Il Padre Degli Dèi
Serie: La Piuma Nera Degli Dei
- Episodio 1: La Reliquia Del Nord
- Episodio 2: La Piuma Nera
- Episodio 3: Il Padre Degli Dèi
- Episodio 4: Sangue Divino
STAGIONE 1
Il vento quella sera parlava sussurrando con voci macabre e sinistre, come se volessero annunciare l’arrivo o il risveglio di qualcosa sepolto nel tempo. Le fiamme delle fiaccole illuminavano le torri merlate del castello di Latera, mentre i boschi erano dominati dal lamento ferale dei lupi. Valentina, la genetista, entrò con la macchina nel paese: i suoi occhi furono subito catturati dalla presenza della nebbia; dietro quella foschia spettrale le sagome delle case apparivano in modo timido e silenzioso.
«Devo chiamare l’archeologa. Eira, mi sembra che si chiami.»
Lo sguardo della ragazza fissava la luce dei fari della macchina cercando di scorgere qualcosa.
«Accidenti questo posto mi mette i brividi.»
Il cellulare squillò per alcuni secondi senza che nessuno rispondesse, così Valentina decise di scendere dalla macchina per recarsi nel bar a chiedere informazioni.
«Buonasera, mi chiamo Valentina Albrandi e sono la genetista del sito archeologico fuori dal paese.»
«Sto cercando l’archeologa Eira Thorsen, una ragazza danese.»
L’uomo baffuto prese in mano il canovaccio, lo passò sul banco e fermò il suo sguardo sul piccolo santino religioso del patrono paesano.
«La donna che cerchi è nel vicolo dov’è la chiesa: c’è una sola porta prima della svolta, torna da dove sei venuta se ti è cara la pelle» concluse, mentre la sua sagoma spariva nel retro del locale.
«Grazie… dell’informazione» sussurrò Valentina nel locale privo di anime.
Si diresse verso la Collegiata in cerca della casa, quando il suono di uno strumento a corda catturò la sua attenzione. Sotto un arco dalla volta sgretolata, al lume di una candela, un vecchio storpio stava suonando una lira da braccio; la melodia era accompagnata dalle sue parole che narravano una ragazza bruciata viva fuori dal castello.
Valentina vide la porta indicata dal barista e arrivò davanti a essa.
«Eppure le luci sono accese, strano. Provo a richiamarla» disse, mentre il dito schiacciava l’icona sullo schermo.
Il cellulare squillava all’interno dell’abitazione, ma nessuno rispondeva, così, armata di coraggio, girò la chiave nella serratura. Aprì la porta, ma prima che potesse varcare la soglia una mano sudicia afferrò il battente in ferro. Il grande anello dorato luccicava davanti ai suoi occhi, lo specchio posto davanti alla parete interna della casa sembrò incrinarsi davanti al riflesso di un occhio vitreo che usciva da sotto il cappuccio.
«I miei corvi hanno visto l’ombra della dea dalle lacrime d’oro» esclamò la voce cupa del mendicante storpio.
«Il presagio è oscuro come la morte stessa.»
L’orologio a pendolo fermò il suo battito, lasciando udire solo il rantolo della voce al secondo piano che era accompagnata da un leggero odore di aria chiusa e di tanfo in tutta la casa. Valentina, spaventata, spinse il vecchio straccione e chiuse di colpo la porta.
Il camino era acceso e il laptop era aperto sul tavolo: c’era una ricerca sul culto del popolo norreno e, su un lato, un groviglio di bende macchiate di scarlatto ossidato dalle quali era affiorata una sorta di muffa cerosa.
«Eira, sei a casa? Sono Valentina Albrandi, la genetista.»
Sentì un respiro soffocato che accompagnava passi ovattati scendere le scale; davanti a lei si presentò Eira. Le iridi color ocra funebre si accesero, mentre dalle sue labbra di sfumatura mortifera uscirono le parole: «Hún er laus úr fangelsinu.»
Valentina vide la ragazza spegnersi e si lanciò per afferrarla prima che sbattesse la testa sul cornicione di pietra grezza alle sue spalle. Gli occhi di Eira si aprirono nel campo grigio; accanto a lei c’era la testa mozzata di un guerriero caduto: la lama del Seax era penetrata nell’occhio destro, sfondando il cranio, dal quale le cervella uscivano adagiandosi sul terreno. Eira si alzò di colpo e vide ancora le tre donne dal volto corrugato davanti al corpo disteso sulla pelliccia di renna.
«Gli dèi non possono annientarsi l’un l’altro, dobbiamo porvi rimedio. Freyja deve essere punita: è l’unica del mondo divino rimasta viva e l’eredità di Odino non può essere consegnata nelle sue mani. Ha usato la sua magia Seiðr per ingannare il destino che abbiamo tessuto» esclamò Urd.
«Il solo pensiero è follia, il passato del destino stesso deve essere riscritto. L’arte oscura della magia Seiðr riesce a manipolare il corso degli eventi.» replicò Verdandi, toccandosi la fronte.
