cleò, la sua sorellina di sette anni, la voce di papà: la normalità.

«Papà! Quasi quasi si potrebbe parlare con papà, magari chiedere consiglio! A mamma no, non bisogna dire nulla! Lei si preocuperebbe, mamma si preoccupa sempre!»

«Papà aiutami oggi devo affrontare il labirinto! No non posso dire niente, papà ridererebbe di me!» Una voce eccheggiò perentoria nella sua mente, riportandolo alla dura verità. Era solo ad affrontare questa sfida.

«Nessun demone dagli occhi rossi, nessuna stregoneria, nessuna magia! Non siamo in un libro di Harry Potter, non vieni trasportato in una dimensione parallela, nel labirinto ci trovi zanzare e magari un topolino! Suvvia Emilio non fare il bambino! Devi solo affrontare un labirinto nel mais, al massimo tornerai a casa con un poche di punture d’insetti.» Cerco di rassicurarsi Emilio.

La porta della cucina!

«Ciao fratello! Buongiorno! » Trillò la voce squittente della sorellina intenta ad addentare un panino di marmellata.

Lo sbaffo rosso di fragola sulla guancia e i piedini scalzi dondolanti sotto la sedia strapparono un sorriso a Emilio!

Primo traguardo vinto. Adesso bastava trovare il coraggio di vestirsi, imboccare la bici, andare a scuola e dopo…

Dopo erano dolori! Paura, angoscia.

Dopo era solo: Il LABIRINTO!

Come in un film Emilio si vestì, si lavò, salutò la sua famiglia.

Un bacio a mamma e sorellina, un saluto da lontano a papà.

La bici sembrava lenta quella mattina, la scuola lontanissima, le lezioni interminabili, gli amici fantasmi usciti da un film dell’orrore, erano sbiaditi, stinti, evaporati, incorporei.

Pure Evelina. quella carina del primo banco, sembrava non essere vera.

Driinnn, la campanella! Come uno scoppio, eccheggiò nella sua mente

Le lezioni sono finite!

 Il momento è giunto.

All’uscita di scuola, tutti schierati, come in parata ad aspettarlo. Il Giova, Ale, Mac e pure Evelina, tutti in schieramento, ad attendere lui e la sua prova.

Le gambe pesanti, il fiato corto, il cuore all’impazzata nel petto. Emilio inforcò la bicicletta e senza dire neppure una parola si avviò verso il Labirinto!

Davanti a sé vide stagliarsi il portone di legno con sopra il teschio di toro.

«Emilio non aver paura, è solo un percorso tra il mais, non può accadere nulla.» Nonostante le rassicurazioni che Emilio s’impartiva, la paura continuava a salire, quasi un presentimento di sventura!

Oramai era lì davanti, dietro di sé voci parlavano, consigliavano, incoraggiavano, ma Emilio, sordo a tutto, vedeva soltanto il varco stagliarsi davanti a sé.

Un passo davanti all’altro, senza fretta e il portone era superato.

Cri cri cantavano i grilli, mentre l’altissimo mais inghiottiva tutto e tutti lasciandolo solo con le sue paure.

Mentre si addentrava Emilio, sentì sempre più il terrore impadronirsi del suo corpo e della sua anima. A poco a poco vide la luce del sole sparire, lasciando il campo alla tenebra.

Buio! Caldo! Mancanza d’aria! Emilio iniziò a sentirsi mancare il respiro!

Nulla, non vedeva più nulla! Solo buio e un estenuante, assordante canto di grilli.

«Dove sono? Dove sto andando?»

«A destra non si passa, a sinistra mais impenetrabile! Dritto, no quello non è il davanti, da lì sono arrivato! Sto procedendo? No! Forse è meglio se torno indietro!»

«Vieni Emilio, vieni avanti, non aver paura, vieni da me.»

Una voce suadente lo chiamava. «No, non voglio andare, voglio tornare a casa.»

«Una piccola luce rossa, no, sono due e si muovono! Si avvicinano, sembrano quasi indicare la via. Seguile Emilio, corri, non lasciartele scappate, provaci, sono la tua unica possibilità di uscirne vincente!» Si disse il ragazzino.

Una corsa, fino al centro del labirinto. Una figura proprio nel centro.

«Chi sei? Non riesco a distinguerti. Girati fatti vedere.» Gridò Emilio

La figura lentamente si girò.

Un urlo squarciò il silenzio, 

Era Emilio che cadeva a terra come paralizzato, una voragine si stava spalancando sotto i suoi piedi. Iniziò a sprofondare, qualcosa lo risucchiava. La terra lentamente si richiuse sopra la sua testa.

Buio, silenzio!

Serie: Bambini nel tempo


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Lorenza. Che bello, ci regali un’altra serie! 😀
    Non so perché ma sento profumo di soft horror ed ho l’acquolina in bocca. Quella del povero Emilio sarà una favola nello stile di “Alice nel Paese delle Meraviglie” o un incubo? Attendo il prossimo episodio per scoprirlo.

  2. In questo racconto avverto un ritmo concitato, quasi un’urgenza di descrivere, che va di pari passo con l’angoscia provata da Emilio. Almeno, io percepisco questo. Il personaggio è quindi credibile. Brava, Lorenza ?

  3. ciao!
    vedo che questo è l’inizio di una serie, ed in quanto tale, promette bene.
    Mi piace il modo che usi per trasmettere l’idea di situazioni concitate, con parole secche, isolate, esclamate (confesso: fatto anch’io in un racconto, il Pozzo, quindi son di parte!)
    E mi piace l’idea della prova iniziatica di Emilio, quello che gli capita, durante una prova che sembra un rituale che tutti i bambini devono fare (o forse per un motivo particolare tocca solo a lui?) apre scenari interessanti per il proseguo della serie!

    1. Grazie, anche io amo le frasi corte e secche e sono contenta ti abbiano trasmesso l’idea di urgenza, paura, concitazione, che era proprio quello che volevo comunicare.
      Spero di essere all’altezza anche nei capitoli successivi. ?