
IL MEZZADRO
Serie: MAGGESE
- Episodio 1: PROSOPAGNOSIA
- Episodio 2: IL MEZZADRO
- Episodio 3: LA VIVERNA
- Episodio 4: VIVERI
- Episodio 5: CAVIE
- Episodio 6: L’ATTESA
- Episodio 7: LA CENA
- Episodio 8: IL FIGLIO DEL MEZZADRO
STAGIONE 1
Quel nome. La parola incisa sulla pianta del Pozzati. Non poteva essere solo una coincidenza.
Credo però sia fondamentale che io cominci dall’inizio.
Devo tornare agli anni dell’infanzia.
Alla cascina del Robuschi – che poi non era altro che proprietà di nostro padre: una tenuta isolata, dispersa ai bordi della provincia, dove la pianura iniziava a confondersi con le primissime colline.
Fu nel ‘43. Sì. L’anno in cui la nostra casa venne distrutta dai bombardamenti aerei.
Sfollati, fummo costretti a migrare là, tutti e quattro: io, mia madre, mio padre ed Edda.
Avremmo svernato in campagna, con l’aiuto del mezzadro che da anni si occupava del nostro podere.
La dimora non era certo nulla di sfarzoso: nient’altro che un grosso caseggiato rosso ingoiato dalla bruma, non dissimile da una corte colonica; un quadrato di edifici separati da un’unica, vasta aia.
Tutto attorno, come nei castelli medioevali, correva uno stretto fossato d’acqua putrida e fumante, mentre lungo il perimetro si alzava un’omogenea schiera d’ippocastani che, col fitto degli sterpi, celavano quasi totalmente il profilo del casolare, camuffandolo da impenetrabile intrico di ramaglia.
Nessuno s’era più dato pena di potare le frasche, dato che gli ultimi braccianti se l’erano svignata nel corso della guerra, lasciando il vecchio Robuschi in balia di quella terra ormai selvaggia e incolta, condannata a un’involontaria maggese.
Solo lui e la moglie erano rimasti nella casa.
Loro due e il figlio malato che tenevano rinchiuso in soffitta.
«È molto violento» avevano detto l’anno prima.
«È stato il fronte a ridurlo così… e dobbiamo ringraziare il Padreterno che ce l’ha fatto tornare… che non ce l’ha ammazzato come gli altri due» era esploso in bestemmie il Robuschi, fra i singhiozzi sconvolti della moglie.
Quel nebbioso mattino di febbraio giungemmo al cascinale, scombinati come clandestini: quattro anime vagabonde con le loro screpolate valigie, piene solo del necessario per reggere a un lungo esilio.
Io vestivo ancora la divisa da balilla, nonostante avessi superato da parecchi mesi i quattordici anni e fossi a tutti gli effetti un avanguardista.
Colpa della mia scarsa statura.
Mi vergognavo tanto di quei calzoni corti, da moccioso, e delle mie ginocchia arrossate dal freddo; quel giorno odiai mio padre, perché sapevo che nella nostra vecchia casa aveva abbandonato un paio di pantaloni alla zuava: il suo regalo per il mio imminente quindicesimo compleanno.
Quando i Robuschi ci videro, notammo subito il loro sussiego, dettato forse dallo stupore per la nostra improvvisata.
La casa era un gelido buco nero, appestato dal puzzo di muffa e umidità, misto a un odore persistente e irreale di carne cotta, grassa e rancida.
I vecchi coniugi erano avvolti in tessuti così fitti da renderne indistinguibili i connotati.
Mia sorella Edda aveva sempre avuto un debole per la moglie del mezzadro, tanto da suscitare le gelosie di nostra madre, eppure in quell’occasione non ebbe il coraggio di fiondarsi fra le braccia dell’anziana, né tanto meno questa sentì l’impulso di avvicinarsi alla piccola.
La coppia ci accolse freddamente, entrambi fasciati nei loro stracci: il marito celato tra l’ombra di un bolero dalla larga tesa e la bruna matassa di una barba ingovernabile che si perdeva dietro a un fazzoletto da collo; la moglie, la rezdôra, curva sulla sedia, intabarrata come una Madonna velata, prigioniera di un sudario finissimo che vibrava a ogni sospiro.
Anche le finestre erano sbarrate da fitti drappi neri che smorzavano la fioca luce del nord, ma soprattutto impedivano al chiarore delle candele di filtrare all’esterno e attirare l’attenzione degli aeromobili.
I due ci informarono subito della situazione: i bombardamenti dei giorni passati avevano isolato la casa, spazzando via il piccolo borgo attiguo da cui dipendeva tutto il circondario.
I pochi abitanti dell’area, spaventati dalla prospettiva di non reperire cibo, si erano trovati costretti a migrare nei villaggi vicini, distanti comunque parecchi chilometri.
«Ma voi avete la terra» obiettò torva mia madre.
«I campi non maturano a comando» ribatté il Robuschi.
Subito dopo, però, provvide a rassicurarci: da un paio di settimane la carne abbondava.