«Sorella mia, questo è il presente… la battaglia del Ragnarök è consumata, ma tra poco sarà anche il passato trascorso. Adesso solo tu puoi ripristinare il filo del destino e dare un’opportunità agli dèi: non ci sono altre strade.»
Urd alzò lo sguardo al cielo: sentiva il peso divino della fine del mondo gravare sulle radici di Yggdrasil, l’albero sacro dei mondi.
«Skuld… tu che sei il futuro, cosa vedi davanti a te?»
La Norna chiuse gli occhi: «Vedo il dominio di Freyja su un trono di ossa e sangue, vedo noi tre morenti impiccate ad una corda intrecciata di rovi.»
«Non ci è concesso di mettere fine alla sua vita, non è il nostro compito. Lasciamo che vada incontro al suo cammino e che siano le sue stesse mani a scriverlo.»
Urd posò le dita rugose sulla testa della dea dormiente. Il diadema sulla fronte rifletteva il volto dell’anziana saggia, che torse la sua espressione in una smorfia di dolore.
«Fenrir avanzava trottando sulla terra mentre Odino lo attendeva. Freyja era lì, con il mantello di falco aperto, pronta a colpire. Era tessuto il suo destino: un solo fendente del corallo nero avrebbe aperto il ventre del lupo, e il Padre degli dèi sarebbe sopravvissuto. Ma quando il momento arrivò, i suoi occhi erano sull’anello d’oro che rotolava nella polvere: il Draupnir, il potere divino degli dèi.
In quell’istante, la dea della guerra scelse l’oro al posto del Padre e l’ambizione al posto del dovere. Mentre Fenrir chiudeva le fauci sul ventre di Odino, lei non mosse un dito: il pugnale di corallo nero rimase immobile nella sua mano, e il sangue di Odino macchiò la terra. Il tradimento era compiuto.»
«E sia, sorelle. La piuma nera degli dèi sarà esiliata nel mondo umano, punita per il suo tradimento» concluse Urd.
Eira sentì l’acqua fredda che le stava bagnando il viso e trovò davanti a sé una ragazza che le tamponava il sangue dal naso.
Serie: La Piuma Nera Degli Dei
- Episodio 1: La Reliquia Del Nord
- Episodio 2: La Piuma Nera
- Episodio 3: Il Padre Degli Dèi
- Episodio 4: Sangue Divino
Un ritmo narrativo molto intenso e un’ atmosfera da paura, con un passato della mitologia che si manifesta creando una situazione surreale da incubo. Mi sento un po’ scossa, come se avessi visto tutto l’ orrido attraverso un film al cinema con gli effetti speciali.
Ciao Maria Luisa 😀 grazie mille del tuo apprezzamento. Sempre grato del tuo tempo e della tua gentilezza ♥
Ciao Skǫll! Ho l’impressione che dovrò farmi un ripassino dell’Edda e della mitologia nordica in generale😅 Bello come ritornino certe tematiche tue (anche il mendicante che custodisce un segreto è un elemento caratteristico delle tue storie) e, da buon esploratore dei comuni italiani, sono sempre affascinato dalle ambientazioni borghigiane che sai ricreare, che mi risvegliano immagini di mura, vicoli e castelli tra colline nebbiose👏🏻
Ciao Nicholas 😄 grazie mille del tuo commento mi hai veramente strappato un sorriso. Mi piace descrivere questi paeselli sperduti, hanno sempre una atmosfera che si presta per certe visioni di racconti.
“Il vento quella sera parlava sussurrando con voci macabre e sinistre, come se volessero annunciare l’arrivo o il risveglio di qualcosa sepolto nel tempo.” Strano, ma anch’io ho sempre avuto la sensazione che il sibilo del vento sia una lingua sconosciuta che racconta segreti arcani a noi preclusi. Bravissimo, Skǫll, il racconto si fa sempre più misterioso!
Ciao Concetta, grazie mille del tuo commento e della tua osservazione. Questa atmosfera a me piace particolarmente, come hai giustamente detto anche tu sembra come se il vento possa parlare una lingua sconosciuta. Molto suggestiva questa immagine
L’atmosfera gotica è suggestiva e il legame tra il contagio di Eira e il mito norreno si fa sempre più intrigante.
Mi ha colpita soprattutto il tradimento di Freyja, che introduce nel racconto un conflitto fatto di ambizione e destino. I dialoghi delle Norne hanno un tono solenne, che dona profondità alla componente mitologica e rende il racconto ancora più affascinante.
Ancora una volta, molto bello il finale che riporta bruscamente alla realtà, lasciando la voglia di scoprire cosa stia accadendo a Eira e quale ruolo avrà Valentina in questa vicenda.
Sempre grato per il tuo apprezzamento Cristiana 🙂 Felice che ti stia piacendo la storia, spero di riuscire sempre a tenere viva la tua curiosità 🙏
ho avuto una folgorazione: il mendicante vecchio e storpio è Odino! Stai posizionando sulla scacchiera tutti i tuoi pezzi con vera maestria
Ciao Laura, grazie mille del tuo commento. Apprezzo molto la tua curiosità 😀 🙏