Il lavoro nell’era digitale

Il fatto che una persona cambi lavoro, al giorno d’oggi, non avrebbe nulla di singolare. 

Se però quella persona, ben nota tra gli amici per essere l’anti-tecnologia per eccellenza (vedasi un mio post precedente), ora lavora in una società che offre servizi di digitalizzazione ed eCommerce per le farmacie, beh… Allora la notizia sì che diventa eclatante!
Signore e signori, mi do il benvenuto nel mondo del digitale!
Un mondo in cui sto cercando di farmi largo con disinvoltura, mascherando la mia scarsa dimestichezza con il web.
Un mondo affascinante, complesso ma soprattutto, un mondo fortemente e dannatamente giovane!
Quello di cui aveva bisogno una diversamente ragazza come me per svecchiarsi un po’.
What else? Ci riuscirò? Ai posteri l’ardua sentenza.
Ed ecco allora una carrellata delle novità di questi ultimi intensi tre mesi!
1. I colleghi
Partiamo dalle due colleghe con cui sono a più stretto contatto e con le quali condivido l’ufficio. Anzi, partiamo nello specifico dalla loro età: sì, la loro età. Nonostante la mia inettitudine per la matematica, ho prontamente realizzato che la somma delle loro età è (quasi) pari alla mia.
La più giovane ha dieci anni più di mia figlia. Mia figlia, per inciso, ha quasi undici anni. Ho il terrore di chiedere quanti anni abbiano le loro mamme.
Già questo di per sé farebbe ridere. Ridere gli altri, sia chiaro.
Io, invece, mi devo ancora riprendere dallo shock.
Quando, con un certo compiacimento, ho detto ad una mia amica che, nonostante ciò, non percepissi la differenza d’età, lei mi ha immediatamente riportato sul pianeta terra dicendomi: “Tranquilla. Tu forse non la senti, ma ti assicuro che loro non ti vedono come una coetanea”. Dopo un attimo di riflessione, le ho dovuto dare mestamente ragione. 
Così ho scoperto di essere, in gergo giovanile, una “boomer”, ossia vecchia. Mi merito le lenti progressive, i capelli grigi e il “signora” rivoltomi dalle commesse nei negozi.
Mi merito che le colleghe giovani mi chiedano consigli su Facebook perché è roba da vecchi, a differenza di Instagram o Tik Tok.
Fortunatamente ci sono anche due colleghe che hanno qualche anno più di me: quando le ho conosciute, avrei voluto abbracciarle commossa, ringraziandole di esistere in questo microcosmo di under 30.
Ci sentiamo come i koala in via di estinzione: una specie rara da proteggere. Ecco il perché della piantina di eucalipto sulla nostra scrivania.
Ah, rassicuro tutti: la giovane collega che l’altro giorno, pensando di farmi un complimento, mi ha detto che ho “ancora” una bella pelle (sottintendendo -nonostante l’età-) al momento è viva. Vedremo se arriva illesa al Natale.
2. Il PC
Il primo giorno di lavoro mi hanno dato un PC portatile con lo schermo touch. Cosa di cui ignoravo l’esistenza, faccio outing. Ho passato la prima mezz’ora a toccare lo schermo come fa un bambino con il cellulare della mamma. Al netto delle mani sporche di Nutella, sia chiaro.
Ma l’apoteosi è avvenuta quando mi hanno collegato il portatile ad uno schermo che non era un normale monitor, ma un maxi schermo stile “UCI Cinema”, persino curvo: una cosa mai vista! Mi aspettavo, da un momento all’altro, che si spegnessero le luci e il leone della MGM cominciasse a ruggire per segnare l’inizio del film. Sentivo già odore di pop corn nell’aria.
Non è andata così, ma va benissimo lo stesso.
Ho avuto la stessa reazione di stupore dell’homo erectus alla vista del fuoco. Dopo essermi ripresa, ho iniziato a mandare a mezzo mondo la foto del mio monitor, con tanto di bottiglia dell’acqua accanto per evidenziarne le dimensioni (1,5 lt, mica quella piccolina da 0,5 lt). Un atteggiamento serio, maturo e responsabile di cui vado molto orgogliosa. Ecco, in questo non sono affatto una boomer.
3. La carta
