Il mio autore ha scordato di scegliere il titolo

Finalmente! Finalmente, cazzo! Voi non avete idea di cosa significhi essere personaggi di autori incompetenti che per giunta sanno di essere incompetenti, voi non ne avete idea, cazzo! Rimanere in quegli angoli angusti del cervello del proprio autore, senza mai vedere la luce, senza avere una forma, senza una cazzo di storia. Solo un abbozzo di caratterizzazione, solo delle caratteristiche superficiali che però forniscono quella consapevolezza tale da poter pensare: “ma dove cazzo sono, ma perché non sta succedendo niente?”. Finalmente, per non so quale miracoloso slancio creativo, il mio autore, il Ragionier Nunziata, ha deciso di scrivermi, di darmi voce, una cazzo di storia. Gli chiedevo solo questo: scrivimi, ti scongiuro, scrivimi male, con una storia fatta male, collegamenti sbagliati, persino la punteggiatura sbagliata, si anche con una grammatica sbagliata, ma scrivimi cazzo, che non c’è ossigeno in questo tugurio. Neanche potete immaginare cosa significhi essere un personaggio del Ragionier Nunziata. Prima cosa è un ignorantello, non ha studiato granché, ha letto qualche libro (il minimo indispensabile per fornire una caratterizzazione minima a noi, suoi personaggi) e ha iniziato a pensare a queste storie, a noi, perché non era capace neanche come Ragioniere. Il problema è l’estrema lucidità con cui lui vede se stesso, sa perfettamente di essere incompetente e allora non scrive. Ma le conseguenze di questa repressione le subiamo noi e non lui. Insensibile del cazzo! Sempre con le solite cose “non conosco le tecniche narrative”, “non padroneggio bene la sintassi” e basta cazzo! Scrivi e basta, potevi pensarci prima. Già mi costruisci tutto malformato, senza un volto, senza un nome e senza un cognome, con micro-sequenze di storie insensate, almeno fammi vivere.

Ed ora eccomi qui, si finalmente vivo. Ma cosa faccio? Cosa devo fare? Bussano alla porta. Oddio non riesco a crederci, ho anche una casa! Mi dirigo verso la porta, vado verso la porta, vabbè vado ad aprire, mi sento così vivo.

– Chi è? – Chiese il personaggio, che un nome ce l’aveva ed era Domenico, Domenico Cossaccotta, detto Mimì.

– Apri Mimì, sono Nicola. – Disse… dissi io, perché Nicola è il nome del Ragionier Nunziata, cioè io.

– Cazzo neanche il tempo di respirare due secondi che già torni a rompermi i coglioni! Cosa vuoi?! – Disse Mimì con parecchia stizza. Perdonate il linguaggio scurrile, è un povero diavolo, d’altronde un po’ è anche colpa mia, dunque scusate anche me.

– Vestiti che ti porto da una parte. – Dissi perentoriamente.

– Lasciami vivere un attimo! Sono arrivato qui da qualche minuto, qui in questo mondo, non so neanche come funziona, probabilmente non lo sai neanche tu. Fammi ambientare. – Disse Mimì, giustamente, ed è giusto perché qui definisco io quello che è giusto e che è sbagliato.

– Senti Mimì, volevi vivere, volevi una storia, eccotela qua. Solo che non sono in grado di creare un intreccio coerente, uno sviluppo progressivo che ti porti nel luogo in cui la storia prenderà vita. Ti ci porto io lì.

– Ma lì dove?

– E questo lo scoprirai dopo. Dai non farti pregare, tanto sai che farmi muro non servirà a niente, decido io le tue azioni, letteralmente. – Confessai subito. Tanto ne era consapevole, accettava di buon grado questa sua assenza di arbitrio.

– E NO! BASTA! Mi hai già condizionato abbastanza, ora sono vivo e se io vivo tu devi morire. – Come è possibile? Mimì aveva un coltello? Ma quando lo ha preso? Mimì si scagliò con foga verso di me e…

Cristo è morto veramente. Non pensavo che avrei potuto ucciderlo sul serio, no non è possibile. Eppure è qui davanti a me, nel suo sangue e con un volto senza espressione. Ma cristo nella mia mente l’omicidio era qualcosa di estremamente diverso, lo raccontano tutti con momenti di tensioni estrema, attimi che sembrano durare ore, particolari efferati, la sofferenza dell’ucciso che capisce che sta per morire, l’assassino che torna lucido e si rende conto della follia appena commessa. Qui qualche coltellata veloce, un po’ di sangue, il tonfo della caduta, qualche rantolo di morte e stop. Vabbè devo accontentarmi, d’altronde sono un personaggio dell’anonimo Ragionier Nunziata. Ma ora è morto. Quindi? Cosa devo fare? Devo scrivermi da solo? Posso? Ah non lo so.

Le sirene della polizia ricordavano un forte scuotere di lame, le luci dipingevano temporaneamente e saltuariamente di blu le pareti delle case. Sgommata improvvisa. Dei poliziotti stereotipati uscirono dalla loro Alfa Romeo e si diresse verso la casa del fortunato Domenico Cossaccotta. I poliziotti fecero le loro cose da poliziotti e poi fecero qualche domanda a Domenico. Domenico disse che uno sconosciuto gli era entrato con l’intento di aggredirlo, prontamente si difese con un coltello e nella colluttazione lo colpì sei volte alle spalle. I poliziotti subito riconobbero la legittimità della sua difesa. Analizzarono il cadavere, presero i documenti. Nome e cognome. Nicola Nunziata. Ma poi, data di nascita, luogo di nascita e altre cose strane. Cosa Volevano mai dire? Nessuno sporse denuncia, e l’identità del Ragionier Nunziata, rimase per sempre sconosciuta. Domenico fece la sua vita tranquilla.

– Sei contento ora? Ti ho anche concesso di uccidermi.

– Cristo santo, potevi impegnarti un pochino di più.

– Senti non mi andava, accontentati è il massimo che ti posso dare, almeno ora hai una mezza fisionomia, un campo d’azione, un perimetro in cui muoverti. Finirai di riempire di casino la mia testa?

– Cristo santissimo. Perché dovevo nascere proprio da uno svogliato incompetente? è un po’ come nascere in qualche zona sottosviluppata del mondo. Senza acqua, senza cibo, senza storie. Ma mi libererò da te.

– Si si, certo. La finisci? guarda che cancello tutto e tu torni nello sgabuzzino del mio cervello.

– Si, Si va bene cazzo. Però due condizioni: primo dammi dei lettori, altrimenti è tutto inutile, secondo dovrai scrivere qualcos’altro, dopo un po’ di questa storiella mi annoierò a morte.

– Va bene, poveri lettori, mi dispiace per loro.

– Ti deve dispiacere per me, non per loro, testa di cazzo. Loro torneranno alle loro vite o leggeranno altro, io sono chiuso qui. Sbrigati.

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Discussioni

  1. Hugo ha visto nel giusto citando Pirandello. È proprio un bel lavoro, Nicola. Soprattutto ho apprezzato lo sfalsamento dei piani per cui talvolta Mimì parla di sé in terza persona, lasciando trasparire l’attività dello scrittore che sta costruendone la storia (spero di aver compreso bene le tue intenzioni). Molto, molto bravo.