Il malinteso
Tamara aveva appena consumato la sua frugale cena quando il campanello suonò. Si irrigidì. Non aspettava visite. Per un attimo ebbe il timore che potesse essere Pietro, il suo goffo asfissiante ma innocuo spasimante non corrisposto, con le sue camicie a scacchi, i suoi enormi occhiali tondi ed i suoi lombi da fattrice ottocentesca, accentuati dall’altezza da bimbo in età elementare.
“Chi è?” domandò esitante.
“Sono Gustavo” rispose una voce roca.
Tamara si irrigidì. Gustavo era il suo capo redattore. Come mai si presentava a casa sua? La moglie Lia l’aveva l’aveva obbligato a scegliere tra lei e Tamara. Forse Gustavo era venuto a comunicarle la sua scelta? Il cuore iniziò a batterle in modo irregolare. Tamara si avviò alla porta ma il rumore di due tonfi sordi, provenienti dal pianerottolo, uniti al grugnito di dolore di Gustavo la bloccarono. Senti la voce del suo amato ridursi ad un gemito piagnucolante e, subito dopo, altri due tonfi sordi, seguiti da un ultimo rantolante grugnito di dolore. Poi un silenzio tetro.
Tamara rimase pietrificata. Poi sgranò gli occhi, portandosi la mano alla bocca, vedendo un rivolo di sangue riversarsi nell’appartamento fluendo sotto lo stipite della porta di ingresso. Sapeva che era il sangue di Gustavo. Sapeva che adesso giaceva cadavere crivellato di colpi sul pianerottolo. D’altronde era una giornalista ed una scrittrice e raffigurarsi gli accadimenti era parte del suo lavoro.
L’orrore non era però finito. Vide la maniglia della porta muoversi. Qualcuno stava cercando di forzarla dall’esterno. Indietreggiò istintivamente. Il movimento improvvisamente cessò. Un’irrazionale speranza che l’usurpatore se ne fosse andato la pervase. Un attimo dopo la porta venne invece scardinata da un violentissimo calcio. Tamara urlò per il terrore. Un enorme sagoma scavalcò il cadavere di Gustavo ed entrò con un movimento quasi felino nel suo appartamento. Tamara sgranò gli occhi terrorizzata. Era alto, indossava un cappotto nero, aveva un fisico muscoloso ed estremamente massiccio, occhi neri privi di luce e la mascella serrata.
“Chi sei?” domandò Tamara con un filo di voce.
L’uomo espose un sorriso maligno.
“Come se tu non lo sapessi Giuliana”
Tamara increspò lo sguardo.
“Giuliana?” domandò confusa.
L’uomo sembrò improvvisamente vacillare.
“Si certo” rispose in modo improvvisamente incespicante.
“Io mi chiamo Tamara” replicò.
L’uomo sgranò gli occhi.
“Cosa?” sibilò
L’uomo si voltò verso il cadavere di Gustavo.
“Lui come si chiama?” domandò indicandolo con la pistola.
Tamara deglutì confusa.
“Gustavo” esclamò con un filo di voce.
“Ma … ma … questo non è l’appartamento b di via Stassi numero sei?” domandò l’uomo sgranando gli occhi.
Tamara sentì una vampata di calore foderarle l’ esofago.
“Veramente” replicò quasi incredula per il carattere surreale che il dialogo stava assumendo “Questo è l’appartamento b di via Tassi numero sei”
“Tassi??” esclamò l’uomo.
“Si Tassi” replicò Tamara.
L’uomo si grattò la testa col calcio della pistola.
“Tu eri convinto che questa fosse via Stassi” sussurrò spaesata.
“Si. Sono stato incaricato di uccidere un uomo ed una donna di nome Arturo e Giuliana che abitano al piano b di via Stassi numero sei” esclamò con disarmante naturalezza.
Un moto di ira feroce pervase improvvisamente Tamara.
“Maledetto bastardo! Sei penoso anche come sicario! Questo è l’appartamento b di via dei Tassi sei! L’ uomo che hai ucciso” concluse Tamara “si chiamava Gustavo!”
L’uomo deglutì. Poi, inaspettatamente, afferrò il cellulare incollando gli occhi al display.
Infine sbottò: “Cazzo! Avevo impostato il navigatore per raggiungere via Stassi ma si è canalizzato su via Tassi!”
“Ma dai!!” urlò Tamara.
L’uomo non sembrava calcolarla, continuando a digitare lo schermo del cellulare.
“Strano. Sembra che non esista una via Stassi in città” mormorò.
Una agghiacciante consapevolezza prese forma nella mente di Tamara.
“Chi ti ha incaricato, sapeva che non esiste via Stassi. Sapeva che il navigatore ti avrebbe canalizzato su via Tassi numero sei. Chi ti ha incaricato voleva che tu arrivassi all’appartamento b di via Tassi numero sei. Chi ti ha incaricato” concluse con un filo di voce “voleva vederci morti”.
Poi si voltò verso il corpo senza vita di Gustavo e scoppiò in un disperato pianto dirotto.
L’uomo la osservò e, pervaso da un moto di pietà, domandò con tono improvvisamente gentile: “Lo amavi?”
Tamara, tra un singulto e l’altro, rispose “Si”.
L’uomo sorrise in modo amaro. Sapeva che non poteva lasciare testimoni. Con un movimento fulmineo, le sparò a bruciapelo nel cranio. Tamara cadde di schianto sul pavimento, senza vita. L’uomo la osservò per alcuni secondi. Poi sorrise impercettibilmente, annuì e si dileguò.
Alcuni giorni dopo il cadavere di Lia, la vedova del compianto Gustavo, venne trovato nella vasca da bagno crivellato di colpi di arma da fuoco.
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