Il nemico del mio nemico

Serie: Gli Occhi del Drago

Lenore posò una mano sulla fronte di Diana, assicurandosi che non le fosse salita la febbre: le emozioni vissute nel pomeriggio avevano svuotato la piccola di ogni energia. Le scostò una ciocca ribelle che le copriva una delle palpebre, sentendo nascere un sorriso spontaneo.

Quando l’aveva portata nell’alloggio che occupava con Camillo, al piano superiore della bottega, la piccola era rimasta a bocca aperta. Aveva osservato il mobilio del salone cercando di cogliere ogni particolare, curiosa e chiaramente a disagio. Lenore aveva sistemato il divano rendendolo confortevole al pari di un letto e, al momento di rimboccarle le lenzuola, Diana le era parsa piccina. Troppo per il peso che portava addosso. Era crollata in un sonno pesante non appena aveva posato la guancia sul cuscino.

Camillo le osservava a pochi passi dal divano, incerto. Si ergeva sovrastandole, enorme come un monolite, ma la sua espressione tradiva la sua natura gentile.

Non gli servì chiedere nulla, l’atteggiamento di Lenore non lasciava spazio al dubbio: aveva deciso di prendere la piccola sotto la sua ala protettiva e Camillo si arrese alla sua volontà.

Lenore si alzò dalla sponda del divano e raggiunse un piccolo scrittorio in legno di quercia. Un mobile antico, proveniente da un altro secolo: i fregi intagliati finemente che adornavano i bordi del piano somigliavano a un merletto. Non stonava in quell’ambiente, tanto peculiare da sembrare la bottega di un antiquario; l’arredamento era composto da mobili in legno pregiato, di diversa fattura ed epoca.

L’erborista vergò poche righe in un biglietto di pergamena, consegnandolo al gigante con un sorriso.

«Potresti portarlo al Covo, per cortesia?»

Dopo aver letto il nome del destinatario, Camillo aggrottò le sopracciglia mettendo in evidenza una ruga che gli attraversava la fronte da un lato all’altro.

«Nonna…»

«Tranquillo, so quello che faccio.»

***

L’ospite giunse un’ora dopo.

Lenore lo attendeva seduta nello studiolo al piano terra, tenendosi occupata con alcune fatture. Maledettissima contabilità, Camillo era più abile di lei con quelle scartoffie: l’erborista firmò gli assegni precompilati ad occhi chiusi, confidando completamente in lui.

Fu proprio Camillo ad introdurre il nuovo arrivato. Indugiò solo un attimo, il tempo per incontrare lo sguardo rassicurante della donna, poi li lasciò soli.

Akira Hydosha attese in piedi, paziente, fino a quando Lenore alzò gli occhi sui suoi.

Il comportamento d’altri tempi non era l’unico particolare per cui si distingueva: amava indossare capi sartoriali, disegnati per enfatizzare la sua figura slanciata. Vestiva con un pastrano nero lungo fino ai piedi, che aderiva al busto per poi allargarsi in prossimità dei fianchi. Camicia con collo alla coreana, calzoni aderenti, non fascianti, a vita alta.

Ogni cosa di lui pareva studiata con attenzione. Il viso attraente non presentava alcun segno o ruga d’espressione, il pizzetto che gli copriva il mento e l’accenno di baffi erano curati alla perfezione. I capelli neri come l’inchiostro scendevano ben oltre le spalle, un vezzo che aveva fin da bambino.

«Prego, accomodati.»

Lenore sollevò una mano per indicargli la poltrona di broccato sistemata di fronte alla scrivania: rosso su nero, l’accolse come un guanto.

«Ti ringrazio per la premura con cui hai accolto in mio invito.»

«Non potevo ignorare l’opportunità di incontrare una leggenda. Di solito ti tieni ben lontana dal mio mondo, è la prima volta che concedi a uno Shishi-Ka di varcare le porte del tuo regno.»

«Vero.» L’erborista sorrise, indicando una caraffa di cristallo posata sopra il piano. «Gradisci del tamah? L’ho preparato da poco, è ancora caldo.»

Akira annuì. «Grazie. Non credo che il tuo scopo sia quello di avvelenarmi.»

Lenore scoppiò a ridere, porgendogli la bevanda. Lui accettò il calice chinando leggermente la testa, saggiandone il contenuto.

«Il Cielo non voglia, mi servi vivo. Ho bisogno del tuo aiuto.»

L’uomo sentì il liquido caldo che aveva portato alle labbra andargli di traverso: qualche colpo di tosse e riprese l’abituale contegno.

«Perdonami… non credo di aver compreso.»

La risata di Lenore si fece più sonora. «Il nemico del mio nemico è mio amico. Ho bisogno di una scorta: devo recarmi con urgenza a Histora e per fare questo devo attraversare il Priorato.»

«Perché non chiedi al “Ciclope”?»

