
Il mazzafrusto
Da qualche parte in Italia, nel XIII secolo
Filopemene montò in sella. «Dammi il mazzafrusto». Usò un tono sbrigativo, come sempre.
Lo scudiero glielo porse.
Filopemene ne fu felice. Senza, si sentiva nudo.
Aveva lo scudo, l’armatura era a posto, il cavallo una furia. Chiuse l’elmo e cavalcò per unirsi al resto dello squadrone.
I cavalieri ansimavano per l’emozione, molti volevano lanciarsi alla carica, ma il maresciallo li bloccava: ogni volta che gli si chiedeva quando si sarebbe attaccato si stizziva. «Bisogna vedere la strategia» e poi: «Bisogna rivedere la strategia».
Filopemene si era stancato. «Non mi interessa nulla, io voglio attaccare». Iniziò a volteggiare il mazzafrusto a una sola catena, la palla ferrata più simile a una stella del mattino. «All’attacco» gridò a pieni polmoni. «All’attacco». Si lanciò al galoppo.
L’armata comunale davanti a lui spianò le picche, i fanti si prepararono ad accoglierlo, ma Filiopemene era certo che aveva dato il via a qualcosa di grande e meraviglioso.
Si girò a guardare e gli sfuggì un lamento: soltanto in quattro l’avevano seguito, tutto il resto dello squadrone era rimasto a guardare.
Invece di essere sconvolto dalla rabbia, gridò: «Molto bene, che stiano lì ad ammirarci».
I quattro coraggiosi che l’avevano seguito si lanciarono contro le picche, più un muro di aculei che li trafissero e fecero tutti una fine sgradevole.
Filopemene si sentiva più furbo e si avvicinò alle picche, con un colpo di mazzafrusto ne spezzò alcune, poi continuò con quei gesti sfoltendo la siepe.
I picchieri non ne poterono più di quelle provocazioni e a un ordine del sergente sciolsero la formazione e, deposte le picche anche se integre, sguainarono spade e pugnali e circondarono Filiopemene.
Quel che lui aveva desiderato.
Volteggiò il mazzafrusto e stando attento a non ferirsi da solo fracassò un cranio a uno nonostante il cappello d’arme, poi a un altro e a un altro ancora. Presto, Filopemene si ricoprì di sangue e il cavallo calpestò i cadaveri.
Si voltò a vedere come stavano reagendo i cavalieri: «Lo vedete?» disse. «Io sono migliore di voi, sono un cavaliere più coraggioso. Voi state lì a lamentarvi e…». Si interruppe al vedere i picchieri nemici riorganizzarsi: cercarono di trafiggerlo.
Filopemene fuggì, incurante delle risate di tutti.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Sempre ben scritto…e bel finale!
Grazie! Ma non ho ancora pubblicato un bestseller
Interessante esperimento. Invece del prevedibile finale di morte, una fuga scomposta di fronte all’evidente stupidità della scelta fatta da Filopemene, fra le risate di tutti i presenti.
Una storia che inizia come un racconto epico di lotta e sacrificio e finisce come una commedia.
Piacevole e ben scritta.
Grazie per il commento!
Hai un modo di scrivere molto schietto, con frasi che si srotolano veloci fino alla fine che però temo di non aver compreso. Perché deriso da tutti dopo tanto furore?
Grazie del commento! Lo deridono perché lui è migliore di loro