La carta, questa sconosciuta. Sono vecchia: datemi carta e penna. Fatemi leggere su fogli. Fatemi scrivere appunti con la mia scrittura incomprensibile.
Invece no. In tutto l’ufficio non ho ancora trovato un block notes, una pinzatrice o delle graffette.
Voci di corridoio dicono che siano talmente rare da essere diventate merce di scambio. Il
computer ha soppiantato tutti questi reperti del 20° secolo, il mio secolo di appartenenza.
Per non parlare di matite, gomme e temperini. Roba da mercato nero.
Ogni tanto prendo un foglietto e, di nascosto, provo a vedere se mi ricordo ancora come si fa a scrivere. Sono una ribelle, lo so.
4. La comunicazione
In ufficio si parla in gergo informatico. Il primo mese di lavoro ero convinta che comunicassero tutti in codice per non rendermi partecipe delle loro conversazioni.
Adesso ci capisco qualcosina in più, ma mi resta comunque il dubbio che parlino in codice.
Altra novità: non ci sono telefoni per chiamarsi internamente. Qui tutto è veloce e smart.
Si comunica tramite “Slack”, un’app di messaggistica istantanea.
“Fammi uno slack”
“Mandami uno slack”.
“Te lo mando in slack”.
Sto facendo pratica per comunicare in modo veloce e sintetico. Work in progress. 
Nel frattempo, mi sento come se avessero detto ad Alessandro Manzoni: “Senti, Ale, bella questa storia dei Promessi Sposi, ma non è che riusciresti a farmi un riassuntino di mezza paginetta?”
Sappiamo benissimo che, quando Dio distribuiva il dono della sintesi, io ero in coda per il dono del metabolismo veloce. Qualcosa deve essere andato storto in entrambi i casi. 
Ergo, mi sfogo qui.
5. Il pranzo
Ordinare un panino al bar? Andare a mangiare qualcosa fuori?
Macché, ci sono le app di food delivery: ti portano quello che vuoi quando vuoi. Così mi è toccato installare una di queste app per sfamarmi. Settimana scorsa primo ordine della mia vita: non evaso perché qualcosa è andato storto in sede di elaborazione del pagamento.
Risultato: bye bye “food delivery” e app disinstallata. Mi sono recata al tradizionale supermercato vicino all’ufficio.
Per la serie: quando la tecnologia ti rema contro ma tu e la tua fame non vi date per vinte. Digiuno, non mi avrai mai.
Da allora ho sempre un piano B: il pranzo portato da casa, come ai vecchi tempi.
In conclusione, dopo 3 mesi di questa bellissima e stimolante sfida, mi sento di affermare che sono pronta per diventare oggetto di una puntata speciale di “Superquark”. 
Lo vedo già, il mitico Piero Angela, che entra in studio e presenta il nuovo  servizio: “Buonasera e ben ritrovati in questa prima puntata di Superquark dedicata ad un mistero che ci accompagna dall’alba dei tempi: la capacità di un ominide (femmina) di adattarsi ad un nuovo habitat per scongiurare l’estinzione”. A seguire, la mia foto sorridente accanto al maxi schermo mentre mangio un rametto di eucalipto.
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Discussioni

  1. Bello🙂 molto piaciuto. Mentre leggevo ero seduta in teatro e tu sul palco. Stand-up comedy. Tu bravissima, agile e divertente. Il linguaggio sciolto, il sorriso sulla bocca. Io che ti ascolto divertita e ti applaudo.

  2. Una storia piena di battute umoristiche e scritta con agile padronanza del linguaggio. Sembra uno di quei monologhi comici che fanno riflettere su argomenti amari mentre si sorride, e qui ne vedo diversi di argomenti su cui riflettere.

  3. Ciao Enrica, ben arrivata ! Un raccontino davvero delizioso: solare, arioso e spietatamente autoironico. Aspetto i prossimi racconti con piacere; anzi, per essere sicura di non perderli ti seguirò. Ah, se davvero vuoi mangiare l’eucalipto: magari profuma l’alito, ma magari rischia di restare indigesto 🙂

  4. ““Tranquilla. Tu forse non la senti, ma ti assicuro che loro non ti vedono come una coetanea”.”
    😂 👏 😂 Mi ha fatto ridere