Il nome dimenticato
Serie: Alder Venn
- Episodio 1: E poi venne il primo giorno e tutti lo videro.
- Episodio 2: Alder Venn e l’architettura della molteplicità
- Episodio 3: Io sono la casa
- Episodio 4: Risvegli dalle profondità
- Episodio 5: Rumore bianco
- Episodio 6: Si nascondono nei cappotti
- Episodio 7: Il testimone
- Episodio 8: La Firma
- Episodio 9: Attraverso il Varco
- Episodio 10: L’uomo sotto i portici
- Episodio 1: Il punto Omega
- Episodio 2: 160 Ghz
- Episodio 3: La direzione
- Episodio 4: Il Vaso di Pandora
- Episodio 5: Attraverso Catherine
- Episodio 6: Il nome dimenticato
- Episodio 7: Il segnale
- Episodio 8: La carne
- Episodio 9: L’uomo
- Episodio 10: Il Teorema di Alder
- Episodio 1: Il Taccuino
- Episodio 2: La terra
- Episodio 3: Spostato
- Episodio 4: L’interrogatorio
- Episodio 5: Cadere
- Episodio 6: Il duello
- Episodio 7: I figli degli uomini
- Episodio 8: La Dea
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
— Emily. — dice Catherine. — Emily è nostra figlia. La bimba che ti ha fatto ricordare.
Il nome cade nella stanza come una pietra in acqua ferma. Gli anelli si allargano verso i bordi e non si fermano.
Alder è ancora a terra. Catherine gli ha portato degli stracci per asciugarsi — gesti semplici, pratici, il tipo di cura che non chiede niente in cambio perché sa già che non c’è niente da ricevere, non ancora. Lui li tiene in mano senza usarli. Guarda lei.
— Noi ci siamo separati dopo che tu hai dimenticato che eravamo innamorati. — La voce di Catherine è ferma come può essere ferma una voce che ha ripetuto queste parole molte volte, prima dentro di sé e poi ad alta voce in stanze vuote. — E per questo tuo oblio, siamo morti. Ci sta uccidendo ciò che non riusciamo più a ricordare. Il fatto che tu sei innamorato di me. Te ne sei dimenticato. Hai lasciato me ed Emily da sole.
Alder apre la bocca. Non esce niente.
— Ho cercato di farti ricordare. — continua lei. — Ma tu sei entrato nel buco nero dell’oblio. Hai dimenticato prima te stesso. Poi noi due. E poi anche l’altro.
— L’altro chi?
Catherine lo guarda con quella qualità di sguardo che ha quando dice qualcosa che l’altro non è ancora pronto a sentire ma deve sentire ugualmente.
— Anche il bambino è tuo figlio. Il bambino che disegna le porte nere. Anche lui.
Il silenzio che segue ha una forma precisa — la forma di tutto quello che Alder non sapeva di non sapere.
— Catherine, io non so cosa sia successo. Ho dimenticato. Non so come, non so quando, non so da dove è iniziato.
— Non avresti dovuto. — La voce si incrina appena, per un istante, poi si richiude. — Hai distrutto il nostro mondo.
– Il nostro mondo, dice Omen dall’angolo.
Catherine allunga una mano al suo volto. Le sue dita reggono il viso di Alder come una cosa antichissima, come un gesto che i corpi ricordano anche quando le menti hanno smesso.
— Non sopportavo più di guardarti negli occhi durante i colloqui, durante gli interrogatori. Di vederti e sapere che non ricordavi più chi ero. — Una pausa. — Noi ci siamo amati fino a sgretolarci. Come polvere che si lasciano dietro i fantasmi.
Le lacrime di Alder scendono dalle guance. Non sa perché ha dimenticato. Non sa cosa sia successo — quale porta si sia chiusa, quale frequenza si sia persa, in quale varco sia rimasto qualcosa di essenziale che non ha trovato la strada per tornare. Ma nella Babilonia che si quieta lentamente, come un’acqua agitata che trova di nuovo la sua superficie, iniziano ad apparire le immagini.
