Il mondo senza luce
Serie: L'ombra del Sole
- Episodio 1: Il mondo senza luce
- Episodio 2: Situazione attuale= stato fondamentale
STAGIONE 1
Il cielo è chiaro.
Ma la terra è nera.
Il sole è alto ma non fa ombra e l’oscurità qui è soffocante.
Fino a cinque secondi fa ero in un museo. Stavo analizzando un quadro, mi pare fosse intitolato Aleria. Ora che ci penso, non ho letto il nome dell’autore.
Stavo solo analizzando un quadro.
Stavo solo analizzando un quadro, e all’improvviso mi sono trovato qui, in questo posto. Che è lo stesso posto che si vedeva nel quadro. Assomigliava tanto all’Impero delle luci di Magritte, ma allo stesso tempo aveva qualcosa di profondamente differente, qualcosa che non riuscivo ad afferrare completamente.
Ecco perché lo stavo analizzando.
Però ora non sono più nel museo: sono seduto in un posto pieno di gente in movimento. Ecco, qualcuno si sta avvicinando a me. Una ragazza.
Mi si siede accanto.
“Piacere, Tauta” si presenta.
Mi guarda, i suoi occhi scuri incrociano i miei. Scurissimi e profondi, privi di luccichii, completamente inondati di nero.
Ha lunghe ciglia nere arcuate che le danno un’espressione quasi severa.
Sorride lievemente, poi si volta verso due ragazzi davanti a noi, intenti a bruciare un giornale. Il suo sorriso svanisce all’istante.
I due sono appoggiati al muro, anche se uno è chinato per cercare di capire come far prendere fuoco alla carta. L’altro lo supervisiona dall’alto, gli occhi spenti.
Distolgo lo sguardo e analizzo con calma ciò che mi sta intorno. Ci sono solo colline buie. E un sacco di lampioni.
“Federico, piacere” dico a bassa voce.
Aspetto un secondo, poi parlo di nuovo.
“Cos’è successo?” chiedo a Tauta, sforzandomi di non lasciarmi dominare dal panico.
“Benvenuto ad Aleria. Tutti noi abbiamo vissuto ciò che hai appena vissuto tu, è il modo in cui questo mondo ci fa entrare” mi spiega lei scrollando imbarazzata le spalle.
Annuisco senza però capire.
“E come si fa ad uscire?” le chiedo impaziente.
Tauta sospira.
“Non lo so. Deve esserci qualcosa di importante che non riusciamo ad afferrare. Qualcuno riesce ad uscire, qualcuno no… Sai, è un sistema estremamente complicato, ma penso che Eike sia in grado di spiegartelo meglio di me. A proposito, credo che sia il caso che voi due facciate conoscenza; saprà rispondere alle tue domande.”
Non ho nemmeno il tempo di ribattere: prende il telefono dalla tasca e, con una velocità davvero invidiabile, chiama Eike, pregandolo di raggiungerla.
Eike mi sorride con fare affettuoso. Io ricambio un po’ più incerto.
Arriva con calma; cammina male: appoggia prima la gamba sinistra e, come un peso, si porta dietro l’altra.
E, così, questo nuovo ragazzo è Eike.
Ora che ci penso, ho sentito due nomi e già sono confuso: che razza di nomi sono!?
“Piacere?” tento con un po’ di timore.
Devo ammetterlo, questo Eike un po’ mi fa paura: è chiaramente più grande di me e ha un’aria autoritaria.
Lui sembra non ascoltarmi nemmeno; giocherella con i capelli biondi dietro la nuca. Fa per dire qualcosa, ma poi richiude la bocca e tace, scuotendo debolmente la testa e socchiudendo gli occhi. La luce fredda del lampione lo colpisce in pieno viso, rendendo la sua pelle spettrale.
“Piacere” si limita a rispondermi, indirizzandomi uno sguardo annoiato.
Alla luce, i suoi occhi sono così bianchi da sembrare piccole gocce di rugiada splendenti.
“Eike, ti prego. Devi fargli sapere cosa sta succedendo” dice Tauta.
“Lo so. Ma, Cristo, sono qui da tre anni e mi sembra di viverci da sempre. Più informazioni scopro su questo mondo, meno ne vorrei fare parte. Questo è uno di quei casi in cui è meglio rimanere ignoranti.”
Lo fisso confuso e preoccupato. Ma devo sapere.
“Raccontami di Aleria” sussurro. La voce mi è uscita in un soffio, non volevo sembrare così debole già dall’inizio.
“Sarà un discorso complesso” mi avvisa. Poi mi fa segno di seguirlo.
A quanto pare, questo è il cuore pulsante di Aleria. Un edificio che ha tutta l’aria di stare in piedi per miracolo.
Eike conduce me e Tauta in una sala disordinata e chiude con cura la porta.
Al centro della stanza troneggia un tavolo con diversi taccuini sopra e una boccetta contenente un liquido giallo pallido; tutto intorno crescono oleandri e ricini che creano un sorta di labirinto vegetale.
Sul soffitto un’enorme plafoniera inonda le piante di una luce bianca, e alla mia destra vedo tre porte di diversi colori, tutte vicine. Verde, arancione, rosa.
Mi volto verso Eike e noto che mi sta indicando degli strani segni sui muri uniti tramite linee tremolanti a numeri e lettere maiuscole.
“Questa è Aleria. Questi siamo noi, tutti noi. Finora, abbiamo capito che siamo tutti collegati, sia tra di noi sia ad Aleria. Ci sono dei meccanismi che permettono ad alcuni di poter uscire per un breve periodo di tempo, e ho ragione di credere che siano presenti delle regole scientifiche rigide che coordinano le uscite e le entrate di questo posto. Ora, tutto ciò che dobbiamo fare è capire quali siano, così da poterle sfruttare a nostro vantaggio e, se tutto va per il meglio, uscire da qui per sempre. Sono anni che lavoriamo a questo progetto, ma per ora abbiamo certificato la presenza solo di un paio di leggi e legami, niente di più.”
