Il libro

Serie: Vero come il male


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il cuore accelera. Il respiro è più profondo. Trattengo appena un conato di vomito. Poi mi accorgo che sto sorridendo. Un sorriso lieve, involontario. Non riesco a impedirlo.

Alex rileggeva le parole del suo ultimo racconto e si stupiva. Non aveva mai scritto così prima. Era colpito non dalla struttura del testo o dai vocaboli ma da quello che gli restava addosso. Da quando aveva deciso di dare sfogo alle sue emozioni, era diventato molto più prolifico e ossessivo nella scrittura. Sentiva che questo nuovo stile di scrittura sarebbe, finalmente, arrivato al lettore. In poche settimane aveva raccolto un numero considerevole di storie. Avevano diverse ambientazioni e diversi personaggi. Alcune erano cariche di rabbia esplosiva, altre parlavano di paura, altre ancora di passione, tradimento e sesso.

Il sesso.

Ultimamente il rapporto con Luisa aveva riacquistato vitalità. Erano anni che non facevano l’amore con quel vigore. Si avvicinava a lei in modo diverso. Senza più esitazioni, senza più misura. Senza il controllo della mente ma trainato dagli impulsi. Le sue mani trovavano la strada da sole e il corpo le seguiva. E lei restava lì, senza tirarsi indietro. Quell’intesa ritrovata li legava anche fuori dal letto: negli sguardi, nei piccoli gesti quotidiani e nella voglia di stare insieme.

Alex sospettava che anche con Anna qualcosa fosse cambiato. Forse ora lei lo vedeva in modo diverso. La collega gli stava più vicino quando parlavano e si soffermava un istante in più del necessario. C’era sempre un sorriso per lui. E quel suo modo particolare di sistemare i capelli dietro l’orecchio.

Dopo molti anni, Alex aveva ripreso la sua vecchia e sana abitudine della corsa. Quando poteva, la sera dopo il lavoro, si cambiava e andava a correre al parco. A volte, capitava, anche la sera dopo cena. Dopo le difficoltà iniziali, era soddisfatto della sua forma fisica. Al mattino lo specchio non gli restituiva più l’immagine di un uomo di mezza età, stanco e grigio. Quello che vedeva era un uomo maturo e sicuro. La stempiatura alta ora gli conferiva fascino. La postura si era raddrizzata, fiera, quasi spavalda. Lo sguardo penetrante e intenso.

Quando aveva proposto a Mark di incontrarsi, l’amico editore aveva accettato con sincero entusiasmo. Si erano rivisti nell’ufficio di Mark, in un edificio in periferia un po’ malandato. Dopo i primi convenevoli e un caffè, Mark aveva chiesto col suo sorriso e un pizzico di sagacia, «Allora, quand’è che mi farai leggere qualcosa?».

Alex aveva ricambiato il sorriso dell’amico senza aspettarsi nulla di meno e tirò fuori dalla borsa porta PC una cartellina contenente più di un centinaio di fogli stampati su entrambi i lati. La porse a Mark che la prese e teatralmente fece il gesto di soppesarla, «Ti sei dato da fare?!»

«Ho selezionato quelli più interessanti.» spiegò Alex abbassando leggermente lo sguardo, poi «Ultimamente mi sento più vivo. Le parole vengono fuori senza freno. Le idee si affollano nella mente. Faccio persino fatica a metterle in ordine».

Mark iniziò la sua lettura mentre Alex continuava a spiegare, «Ho comprato uno di quei piccoli registratori portatili per tenere traccia delle idee che mi vengono durante il giorno e la notte. Mentre guido l’auto nel traffico, durante le riunioni di lavoro, quando corro al parco. Appena posso registro e poi ci lavoro sopra».

Passarono i minuti e Mark continuava a leggere pagina dopo pagina. Storia dopo storia. Alex aspettava ansioso un responso. Solo dopo il terzo caffè osò interrompere la lettura dell’editore, «Allora? Che ne pensi?».

Mark alzò lo sguardo verso l’amico come se si fosse accorto solo in quel momento della sua presenza, «Cosa?».

«Che ne pensi dei racconti? Come ti sembrano?»

Mark spostò lo sguardo dall’amico alla cartellina sulla scrivania, poi di nuovo verso l’amico «Merda Alex! Da dove prendi queste idee? In questi racconti c’è tutto: sento la rabbia, la vendetta, il desiderio passionale. Sento l’odore del sudore e vedo il rosso del sangue. Questi racconti non li leggi. Li vivi».