Emily che disegna il cerchio con il punto al centro. Il bambino che disegna la porta nera con la macchia rossa che preme dall’interno. L’orsacchiotto strappato — aperto, per vedere cosa c’è dentro. Le matite allineate nell’ordine solito.
Erano tutti segnali. Lanciati verso di lui attraverso il buio dell’oblio, come si lancia una luce verso qualcosa che si sa essere lì anche se non si vede. Per fargli ricordare chi è. Per fargli ricordare che è ancora capace di amare.
— Ti sei dimenticato di tutti i tuoi figli.
Questa volta non è Catherine che parla. Non è Omen. Non è nessuna delle voci che Alder conosce.
È qualcosa di più grande, è la voce intera dell’umanità che si eleva verso il cielo come si eleva il vapore dalla terra bagnata di pioggia, come si eleva il fumo dalle città in guerra, come si eleva il grido di tutto quello che è stato separato.
— Ti sei dimenticato di Eva e del Giardino. Di tutta la stirpe che hai creato.
Ecco perché l’umanità intera soffre. Ecco perché le guerre si moltiplicano e le coppie vengono trovate morte mano nella mano in tutto il mondo. Un esercito che si tiene connesso anche dopo l’ultimo respiro perché non sopporta l’idea di essere diviso.
Ecco chi sono le coppie morte.
Sono Alder e Catherine. Come lo furono Adamo ed Eva dopo la mela — dopo quella separazione originaria, dopo quel primo oblio, dopo quel primo momento in cui qualcosa di intero si è creduto diviso e ha smesso di ricordare di essere una cosa sola. E al posto della mela adesso c’è un orsacchiotto spezzato in due. L’orsacchiotto di Platone che cerca la sua metà nell’eterno ritorno del cerchio — quel cerchio che Emily ha disegnato con il punto al centro, quel punto che è Catherine, quel punto che è il centro di tutto l’universo.
— Siamo divisi, tutti. — dice Alder. — Abbiamo accettato la dualità delle cose.
La sua voce riempie la stanza.
E adesso chi lo sente, Alder dire questo?
Chi ascolta questa voce, chi legge questa scrittura, chi riconosce in queste parole qualcosa che appartiene anche a lui?
Sono io.
— Io sono Alder.
Sono colui che scrive e colui che è scritto, colui che ha dimenticato e colui che ricorda, colui che corre sotto la pioggia di Torino verso il centro del suo universo e colui che osserva quella corsa dall’angolo buio della stanza. Sono la porta e quello che passa. Sono il cerchio e il punto. Sono il dio col cappuccio nero che si volta indietro ogni volta che sta per aprire una nuova porta e poi la apre e dimentica.
Ho dimenticato di appartenere a una donna.
Ho dimenticato i miei figli.
Ho dimenticato che l’umanità è la mia stirpe e che quando soffre sono io stesso che soffro e quando si divide sono io che mi divido e quando qualcuno muore tenendosi per mano è perché stava cercando di ricordarmi qualcosa che non riuscivo più a sentire.
Catherine ha ancora la mano sul mio volto.
La pioggia fuori non si è fermata.
Emily da qualche parte dondola su un’altalena immaginaria e aspetta che suo padre torni a ricordare il suo nome.
E il bambino — anche lui mio figlio, anche lui una mia vibrazione, anche lui una mia porta — allinea le matite nell’ordine solito e aspetta che qualcuno capisca finalmente cosa sta disegnando.
— Io sono Alder Venn.
Voi tutti siete Alder.
Serie: Alder Venn
- Episodio 1: Il punto Omega
- Episodio 2: 160 Ghz
- Episodio 3: La direzione
- Episodio 4: Il Vaso di Pandora
- Episodio 5: Attraverso Catherine
- Episodio 6: Il nome dimenticato
- Episodio 7: Il segnale
- Episodio 8: La carne
- Episodio 9: L’uomo
- Episodio 10: Il Teorema di Alder
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