Non mi lascia neanche rispondere, prende un taccuino dal tavolo al centro della sala e me lo porge.
Lo accetto titubante e lo osservo: è un taccuino, normale.
Non sono molto sicuro di cosa dovrei fare, suppongo che dovrei aprirlo.
Mi decido e lo apro, rivelando pagine e pagine di appunti fittissimi.
Le mutazioni: si tratta di cambiamenti casuali…
Il chiasmo è una regola per la quale…
Per il principio di esclusione, ad Aleria non possono esistere…
E, poi, leggo ciò che cambierà tutto.
Il modello aleriano a gusci: tramite questo test a cui vengono sottoposti i nuovi arrivati, si riesce ad inserire immediatamente un individuo nel proprio livello.
Guardo Eike e gli indico ciò che ho appena letto.
“Sì, è un test. Tranquillo, è molto semplice e del tutto indolore, ma è necessario. Ci mancano alcuni pezzi importanti, e uno potresti essere tu. Se vuoi avere una possibilità di uscire da qui, dovrai fare questo test. Ok?”
Annuisco. Mi va bene tutto, basta poter uscire da qui il più in fretta possibile. Nella mia mente regna la confusione più totale, non ho capito niente di questi legami o di tutta la roba scientifica che mi è appena stata detta, ma per ora va bene così. Capirò con il tempo. Anche se spero di riuscire ad uscire da qui prima di avere il tempo di capire come funziona Aleria.
“Che devo fare?” chiedo.
Eike guarda per un istante Tauta, poi mi fa segno di seguirlo.
“Andiamo nel nucleo di Aleria” mi spiega, prima di voltarsi e iniziare a camminare verso la porta verde.
Serie: L'ombra del Sole
- Episodio 1: Il mondo senza luce
- Episodio 2: Situazione attuale= stato fondamentale
Davvero un buon inizio. Mi è piaciuta la linearità del tuo tratto, con cui cominci a rappresentare la dimensione, lo sfondo, le atmosfere, e nel contesto la situazione drammatica con l’ostacolo e quindi la possibilità di un conflitto, a partire dal caos che assilla il personaggio, la sua insofferenza al contesto, che già smuove molto bene le acque. Lo fai senza fretta ma in una progressione vitale, misurata. L’uso del tempo presente funziona bene nel contesto, apportando freschezza e vitalità e anche maggiore intimità a un episodio pieno di mistero e di promesse. Propulsivo, direi (come i torrenti in piena).
Correggo: la sua insofferenza al “congegno” non al contesto (ho usato contesto troppe volte) Un saluto.
Oh no, il ritorno dei torrenti in piena! Ad ogni modo, mi fa estremo piacere il tuo prezioso commento e il fatto che tu abbia apprezzato il primo capitolo, spero che ti possa piacere anche il secondo episodio.
Un inizio molto promettente. Hai trascinato il lettore in questo mondo surreale fin dalle prime battute.
La confusione e il disorientamento del protagonista si riflettono allo stesso modo su chi legge, come evidenziano alcuni passaggi in cui Federico si interroga, ad esempio, sulla natura di quegli strani nomi.
Molto interessante.
Ben trovata, Viola.
Ben scritto e intrigante questo racconto, e promette bene. Ha molti richiami , fra i quali Matrix ma anche Alice in borderland e un altro film di cui non ricordo il nome, nel quale ciascun “giocatore” veniva associato a delle carte da gioco. Anche in quel caso c’era una precisa sequenza da completare per uscire.
I nomi hanno molta importanza anche per me e avevo subito fatto caso a quelli che hai dato ai tuoi personaggi, Ancor prima che tu appuntassi specificatamente su di essi la nostra attenzione. Su Tauta ho qualche dubbio, non so se seguire la matrice Greca o quella baltica. probabilmente la seconda, visto che Eike è norreno. Ma vedremo, sicuramente ci porterai a capirlo quando sarà il momento.
Brava, seguirò il racconto.
Ciao Giancarlo, grazie per essere passato. Passo quasi più tempo a scegliere i nomi che a scrivere 🙂
Per questa serie in particolare ho speso ore tra un dizionario e l’altro alla ricerca di etimologie, coniugazioni, declinazioni… Ho iniziato ad organizzare tutto il sistema quattro anni fa, e ora finalmente sono riuscita a concludere questo lavoro per certi versi devastante.
Ti ringrazio moltissimo per il commento, spero di riuscire a pubblicare in tempo utile il secondo episodio.
Ciao, Viola. Saper scrivere non è solo questione di stile, che non ti manca affatto peraltro… le parole devono saper tessere una tela invisibile sotto quella manifesta. Ecco, nella tua storia si defila, con genuina originalità, una trama concettualmente accostabile al primo Matrix, a mio modesto parere.
O, forse, sono solo un visionario, come ho sentito spesso dire.
Aleria è un piccolo centro della Corsica: una concomitanza del tutto casuale, suppongo. Che sia crystal clear, l’ho scoperto un minuto fa.
Complimenti per questa visione, per la scrittura ottima: se a diciassette hai questo talento…
Ciao, Robért. Ti ringrazio davvero moltissimo per essere passato e per il tuo commento, che mi ha fatto tantissimo piacere.
No, non è stata una coincidenza: il nome Aleria fa effettivamente riferimento al comune francese; mi ha fatto sorridere il fatto che tu te ne sia accorto subito, poiché sarà un elemento piuttosto rilevante nel corso della serie.
Grazie ancora!
Forte! Mi è piaciuto
Ottimo, grazie di essere passato!