Il minikiller

«No, per favore, no!».

Le mani furono impietose: lo presero da terra, lo rigirarono con gli occhi curiosi, dopo lo misero nella fionda.

«No, non ti ho fatto nulla!».

Tirò la fionda e non appena lasciò l’elastico lo spedì contro il gruppo di persone che lo accolsero chiedendosi che cosa fosse.

Non si ruppe.

Appoggiò i piedi sull’asfalto e vide che gli uomini attorno continuavano a guardarlo.

Capì che era venuto il suo momento.

Sguainò la spada e inchiodò il piede a uno, dopo dilaniò la carne a un altro e gli uomini intorno a lui lanciarono urla spaventate. «Ci vuole uccidere».

“C’è voluto così tanto perché lo capissero? Che sciocchi” pensò.

Si organizzarono: usarono i martelli per colpirlo, ma lui evitò tutti i colpi. Si nascose in un anfratto, come un topo: era così piccolo che ci poteva riuscire.

Impazzirono per ritrovarlo, fecero a pezzi la parete ma lui stava lontano da loro. Sbucò che era accanto al lampadario. Saltò via e finì sul collo di uno degli uomini.

Quel tipo se ne accorse all’ultimo momento, stava per cacciare un urlo che lui gli sezionò il collo sotto la nuca.

«Eccolo, è lì!».

Il cadavere era stramazzato al suolo e lui saltò di nuovo a terra, corse per nascondersi in un secondo anfratto ma dei piedi lo bloccarono.

«Dove scappi, tu!». Ci trovò da ridere.

“Pensa che io sia un bambino”. Era indispettito. “Si sbaglia”. Gli massacrò la caviglia, si arrampicò sulla sua gamba e stava per straziargli i testicoli che arrivarono gli altri e ci pensarono loro a seviziarlo in quella maniera.

Si limitò ad atterrare e continuare a fuggire.

«Dov’è finito?». Avevano la bava alla bocca.

Il nascondiglio era lì vicino e stava per raggiungerlo, mancava poco…

Una mano lo strappò da terra. Un volto bestiale lo fronteggiò, aveva una smorfia cattiva. «È ora che avvenga quel che è giusto».

Lui gli cavò un occhio. Usò l’alabarda e la corazza si bagnò del sangue.

Tornò a terra e urlò: «Non avete capito chi sono! Altro che soldatino di piombo medievale, io sono…».

Cercarono di schiacciarlo ma lui resisté e gli straziò la carne della pianta del piede.

«… io sono il Minikiller!».

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Discussioni

    1. Diciamo che mi piacciono i soldatini, poi quando pensai a questo racconto mi ispirai ai goblin di Warhammer che si fanno catapultare contro le forze nemiche degradandosi a proiettili umani. Grazie per il commento

    1. Ciao Cristiana! No, non sei stata irriverente, anzi, è un bene che quando tu legga qualcosa di mio ti viene in mente altro, nel senso che ti faccio volare con la fantasia. E’ un bel complimento quel che mi hai fatto