Il Mare in Inverno

«Quand’è che sei tornato?»

«Un paio di giorni fa.»

«E ti fermi tanto?»

«Non tantissimo. Il tempo che ci vuole perché sia valsa la pena il viaggio.»

«Certo. È una bella traversata. Sarai ancora stanco, allora.»

«La stanchezza passa in fretta; però sì, un po’. Sai com’è, non ho più vent’anni, comincio a diventare vecchio pure io.»

«Non si direbbe. Il tempo ti ha regalato tutto quello che toglie agli altri. Ti trovo benissimo, sul serio. Hai anche i capelli più lunghi.»

«Insomma, so fingere bene. Però anche tu…»

«Lascia stare, non c’è bisogno. Mi fa strano rivederti qua. Non pensavo ci saremmo più rincontrati.»

«Beh, abitare in Paraguay non è come abitare a Parma. Ma per fortuna ci sono gli aerei.»

«Lo so, è solo che… Ti sto trattenendo? Stavi andando da qualche parte?»

«Sì. Voglio dire, no, non mi stai trattenendo. Ho appuntamento con mia moglie, però prima volevo fare due passi qui. Mi lascia sempre a bocca aperta vedere quanto sia bello il mare in inverno qui da noi.»

«Davvero? Ti piace ancora considerarti dei nostri?»

«Perché? Mi ripudi così? Solo perché me ne sono andato?»

«Se fossi stato un altro ti avrei messo una bella croce sopra e ti tratterei come un foresto. Ma per te faccio un’eccezione.»

«Grazie, sei gentile come ti ricordavo.»

«Faccio fatica a credere che mi ricordi come una persona gentile. L’ultima volta che ci siamo visti non lo sono stata affatto.»

«Che c’entra? Si è trattato… sono state le circostanze, è passato un sacco di tempo. Nemmeno mi ricordo bene cosa fosse successo. Ma la memoria di te mi è rimasta.»

«Sei contento della tua vita? Del tuo lavoro? Di com’è andata?»

«Sì, sono contento. Il lavoro, beh, lo sai, c’è sempre qualche casino, ce l’hanno tutti. Però sì, sono contento. E tu? A te com’è andata, invece?»

«Si, bene anche io. Qualche intoppo qua e là. Cose che succedono.»

«Sei sempre…»

«Si, sono sposata, un marito che amo. Sono stata fortunata.»

«Bene, bene. Mi fa piacere, sono contento per te.»

«Ti va di bere un caffè? C’è un chiosco là, ha anche il bar.»

«Oh. Ti ringrazio, mi piacerebbe ma aspetto…»

«Tua moglie, hai ragione, scusami. Non volevo essere invadente.»

«Ma no, figurati, è solo che…»

«Non… ci mancherebbe, tanto anche io sono un po’ di fretta.»

«Ok.»

«Allora ciao. Magari ci rivediamo in giro se ti fermi un po’.»

«Certo, è probabile. È una piccola città.»

«Però lo sai che esiste, vero?»

«Che esiste cosa?»

«Quell’universo.»

«Quale universo?»

«Quello in cui sono venuta a fare colazione da te, nel bar dove lavoravi.»

«Ma tu ci sei venuta in quel bar. Ci venivi sempre.»

«Si, ma nell’universo che dico io ti ho chiesto di aspettarmi, e tu mi hai risposto “va bene”.»

«Già. Deve essere un bel posto quello. Ciao Rita.»

«Ciao Enrico».

Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bello, il dialogo è credibile da cima a fondo (cosa solitamente assai rara e difficile), i personaggi sono autentici. Voglio anche aggiungere che i protagonisti in realtà sono tre perché il dialogo è a sua volta un protagonista. Complimenti.

  2. Per tutto il tempo del racconto, mi sono sentito un passante fermo lì accanto, magari in attesa di un bus o di qualcuno con cui avevo un appuntamento. Mi sono ritrovato ad ascoltare la conversazione, coinvolgente e affascinante. Di tanto in tanto facevo finta di guardare altrove, magari l’ora… ma le mie orecchie erano concentrate tutte a cogliere le sfumature della voce e a immaginare quell’altro universo, dove io avevo sicuramente una macchina sportiva di un bel blu notte metallizzato, con un alettone da competizione giallo oro ed il clacson che intonava Seven Nation Army…
    Roberto, come al solito mi hai catturato e legato al tuo racconto.

  3. Hai trattato un argomento sul quale mi soffermo spesso ultimamente, sarà che pure io non ho più 20 anni da un pezzo. Comunque quello che maggiormente sottolineerei è la totale assenza di descrizione, hai impostato tutto sul dialogo… Impatto assoluto. Un altro pregio è che non sei entrato nello specifico quasi per nulla, in modo che chiunque possa farlo facilmente sui questo racconto.

  4. “…nell’universo che dico io ti ho chiesto di aspettarmi, e tu hai risposto va bene.”
    Questa frase è un romanzo, e vale il prezzo della copertina.

  5. Ciao Roberto, di questo racconto mi piace soprattutto la naturalezza dei dialoghi, l’ atmosfera nostalgica che traspare dall’ incontro e la consueta sensibilita` con cui descrivi le situazioni in tutti i tuoi racconti, da poeta che scrive in prosa.

  6. bello, malinconico, come il dialogo fra due reduci di una guerra che non hanno né perso né vinto. La vita umana, in fondo, non può essere interpretata in questa chiave?

  7. Caro Roberto, ho provato un senso di vertigine fin dalle prime righe di questo tuo piccolo e prezioso testo, fino al brivido finale. Bisogna crederci a quella porzione di universo in cui io non sono io e l’altro non è se stesso, perché ci siamo magicamente trasformati in quella che è l’essenza del desiderio e del sogno. Non deve fare male perché non tradisce e nemmeno ferisce se sappiamo aprire e chiudere al momento opportuno quel prezioso momento. È un luogo in cui semplicemente ci rifugiamo quando sentiamo il bisogno di quel momento lì, speciale. Come fosse un premio meritato. Tu lo hai descritto con una sensibilità particolare e rivestito di un lungo dialogo che balbetta e inciampa nelle cose dette a metà, quello che magari non è nemmeno necessario esprimere perché l’altro già lo sa. Io non voglio sentire la sofferenza e il dolore nell’animo dei due protagonisti, quanto piuttosto quel vuoto nello stomaco che si riempie di farfalle. Sospesi a metà. Bravissimo