Il Mago

Serie: Sognando la metro

Dal fondo dell’immensa sala il mago, nascondendosi tra gli innumerevoli arazzi guardava.

Anzi forse è meglio dire studiava attentamente il giovane cavaliere, senza macchia e senza paura, che sfrontatamente era riuscito a superare tutte le sue difese magiche.

Non si capacitava di come quell’insulso cavalieruccolo fosse riuscito a salire fin lassù, di come avesse fatto a uccidere il suo drago.

Lui era un mago potente, non era facile superare i suoi sortilegi. I trabocchetti, messi a guardia della sua Principessa, erano astuti e insoliti, niente riusciva a spiegargli perché tutti i suoi trucchi scomparivano, anzi si dissolvevano al passaggio di quel giovanotto e del suo destriero.

Di quale oscuro potere era mai dotato quel cavaliere?

Rimase fermo per minuti a fissare e studiare, meticolosamente Arthur, poi un piccolissimo rumore attrasse la sua attenzione.

Era sua nipote che apriva la finestra per guardare il drago esanime e mentre la osservava, notò sul volto della ragazza come una nuova speranza, come una voglia di libertà, di spazi aperti, di gioia di vivere.

Mentre la osservava un dubbio, s’insinuò nella sua mente: «Che cosa sto facendo? Devo lasciarla andare? Non è più una bambina. Devo lasciala scegliere? NO! Devo difenderla, io ho il compito di proteggerla di tenerla al sicuro! Lei è così giovane, così ingenua e là fuori il mondo è pieno di pericoli».

No lui l’aveva cresciuta, l’aveva vista diventare a poco a poco sempre più  donna, l’aveva nutrita, l’aveva curata quando era malata, si era preso cura di lei dopo la morte di suo fratello e di sua cognata. L’aveva amata come una figlia e ora non poteva abbandonarla, non poteva lasciarla andare!

Mentre questi pensieri combattevano nella sua mente, vide Ginevra affacciarsi alla sala, la spiò guardare, nascosta tra i grandi arazzi, verso il giovane cavaliere e nei suoi occhi vide gioia, vide speranza, vide voglia di libertà, vide voglia di vivere, vide amore.

I propositi del Mago, per un attimo vacillarono, le sue certezze iniziarono a incrinarsi.

Il suo mondo il suo castello argentato ebbe paura stesse per sgretolarsi.

Mago allora strinse fortemente il bordo di un suo arazzo, quasi a volerlo strappare, ma in quello stesso istante un rumore sordo, come un tuono si diffuse per tutta la sala, che iniziò a tremare e quasi sembrava stesse per crollare.

«Che sta succedendo! NOOOOO! Ginevra?»

E intanto tutto intorno a lui, il castello, gli arazzi, il suo reame, tutto iniziò a scomparire e il Mago si ritrovò in una carrozza della metro, nel sottosuolo della sua città. Poco più in la però vide la sua Principessa, che gli sorrideva.

Che cosa gli stava succedendo? Era entrato in un sogno? Era finito nell’incubo di qualcun altro? Lui era sveglio, attento, reale, non aveva spazio per voli pindarici, lui!

Nessuno poteva rubargli la sua adorata nipote. Non c’era spazio per cavalli e cavalieri nel suo convoglio, quello era il suo mondo, quella era la sua realtà.

L’uomo poi girò il capo a controllare il vagone. Doveva lavorare, non aveva tempo da perdere. Stavano per entrare in stazione, era l’ultima corsa, aveva tanto ancora da fare. Controllare, mettere in sicurezza, fare l’annuncio dell’ultima corsa, chiudere il vagone e poi andare a casa, a cenare con la sua principessa. Quello era il suo compito, mantenere l’ordine e tenere tutto sotto controllo.

Mentre con gli occhi vagava alla ricerca di qualcosa di errato, di fuori posto, prese in mano il microfono e iniziò a dire la solita frase:

«Ultima fermata, i passeggeri sono pregati di abbandonare il convoglio…» e mentre pronunciava quelle parole, lo vide! Era lì addormentato nella sua carrozza! Il cavaliere del suo incubo!

Serie: Sognando la metro
  • Episodio 1: La principessa e il cavaliere
  • Episodio 2: Il Cavaliere
  • Episodio 3: La Principessa
  • Episodio 4: Il Mago
  • Episodio 5: Morgana
  • Episodio 6: Sognando la realtà
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    Discussioni

    1. Ciao Lorenza, questo episodio è una bella metafora sulla voglia di essere liberi da parte dei giovani e della riluttanza da parte dei genitori di riconoscere questa voglia e far spiccare il volo ai figli, fargli vivere la vita per come credono con tutti i rischi annessi. Magari Merlino è meridionale mio conterraneo, visto che quello potrebbe essere un comportamento tipico di un genitore del Sud (non è detto, sia chiaro, ma di solito viene fatta questa associazione?). È piacevole questo tuo modo di velare la realtà con l’immaginazione dei tuoi personaggi, ma adesso temo per Artù… deve svegliarsi prima che Merlino lo gonfia di botte???! Un saluto, al prossimo sonnellino??!

    2. Ciao Lorenza, hai saputo descrivere con accuratezza le sensazioni di un genitore. Una volta “adulti” guardiamo i nostri pargoletti ricordando i giorni in cui gli cambiavamo il pannolino, prendere coscienza del fatto che sono “grandi” è devastante. Ma necessario, perché siamo stati figli prima di loro. L’incontro fra Merlino (ormai lo chiamo così 😉 ) e Artù mi incuriosisce: il mago sceglierà di svegliare il bello addormentato?

      1. Ahahah pensa che volevo chiamarlo zio Merl!?