«Camillo mi è più utile qui. Puoi non crederci, ma è un erborista esperto ed è in grado di preparare senza difficoltà tutti i rimedi che vendo nella mia bottega.»

L’atteggiamento di Akira si fece cauto. «Perché hai scelto me?»

L’erborista non ebbe difficoltà a rispondergli. «Perché sei un uomo per cui l’onore ancora conta. Della vecchia scuola, se così si può dire. In mano di tuo nonno la Shishi ha portato una sorta di pace in città; il suo volere era duro, ma giusto. Ha permesso ai rivali di sopravvivere, divenendo proprietà, avendone cura; manovalanza a basso costo, schiavi, a cui ha concesso comunque una sorta di dignità. So che non sei d’accordo sull’attuale gestione degli affari di famiglia. Non ne fai mistero, ma ti adegui alla volontà di tuo zio, lo Shishi-Jaku. Non tradiresti il tuo sangue in nessuna circostanza.»

L’uomo posò il calice sullo scrittorio, prendendosi alcuni secondi per pensare. Era chiaramente sconcertato.

«Mi stai chiedendo di attraversare con te duemila miglia in mezzo a centinaia di fottuti» le rivolse uno sguardo rammaricato, chiedendole perdono per la volgarità del suo eloquio «prayers psicopatici, armati di lanciarazzi termici? Ben inteso, meglio essere agganciati dai proiettili ed essere ridotti in poltiglia che finire in mano loro. O peggio! Braccati da un Anghel. Perché?»

«Una consegna ad un cliente importante. Se così non fosse, non mi muoverei da qui. Il Priorato attende solo l’occasione giusta per spellarmi viva e redimere la mia anima.»

Akira piegò le labbra in una linea sottile. «La merce è così preziosa da rischiare la tua vita?»

«Sì.»

Alla risposta dell’erborista gli occhi dell’uomo si ridussero in due fessure: la osservò come un gatto, chiaramente incuriosito.

«Non esiste compenso per quanto mi chiedi di fare.»

«Al contrario.» Lenore abbassò una mano sotto il piano della scrivania ed estrasse un sacchetto di tela da uno dei cassetti. Lo posò di fronte a sé, spingendolo in direzione di Akira. «So qual è il tuo desiderio più grande. Questa notte, prima di accostarti, sciogli il contenuto in un bicchiere d’acqua calda ed affidati al sonno con tranquillità.»

L’uomo lo prese in mano, saggiandone il peso. Se le sue narici non avessero avvertito l’odore intenso della cannella mischiata ad altri ingredienti l’avrebbe creduto vuoto, tanto era leggero.

«Desidero provare che quanto prometto può essere mantenuto. Sarai tu a decidere.»

Akira si alzò ritenendo chiusa la discussione e, prima di allontanarsi, le riservò un’occhiata beffarda.

«Qualche spezia non gioverà al mio sonno.»

A dispetto del tono pungente, l’uomo raggiunse la porta dello studio tenendo il sacchetto ben stretto nella mano chiusa a pugno, come a proteggere un tesoro.

Lenore sorrise sorniona.

Serie: Gli Occhi del Drago
  • Episodio 1: L’erborista
  • Episodio 2: Il nemico del mio nemico
  • Episodio 3: Ninna Nanna
  • Episodio 4: Il Ka, l’Erborista e il Topolino
  • Episodio 5: Il Treno
  • Episodio 6: Il Pellegrinaggio – parte I
  • Episodio 7: Il Pellegrinaggio – Parte II
  • Episodio 8: Nel Deserto
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Sci-Fi, Young Adult

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    Discussioni

      1. Ciao Ernest, sono contenta di aver mantenuto vivo il tuo interesse 😀

      1. Ciao Raffaele. In realtà possiamo definirlo un altro “cappotto”, Sergio ha intravisto un altro significato in un punto del racconto che in realtà non era voluto. Nel commento che mi ha lasciato su questo stesso episodio lo spiega veramente bene. No, in realtà non ho usato quella parola volendogli dare un significato particolare

    1. “Dopo aver letto il nome del destinatario, Camillo aggrottò le sopracciglia mettendo in evidenza una ruga che gli attraversava la fronte da un lato all’altro.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    2. “L’erborista vergò poche righe in un biglietto di pergamena, consegnandolo al gigante con un sorriso.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    3. “Un mobile antico, proveniente da un altro secolo: i fregi intagliati finemente che adornavano i bordi del piano somigliavano a un merletto. Non stonava in quell’ambiente, tanto peculiare da sembrare la bottega di un antiquario”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    4. “Le scostò una ciocca ribelle che le copriva una delle palpebre, sentendo nascere un sorriso spontaneo.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    5. Ieri un una puntata di BoJack Horsman (cartone su netflix che ho scoperto grazie ad un’amica, e che mi ha davvero sorpreso positivamente per intelligenza e schiettezza), un personaggio regala un cappotto ad un altro, che parte con mille film mentali. Ed il primo: “a volte un cappotto è soltanto un cappotto”.
      Ecco, qua allo stesso modo, io mi ero immaginato chissà quale antica leggenda giapponese dietro all’appellativo, ed invece… XD