«Quindi ti piacciono?»

«Merda se mi piacciono! Sono esattamente quello che stavo cercando.»

Continuarono a parlare per altre due ore. Mark faceva domande e Alex rispondeva, spiegava con precisione. Così nacque l’idea di una raccolta di racconti da pubblicare. Adam, il personaggio più ricorrente delle storie di Alex aveva particolarmente colpito Mark. Quell’uomo gli inviava emozioni disturbanti e affascinanti allo stesso tempo. Aveva intuito che quel personaggio avrebbe potuto funzionare come protagonista per una sorta di confessioni di un criminale. Era un’idea editoriale di Mark, gli frullava in testa da un po’ ma non aveva trovato il giusto materiale per poterci lavorare.

Nelle settimane successive, Alex e Mark si erano incontrati più volte per definire i dettagli del progetto editoriale. Avevano discusso della struttura del manoscritto, del taglio narrativo e delle possibili modalità di pubblicazione. Alcuni racconti con Adam andavano già bene così, avrebbero dovuto ritoccarli per adattarli al tema della raccolta, ma erano completi. Però, la maggior parte dei capitoli non esisteva ancora. Nell’ultimo incontro decisero anche il titolo del libro: Vero come il male che ho fatto.

Fu qualche giorno dopo quell’ultimo incontro che arrivò la crisi. Un blocco creativo. Tutto quello che scriveva, ad Alex, sembrava privo di autenticità. Le parole non fluivano più a fiumi come nei mesi precedenti. Era come se la sua vena creativa si fosse esaurita. Una nuova rabbia lo portava a chiudersi con tutti. In famiglia, al lavoro, si sentiva frustrato, insoddisfatto. Aveva preso dei giorni di ferie dal lavoro e si era rintanato nel suo studio senza però riuscire a scrivere nulla di accettabile. Niente di ciò che scriveva lo soddisfaceva. Di notte, usciva per la città. A volte a piedi intorno al quartiere di casa altre volte prendeva l’auto e girovagava per ore e ore. Nelle sue escursioni notturne, cercava ispirazione negli anfratti bui e sporchi della città. Oppure nelle strade semideserte della zona industriale della periferia. Prostitute che provavano a adescarlo. Piccoli spacciatori mimetizzati negli angoli dei vicoli. Uomini ubriachi che urlavano contro i propri demoni.

Quella vita notturna, fatta di trasgressione e occultamento, aveva dato vita ad una nuova sorgente creativa. Da quella sorgente Alex attingeva emozioni per dare vita ai nuovi racconti.

Notte dopo notte, Adam aveva ricominciato a respirare e sapeva esattamente cosa fare.

Continua...

Serie: Vero come il male


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Discussioni

  1. In questo episodio mi ritrovo in gran parte sulla tua stessa lunghezza d’onda. Per trasmettere sensazioni di vario genere nel lettore, bisogna sentirle, calarsi nei panni dei personaggi e vivere mentalmente le storie che raccontiamo.
    Quando non abbiamo idee che ci convincono forse alcune aree del nostro cervello sono un po’ dormienti e avrebbero bisogno di una bella sferzata di vitalità.
    Professor Badard, quando frequentavo le sue lezioni, sosteneva che una parte del nostro cervello reagisce sempre agli stimoli, che siano reali, immaginari o virtuali. Quindi, a volte, basta poco.

    1. Ciao M.Luisa,
      ho cercato di sviluppare questa serie proprio sul concetto che stai descrivendo. Il protagonista, Alex ha frainteso le parole dell’amico editore che lo hanno portato all’estremo. Dalle sue escursioni in un mondo oscuro, pregno di emozioni, Alex ha portato con se “ricordi” che ha poi trasformato in racconti.
      Vedremo nei prossimi episodi se i suoi racconti “funzionano” veramente 🙂
      Un saluto
      P.

  2. “«Ultimamente mi sento più vivo. Le parole vengono fuori senza freno. Le idee si affollano nella mente. Faccio persino fatica a metterle in ordine».”
    Capita. Prima si vive e poi si scrive. Soprattutto quando vivendo, stimolano l’ emisfero destro del nostro cervello.

    1. Ciao M.Luisa.
      C’è chi ci riesce meglio degli altri 🙂
      Che sia scrittura, musica, disegno non importa, l’importante e esprimersi e dare sfogo alle emozioni.
      Ciao e grazie
      P.