Il mastino del Borgia

I campi erano belli e allegri, ma i contadini no: stavano scappando.

Compagnie di picchieri e archibugieri dilagarono ovunque, acciuffarono i contadini e li portarono agli alberi. Li impiccarono. Poi, i cadaveri – senza curarsi a dire il vero se fossero deceduti o meno – li gettarono al Mastino.

Il Mastino divorò tanta carne e poi ringhiò. Era felice così.

Cesare Borgia era compiaciuto dal Mastino. Soldato e sicario, gli era servito per eliminare i nemici di Alessandro VI e poi aveva fatto polpette dei suoi stessi nemici. Lui era il Valentino e si faceva rispettare.

Arrivarono truppe nemiche, e queste si disposero per la battaglia.

Adesso sarebbe stato diverso dall’impiccare dei contadini disarmati, quelli erano soldati veri e propri e non sarebbe stato facile sterminarli.

Con solo i suoi soldati.

Ma aveva il Mastino, e con parole di fuoco Cesare lo aizzò contro quei soldati.

Il Mastino trotterellò verso quelle compagnie. Gli archibugi non gli fecero nulla perché portava un’armatura e questa armatura, fatta tutta di lame, serviva a portare morte anche dove le zanne e gli artigli non arrivavano. Così il Mastino si gettò fra i nemici e ne fece strage. Il sangue che scorse fu tanto e Cesare aveva gli occhi avidi di quella vista; un giorno ci avrebbe fatto il bagno.

Fra i nemici c’era un alabardiere. Questi, scampato più per fortuna che abilità all’attacco del Mastino, picchiò l’alabarda di piatto sulla testa della creatura, la quale guaì e cadde in terra, sopra il tappeto di cadaveri. Svenne.

I nemici gioirono, ma prima che potessero riorganizzarsi il Mastino tornò in equilibrio, odorò l’aria e corse in direzione delle truppe di Cesare, il quale non ci poteva credere.

Il Mastino si tuffò fra i picchieri e gli archibugieri e iniziò a dilaniare e a sbranare facendo scorrere nuovo sangue.

Cesare si irritò. Era chiaro che la botta in testa subita gli aveva fatto stortare qualche rotella, ma non aveva idea di come farlo tornare come prima. Allora cavalcò verso il Mastino e, approfittando che questi stava fagocitando un uomo ancora vivo, cancellò con un dito la lettera E della parola “EMETH”. Divenne così “METH” e l’elmo del Mastino si restrinse fino a stritolargli il cranio.

Il Mastino era morto, ma la guerra non era finita. Cesare avrebbe chiesto altri mastini ai suoi inventori e alchimisti semiti.

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Discussioni

  1. “cancellò con un dito la lettera E della parola “EMETH”. Divenne così “METH” e l’elmo del Mastino si restrinse fino a stritolargli il cranio.”
    Ecco che ancora una volta sei riuscito a sorprendermi. La svolta esoterica mi ha colta completamente di sorpresa

    1. Grazie Alessandro! Alle volte trovare un bel incipit è difficile, ma io mi faccio prendere da delle suggestioni e cerco di inventarmene di belli!