      1. E invece era un cappotto 😀 😀 😀 Anzi, un pastrano stile steampunk 😉

    6. “Shishi-Ka”
      Questo poi dovrai spiegarmi cos’è (sempre che non venga spiegato più avanti): quando trovo una “creatura” che non conosco, corro subito a chiedere a Google, ma per “shishi-ka” non ho trovato nulla, se non che le due parole comoaiono nel titolo originale di un episodio di un anime (Guyver), ma la traduzione “mentula canis” non mi ha aiutato 😁

      1. Ciao Sergio, in questa serie ho voluto portare avanti un mondo del tutto umano, senza creature fantastiche (con una piccola eccezione che hai già scoperto). La Shishi e la famiglia “mafiosa” che governa la Città Stato di Aurona e Ka è l’appellativo che ho voluto dare ai suoi componenti stretti, quelli di sangue. Nel mio mondo significa “padrone”. Mi dispiace di averti fatto impazzire nella ricerca 😀

      1. Sei il primo che mi fa notare che lo ha notato 😉

    7. Ciao Micol, episodio avvolgente, come al tuo solito, con descrizioni che consentono sempre chi legge di entrare in sintonia con le tue storie! Nomi accattivanti e uno scenario distopico urban fantasy che incuriosisce, condita da una trama che prelude mistero e un pizzico di azione😎! Mi piace la piega che sta prendendo, e sono curioso di conoscere il destino di Diana e di approfondire la situazione tra queste bande rivali😊, al prossimo episodio 😘

      1. Ciao Tonino, è quel “pizzico d’azione” che mi preoccupa un po’: come sai non sono brava a descrivere questo tipo di scenario. I misteri sono molti, alcuni saranno svelati solo alla fine della vicenda ;D Spero che la storia continui a piacerti 😀

      2. Mi associo ad Antonino, le descrizioni sono ineccepibili, sono l’arma migliore per mettere in scena i mondi fantastici e ricchi che sei in grado di creare. Stanze, abiti, volti, oggetti… Tutto si materializza nella mente del lettore grazie alla tua capacità descrittiva che comunque è equilibrata e si integra con le parti più narrative senza sovrastarle.

      3. Ciao Sergio, per me è importante che il lettore “visualizzi” e questo aspetto mi porta ad “innamorarmi” di ogni mondo Avevo pensato di scrivere pochi episodi sull’avventura di Diana, ora mi ritrovo una storia che occuperà ben più di una serie.

    8. Episodio piacevole e molto curioso… credevo che ci trovassimo in un’epoca passata, ma non appena hai nominato “prayers psicopatici, armati di lanciarazzi termici” mi hai spiazzato, quindi non vedo l’ora di saperne di più. Come sempre: grande Micol!

      1. Ciao Ivan, per questa serie ho voluto provare qualcosa di diverso. Vediamo cosa riesco a combinare ;D

    9. Questo episodio lo definirei di carica. Ahahah, mi spiego meglio: prepari il lettore mettendo sul piatto nomi accattivanti e la prospettiva di un viaggio colmo di insidie. Fantastico! Sono proprio curioso. Ciao Micol.😊

      1. Ciao Dario, ho comprato un po’ di carne vediamo se riesco a cucinarla tutta 😀
        Spero di non deluderti, come sai non sono propriamente una donna d’azione.

    10. Il Priorato! 🙂 Un episodio che ho divorato con gusto, molto bello. I nomi dei personaggi poi mi piacciono particolarmente (a parte Camillo… Camillo no. Ahahahaha). Historia mi ha ricordato per un attimo L’Attacco dei Giganti, ma non credo alla fine c’entrerà qualcosa.
      Come sempre complimenti, al prossimo episodio! 🙂

      1. Camillo è un nome belllisssimo!
        Spero che i prossimi episodi ti piacciano altrettanto 😀

      2. E che cacchio… Anche io ho pensato a L’attacco dei Giganti 🤣 le deformazioni delle menti nerd 😂😂😂

    11. Il primo capitolo mi era piaciuto, il secondo ancora di più. Non faccio che ripetermi ma la tua capacità di creare mondi e personaggi mi lascia sbalordito.
      Sono curiosissimo di sapere che succederà, cos’è il priorato e cosa sono i prayers. Veramente una bella partenza, sono sicuro che non ci farà rimpiangere le tue bellissime serie.

      1. Ciao Alessandro, spero di non deluderti. Ho finito di scrivere il terzo episodio e come al solito mi sto rendendo che questo nuovo mondo mi sta prendendo la mano, spero di finire la serie in un’unica stagione. Farai conoscenza dei prayers fra qualche episodio, poi mi sai dire se ti sono simpatici 😉