«Carne?» Sbottò incredulo mio padre. «Qui non ci sono più allevamenti…»
Il mezzadro non cambiò tono, non lasciò trasparire emozione. Disse solo di aver scoperto qualcosa di molto meglio d’un allevamento: bestie eccellenti, a costo zero.
Ai primi segnali di scetticismo, il vecchio si offrì di mostrarci il segreto.
«Dovrò portarvi alla Viverna… o almeno: a ciò che ne resta».
Serie: MAGGESE
- Episodio 1: PROSOPAGNOSIA
- Episodio 2: IL MEZZADRO
- Episodio 3: LA VIVERNA
- Episodio 4: VIVERI
- Episodio 5: CAVIE
- Episodio 6: L’ATTESA
- Episodio 7: LA CENA
- Episodio 8: IL FIGLIO DEL MEZZADRO
Come hanno fatto notare altri utenti, hai sfruttato un uso sapiente dei vocaboli per creare un atmosfera cupa e malinconica. Il particolare del figlio tenuto in soffitta è raggelante…
Ciao Nicola! Grazie mille per la lettura!🙏🏻 Sì, ho cercato di sfruttare molti pezzi forti del genere horror😊
Ero intenzionata ad arrivare a leggere tutto prima di lasciarti un commento, ma non posso non soffermarmi ancora una volta sull’uso che sai fare della nostra lingua italiana e complimentarmi.
Ciao Cristiana!😊 Ti ringrazio infinitamente per la lettura e per il bellissimo commento🙏🏻 Stavolta la serie sarà un po’ più lunghetta rispetto alla prima stesura. Credo che ci vorranno almeno otto o nove episodi per concluderla. Comunque sempre onorato di averti come lettrice🤗
Per quanto mi riguarda, potrebbero essere anche 50 🙂
Troppo gentile!🙏🏻😊
Cosa avrà mai scoperto il mezzadro? Queste bestie eccellenti a costo zero mi incuriosiscono. Vedremo… Come sempre, complimenti per il tuo stile inconfondibile.
Ciao Arianna! Grazie mille per la lettura!🙏🏻 Nel prossimo episodio faremo la conoscenza di queste bestioline😆
Trovo davvero invidiabile la capacità di adattare il linguaggio, i termini scelti, e di conseguenza l’atmosfera generale alla collocazione sia di tempo sia di luogo dei tuoi episodi. È una cosa importante ma non scontata al tempo stesso. Del resto, quando uno sa scrivere bene quasi non si nota: ci si gode semplicemente la lettura e basta, con la consapevolezza di star leggendo proprio un buon libro.
A tratti il tono di questo episodio in particolare mi ha ricordato il primo racconto della raccolta di Luigi Musolino “Un buio diverso”, per via dell’aspetto rurale perlopiù.
Comunque complimenti ancora, ho già aderito totalmente a questa serie! 🙂
Ciao Gabriele! Grazie mille per la lettura e per il bellissimo commento🙏🏻 Se conosco Musolino lo devo unicamente a te, quindi devo ringraziarti anche per questo 🤗
Bravo Nicholas, ambientazione inconsueta e pregevole (mi ricorda un vecchio Pupi Avati) storia che si fa via, via sempre più interessante e una scrittura stupenda, impeccabile!!!
Grazie ancora, Giuseppe!🙏🏻 Hai azzeccato perfettamente l’atmosfera che volevo dare! Un horror rurale, tutto emiliano😊
Sono d’accordo con chi ha sottolineato l’atmosfera del racconto, costantemente cupa. Principalmente per i riferimenti storici, ma anche il primo episodio ha un’aria “pesante”.
Ciao Francesco! Grazie mille della lettura🙏🏻 Esatto: le due linee temporali scandiscono due livelli differenti di cupezza. La parte ambientata nel ’43 avrà sfumature di orrore cosmico, tutte filtrate dal punto di vista del bambino, mentre la linea temporale più recente (anni ’70) avrà sfumature più psicologiche😊
Molto bello Nicholas! L’ambientazione, l’accuratezza nelle descrizioni, i personaggi! Curioso di leggere il resto! Complimenti!
Ciao Piergiorgio! Grazie mille della lettura e del bel commento!🙏🏻 Spero di non deluderti😊
Intrigante, facci spaventare a dovere nel prossimo 😄
Ciao Nicola! Grazie mille della lettura🙏🏻 La parte orrorifica arriverà più avanti (non sono molto rodato nei generi duri e puri😆), ma garantisco che arriverà presto qualcosa di inaspettato😊
Ciao Nicholas, si fa sempre più interessante la storia. Ho trovato particolarmente belle le descrizioni, hai reso visibile il casolare e chi lo abita e costruito un’atmosfera cupa e inquietante. Bravissimo come sempre!
Ciao Melania! Grazie mille della lettura e del bel commento! Nel prossimo episodio arriverà l’elemento surreale!🙏🏻🤗
… Perché sento arrivare tanto tanto “weird tales”?
Atmosfera raggelante, molto ben scritto. Attendo il seguito, con un certo tremore.
Ciao Giancarlo! Grazie mille per la lettura🙏🏻 Sì questo è proprio ispirato ai classiconi (però sempre con i miei soliti deliri 🤣)