
IL MINISTERO DELLE CAUSE PERSE
Mi chiamo Gianni e lavoro al Ministero delle Cause Perse. Suona come una battuta, lo so, ma è tutto vero. Il mio compito è archiviare ogni singola proposta, petizione, o idea strampalata che arriva qui. Tutte quelle cose che, sulla carta, sembrano voler cambiare il mondo, ma che sappiamo benissimo finiranno nel nulla.
Ogni mattina arrivo in ufficio, prendo il mio caffè annacquato e mi siedo alla scrivania. Davanti a me c’è sempre una pila di documenti, ognuno più assurdo dell’altro. Oggi, ad esempio, ho una petizione per vietare i cani con il pelo lungo in città. Motivo? Consumano troppo shampoo. Poi c’è una campagna per sostituire le bandiere nazionali con disegni fatti dai bambini. Sinceramente, non so più se ridere o piangere.
Non è che non mi interessi il mondo, sia chiaro. Anzi, un tempo anch’io credevo che potessimo fare qualcosa per migliorarlo. Ma dopo anni passati qui, ho imparato a riconoscere una causa persa a chilometri di distanza. E qui dentro ne arrivano tante.
Oggi, però, è successo qualcosa di diverso. Tra le solite follie, mi è capitato tra le mani un fascicolo con il titolo: “Eliminare la povertà mondiale attraverso la meditazione collettiva su scala globale”.
L’ho letto tre volte per essere sicuro di aver capito bene. Meditazione collettiva… per eliminare la povertà? E chi l’ha scritto, un guru in crisi di mezza età? Ho dato una rapida occhiata alla documentazione. Era firmata da un parlamentare, uno di quelli che parla di energie cosmiche e vibrazioni positive durante i talk show. Tipico…
Mi alzo dalla sedia e porto il fascicolo dal capo. Il capo è un uomo grigio. Grigio come il pavimento, come le pareti, come la vita qui dentro. Lavoriamo insieme da più di dieci anni, e la sua risposta è sempre la stessa: “Rimandiamo, facciamo un convegno, prepariamo un altro rapporto”. È il suo mantra.
Gli spiego la proposta, cercando di non ridere.
«Interessante» dice, senza muovere un muscolo del volto. «Molto interessante. Portala al Dipartimento delle Iniziative Ridicole.»
Scendo al piano di sotto, dove trovo Paolo. Paolo è l’uomo che ha reso obbligatorio discutere di idee ridicole per guadagnarsi uno stipendio. Sta esaminando una proposta per rendere la colazione a base di tofu obbligatoria, “per migliorare la produttività”. Ridicolo, certo, ma funziona: ogni giorno si inventano qualcosa di nuovo per farti credere che sei tu quello che sbaglia, non il sistema.
Gli chiedo un parere sulla meditazione per eliminare la povertà. Lui mi guarda con quel sorrisetto ironico, quello di chi ha capito tutto della vita ma ha scelto di non prendersela.
«Suona bene» dice. «Di sicuro farà parlare la stampa per qualche giorno. Poi cadrà nel dimenticatoio, come sempre.»
E così è stato. L’idea della meditazione globale è diventata la nuova grande causa. Se ne parlava ovunque: in televisione, sui giornali, nei bar. C’erano manifesti con slogan come “Medita per un mondo migliore” o “Fermiamo la fame con le vibrazioni positive!” Non potevi andare in giro senza vedere qualcuno che faceva pubblicità ai cuscini per la meditazione, ovviamente eco-sostenibili, e “con il 10% dei ricavi destinato alla lotta contro la povertà”. Una trovata perfetta. I ricchi si compravano il cuscino, si sentivano bene con loro stessi, e i poveri… beh, restavano poveri.
Arrivò il giorno della meditazione di massa. Il ministero, ovviamente, aveva dato il suo patrocinio, così decisi di partecipare anch’io. Per curiosità, più che altro. Mi sedetti tra la folla, chiusi gli occhi e cercai di rilassarmi. Intorno a me c’erano migliaia di persone, tutte pronte a “connettersi con l’universo” o qualcosa del genere.
Per un attimo, provai un senso di calma. Per qualche secondo, tutto sembrava fermarsi: le urla, il rumore di fondo, le assurdità di questo mondo. C’era solo il mio respiro e quello degli altri. Sembrava quasi che avesse un senso. Ma poi, come succede sempre, aprii gli occhi e tutto tornò come prima.
La gente si era già rimessa al telefono, a postare selfie della loro “meditazione per un mondo migliore”. Su X, il trend del giorno era #StopPoverty.
Intanto, Loredana, una collega, stava già parlando del prossimo convegno sul risparmio energetico attraverso la respirazione consapevole.
Mi sono alzato lentamente, con quella sensazione di vuoto che ormai conosco bene. Non è che fossi sorpreso, sapevo già come sarebbe andata a finire. Le cause perse sono il mio lavoro. Tutti fanno finta di impegnarsi, di preoccuparsi, ma alla fine ci ritroviamo sempre al punto di partenza.
