Il nuovo che avanza

Serie: Male vite


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Giuseppe è sopraffatto dagli eventi.

Per arrivare alla pineta occorre una buona ora di macchina su una strada provinciale che collega i due versanti della montagna. La viabilità è buona e la vegetazione, mentre si sale, diventa così rigogliosa e verde da rilassare la vista e i pensieri.

Sono giorni che Giuseppe scende e sale dalla baita in cui si nasconde. Sono giorni che si apposta nella strada dove ha l’ufficio il boss, per osservare i movimenti suoi e quelli di Raf; che pedina i due, per scoprire le loro abitudini, con il timore di essere scoperto, ma con l’adrenalina che gli inietta audacia.

Sono giorni che non si rade, che indossa un cappello e un giaccone fuori moda e inforca degli occhiali con le lenti scure, nella speranza di non essere notato da chi è abituato a vederlo sotto altre spoglie.

Sono giorni che Raf gira per il quartiere, che chiede informazioni, che sosta nei paraggi della bottega e della casa di Giuseppe, confidando di beccarlo.

Sono giorni che il boss attende una sua firma sul documento notarile del passaggio di proprietà della casa, pregustando come fargli pagare il ritardo quando lo avrà tra le mani.

La baita è isolata, lontana da orecchie che possano sentire i botti di prova che spara contro un tronco di pino. Il “ferro” glielo ha procurato Gigino lo “sfregiato”, senza fargli domande, ma avvertendolo: «Finché resta spento è solo un ferro freddo, ma se lo accendi ti può bruciare la vita».

Giuseppe ha apprezzato. Ma quando la vita ti gela il cuore, anche il fuoco ti dà sollievo.

La sera è di quelle fredde in cui anche la solitudine, se al tepore di un ambiente chiuso, fa compagnia.

Raf indossa un giubbotto di pelle marrone su un maglione attillato che gli evidenzia i muscoli del petto. Si sente in forma e piacente e la bruna che di sottecchi lo scruta glielo conferma. È seduta dall’altra parte della sala e sorseggia una birra in attesa di essere servita, mentre lui è già a fine pizza. La donna è in compagnia di un uomo, ma per Raf non è un impedimento: si alza e la raggiunge.

È arrogante. «Ciao, io sono Raf e tu?» Lei arrossisce, mentre il suo compagno reagisce d’impulso: «Ma come ti permetti?» Raf non si scompone. «Stai con questo coso qui?» Lei rimane impietrita. «Meriti di meglio.»

L’uomo fa per alzarsi.

«Ti conviene rimanere dove sei!» Il tono non ammette repliche: è un guanto di sfida per uno scontro fisico che o si accetta o…non ci si alza. L’uomo rimane seduto. Raf prende il tovagliolo della donna per scriverci sopra.

«Questo è il mio numero, chiamami. Ci conto, eh!» Si allontana, mentre lei fissa il bicchiere di birra vuoto.

È anche la sera in cui il boss si dedica alle sue pulsioni erotiche, nella casa gestita da Valerie, dove una giovane amante è pronta a soddisfare i suoi desideri. Come d’abitudine, Raf gli fa da cane da guardia, rimanendo sul vialetto dinanzi al vicolo, tra le luci gialle dei lampioni e gli arbusti di agrifoglio. La luna è avvolta da un bianco alone e le stelle non hanno lo splendore di una notte limpida.

Fare da sentinella è noioso, se non accade nulla che richieda l’intervento a favore del protetto. Però non bisogna mai distrarsi: il pericolo va avvistato quando sta per arrivare e non quando è già in atto.

Lo sa bene Raf, perciò le sue antenne sono attente a captare qualsiasi segnale negativo, nascosto sotto una parvenza di normalità.

La sala dell’appartamento dove il boss si gusta il liquore dopo le sue virili prestazioni è al buio.

«È ancora in attività» pensa Raf. Gli squilla il cellulare: numero sconosciuto. «Sarà il solito rompicoglione che vuole vendere qualcosa!» Riattacca, riponendo il telefono nella custodia da cintura.

Squilla di nuovo, mentre qualcuno fischietta un motivo allegro e accattivante. A fischiare è un uomo che arriva dal parco: ha una vistosa zoppia, il cappuccio del giubbotto alzato e le mani in tasca. Nei pressi di un lampione, si china per allacciarsi meglio una scarpa, poi riprende a fischiettare con il suo passo altalenante. Quando si accorge di non essere da solo, si ferma, intimorito dalla presenza di Raf. Il suo “buonasera” è un modo per capire le intenzioni di chi gli è davanti.

«Buonasera» ripete dubbioso.

Questa volta anche Raf lo saluta, stemperando la tensione creata dal suo silenzio. L’uomo sorride, riprendendo il cammino. Ma non appena gli arriva vicino, si scopre il volto.

«Tu?» esclama Raf.

Non può aggiungere altro. La lama lo colpisce più volte.

«Ti ricordi? Mi hai fottuto la gamba con il tuo coltello di merda! Ma non sono qui per vendicarmi. Vincere o perdere fa parte dei rischi del nostro mestiere.»

Raf è ripiegato sui polpacci, senza fiato e senza forze.

«Sai come gira il nostro mondo: il più forte comanda. Ora è il “Cobra” a sentirsi un re, e per sedersi sul trono deve fare pulizia della vecchia corte. È normale, no?» Raf non può rispondere: ormai non sente più. «È il nuovo che avanza!» continua a parlargli, mentre lo spinge per farlo rotolare giù nella scarpata.

Continua...

Serie: Male vite


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