Il Mulo – episodio 5 Nel nuovo giorno./fine

Serie: Il Mulo


Fuori aleggiava la notte, ma noi non potevamo vederla per via delle tapparelle serrate. 

Lally si immaginò la luna nel cielo e lo disse a voce alta.

Alle prime luci dell’alba la missiva arrivò al comandante dell’unità internazionale ricerca narcotrafficanti, sede di Roma.

Indicava:

Green Sky hotel – Possibile luogo di cattura di Ivàn Sanchez origini colombiane, identità reale non pervenuta, esponente del narcotraffico colombiano, esistenti prove di collegamento con il cartello degli Ùsuga. Minorenne in stato di grave pericolo, nome conosciuto Alejandra Maria Cortillas a capo del progetto Infancia y Salud.

Il Giga.

Noi del Cerchio dovevamo soltanto attendere, come da bambini, sotto ai ponti di Milano a tirare sassi alle nutrie che scavavano gallerie sommerse per metà sott’acqua.

*

Nel nuovo giorno, dodici uomini della squadra anticrimine Cacciatori fecero irruzione nella suite dell’hotel Green Sky. Un uomo, indicato come Ivàn Sanchez, era ferito e delirava, non si accorse neppure di loro mentre altri uomini armati parevano in attesa di nuovi ordini.

Una bambina era riversa su una sedia a rotelle, quando la svegliarono scuotendola per le spalle, pronunciò il nome  Alejandra. Sul pavimento c’erano tracce di sangue mal ripulito e nell’aria l’odore dolciastro della morte.

Alla stessa ora il console colombiano fu contattato dal tesoriere, balbettava e parlava di ingenti elargizioni di denaro, la tosse nervosa gli strozzava le parole in gola.

*

Nell’appartamento di Mirko, noi del cerchio, avevamo acceso la TV sui notiziari locali e capimmo che potevamo spalancare la finestra.

L’aria del mattino inondò la stanza.

**

Nella sera dello stesso giorno, Dario Otoniel, da oltreoceano, disse che Ivàn Sanchez era da considerarsi un uomo morto anche se lo avevano salvato. Poi, aggiunse che era da considerarsi morto in qualunque penitenziario anche se di massima sicurezza.

L’uomo che era seduto al suo fianco fece cenno di sì con la testa, lucidava la mitraglia M4 dal mirino in oro zecchino, un regalo di Otoniel per la fedeltà dimostrata.

Erano accovacciati dinanzi al fuoco, «Y la niña?», chiese l’uomo.

Dario Otoniel ci pensò su, sputò tra le fiamme e ordinò: «Bùscame quién esto Jiga!». (trovami questo Jiga!)

Tre giorni dopo, al funerale di Sandro Saberi, nullatenente, detto Giga, non c’era nessuno.

Al camposanto comunale si fece il segno della croce solo il becchino mentre ne calava la salma due metri sotto terra. Tra di sé pensò che gli uomini non erano tutti uguali, a quel disgraziato lo avevano trovato morto su una panchina dei giardini pubblici con il libretto del sussidio minimo dentro alla tasca del cappotto liso.

Per lui nemmeno un fiore.

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Questa narrazione è frutto della fantasia dell’autrice, con riferimenti reali al Cartello colombiano degli Urabeños.

I fatti sono narrati in prima persona e a tratti da un narratore esterno. (* **)

(I Cacciatori sono una squadra dell’Arma dei Carabinieri, lottano ogni giorno sul territorio italiano, anche il più impervio, in special modo contro la ‘ndrangheta del narcotraffico).

(Dario Antonio Otoniel Ùsuga è a capo del più temuto Cartello colombiano, quello degli Urabeños. Il governo americano offre una ricompensa di cinque milioni di dollari a chiunque sia in grado di fornire informazioni che portino alla sua cattura).

(Il Giga non è mai esistito).

Serie: Il Mulo


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Discussioni

  1. Cerco sempre di non leggere i commenti degli altri prima di aver scritto il mio, anche a rischio di essere ripetitivo. Però stavolta non ce l’ho fatta ed ho dato una sbirciatina.
    Meno male, perché avrei ripetuto pedissequamente il commento di @micol_fusca .
    E ora che faccio? Niente. Sto zitto. Bellissima serie.

  2. Per natura quando leggo mi immedesimo quasi sempre in un personaggio. Poteva essere scontato che vivessi il tuo racconto come Alejandra Maria Cortillas. Mi sono sentita bene in quegli abiti perché assolutamente realizzata e assolutamente abile nel mio ruolo. Forse avrei fatto volentieri anche la puttana nel mio paese, ma il mulo mi ha dato più possibilità di spaziare fuori da un mondo ristretto, e di misurarmi con gli imprevisti.
    In realtà mi spiace che il cartello di Ùsuga sia saltato. Ora cosa faccio, che non sono più un mulo? Non sono convinta che mi realizzerà altrettanto il progetto Infancia y Salud.

  3. Eccomi arrivata alla fine di questa serie. Cosa dire, se non che ha tirato fuori delle emozioni riposte in un cassetto della memoria? Quella del narcotraffico (per fortuna non ne ho esperienza diretta) è una realtà crudele in grado di trasfigurare intere comunità e far vivere una vita in “prestito”. In “prestito” perché non ti appartiene: è “Loro”. E’ difficile per chi non è nato in quella situazione entrare in quella mentalità, ma il tuo racconto è riuscito a far avvicinare il lettore alle dinamiche che si innescano. “Donne, bambini e puttane”… proprio così.

    1. Ciao Micol e grazie per la lettura completa e sentita di questa serie. Se il Giga alla fine risulta scomparso, inscenando la propria morte e comunque è frutto della fantasia, il Cartello degli Usuga invece è reale e opera su quel territorio fino al nostro paese. Sono dinamiche terribili per le popolazioni costrette o accondiscendenti a prestarsi al servizio dei criminali trafficanti con una legge durissima. Certe dinamiche ci sono per fortuna estranee, solo chi le vive quotidianamente può calarsi nella logica malata che appartiene sempre e comunque ad ogni tipo di criminalità organizzata. Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto e che possa far riflettere almeno un po’.