È una gigantesca farsa collettiva, certo, ma c’è qualcosa di rassicurante nel sapere che nulla cambierà davvero. Non è cinismo, è consapevolezza. Forse un giorno le cose si modificheranno… ma solo il tempo potrà dirlo.
Nel frattempo, torno alla mia scrivania. Prendo un nuovo fascicolo, lo apro e inizio a leggere. È un’altra causa persa. Ma almeno, per oggi, posso andare avanti.
Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco
Ciao, bel racconto, specchio della nostra grigia società. È scritto bene, scorrevole, non obbliga a fermarsi, anzi ti conduce con ironia mista ad una realtà pruriginosa, inevitabile, ad un sorriso amaro e sarcastico. E questo è merito di essere riuscita a fare arrivare le tue parole dritte dove erano destinate. A seguirti
Ne sono felice!!
Grazie per il commento!
Allora, da dove inizio? Per prima cosa, lo stile: questo racconto è scritto BENE. Davvero bene. Scorre rapido, è azzeccata la scelta delle parole, così come il ritmo. E poi l’idea, è davvero originale. Un racconto che parte (e che è in parte) surreale, ma al contempo offre una reale satira della società. Ottimo!
Ti ringrazio!!
Sono molto contenta che sia di tuo gradimento!
Ero curiosa di leggere qualcosa di tuo e (non lo dico tanto per scrivere un commento ed essere più social :D) ADORO il tuo stile! Originale, profondo… Scrivi davvero bene, brava!
Grazie mille!!
Mi fa molto piacere e ciò mi rende molto felice!! ☺️
Una bellissima parodia della vita!! Brava!
Ti ringrazio!!
Un racconto davvero originale, particolare e scritto molto bene. Il mondo che hai saputo descrivere, assomiglia tanto a quell’impianto burocratico soffocante di cui siamo circondati e che pare proprio costruito a ‘regola d’arte’. Fa ridere? Il tuo racconto certamente, la realtà molto meno.
Grazie mille!
D’accordissima con te!
E che dire il buon collega @joe8Zeta7 mi ha strappato le parole di bocca, questa storia andava inserita nella categoria realismo per davvero. È proprio quello che ho pensato durante la lettura, questo ministero potrebbe esistere realmente. Complimenti perché le tue storie hanno spessore. Se prima o poi ti cimenterai in una serie, la seguirò molto volentieri!
Ti ringrazio!
Ne sto giusto preparando una, spero possa essere di tuo gradimento.
Fantastico 😀 In bocca al lupo!
Crepi!! 😄
Chiaro che, data la natura del testo, non potevi non inserirlo in una categoria differente. Ma, se ci fosse stata, allora la sua categoria perfetta sarebbe stata “Realismo”.
Già. Perché, di fatto, è proprio di questo che narri: della nostra realtà e di come essa sia grottesca e paradossale più di un racconto di fantasia.
Bravissima!
Ti ringrazio!
E concordo pienamente con ogni tua parola 😄
Ci spiace contraddirLa, signor Gianni, ma noi del Comitato delle Felicitazioni gratuite non abbiamo gradito il suo sarcasmo e la rappresentazione grottesca del Ministero, dove non si rende giustizia all’indefesso lavoro tassonomico che ci contraddistingue. Per tali motivi, abbiamo inviato una petizione solenne al Gran giurì delle Baggianate tossiche, affinchè si adoperi per un provvedimento disciplinare congiunto a cura della Commissione per la repressione del Sorriso e dell’Assemblea del Grigiume. Inesorabilmente Vostri … seguono firme.
Una bella storia, ben scritta e molto ironica. Il problema è mio. È che in questo momento storico non riesco a ridere di tutto questo. Dovrei ridere, l’ironia serve a questo ma non ci riesco, è come ironizzare della corda in casa di un impiccato. Così resto fermo a guardare il testo, con un mezzo sorriso amaro sulla faccia, annuendo piano. Mi succede anche davanti agli show di Crozza, o guardando Propaganda Live. Loro si sforzano di farci sorridere, di vedere il lato grottesco. Io vedo solo il lato tragico.
Insomma, mi è piaciuto un sacco questo racconto. Mi è piaciuto ma mi ha fatto riflettere, e per adesso riflettere non mi piace. Brava.
Già… purtroppo il periodo storico in cui viviamo non aiuta più di tanto a prendere le cose con leggerezza. Credo che il lato grottesco rientri molto in questa visione.
La sensazione che hai provato, tuttavia, era proprio nel mio intento. Una riflessione basata su una critica sociale ironizzata. Nonostante sia stata scritta alla leggera ciò che lascia è un sorriso amaro, come hai affermato tu stesso.
Perciò, da un lato sono contenta di questa tua riflessione, dall’altro mi dispiace averti rattristato.
Magari riesco a tirarti su il morale con il prossimo racconto!
No Rachele, non ti lasciare influenzare dal mio umore. È l’umore di un vecchio sotto le feste. Il racconto è andato dritto fra i polmoni, ed è lì che doveva colpire.
Ti ringrazio, apprezzo tantissimo le tue considerazioni!!