
Il Paese dei Mattoni
(Illustrazione di Giancarlo Caligaris per ilbullone.org)
Nel paese di Ciao-son-io non esistono documenti o definizioni. Nel paese di Ciao-son-io tutto quello che serve per descrivere gli abitanti è scritto sui loro mattoni. Mattoni colorati, grandi, piccoli, di marmo, di pietra… a seconda di quando nella sua vita un Son-ciao riceve quei mattoni che lo descrivono. I Son-ciao sono gli abitanti di Ciao-son-io, ovviamente,
Il primo mattone, grosso, è il cognome, il nome della famiglia. Qualche volta è scomodo, ruvido. Altre volte è resistente e protegge da tutto. Qualcuno è antico, di marmo pregiato. Nella maggior parte dei casi è il più difficile da sradicare, ma non è un male. Le radici sono importanti, solo che ci vuole un po’ di tempo perché il mattone le affondi nel terreno e il Son-ciao ci si senta ben stabile sopra.
Il secondo mattone è il nome. È grande, a base larga, ci si sta comodi sdraiati come su un letto matrimoniale. Non ha un colore. Cioè, è ancora molto comune che venga dipinto di rosa o di azzurro, ma è vernice da poco, negli anni si può cambiarla, se si rivela sbagliata. Non è ancora un’impresa facile, ma lo diventa sempre di più, con i giovani Son-ciaini che crescono e i grandi Son-ciaoni che hanno voglia di ascoltarli.
Poi iniziano dei mattoncini più piccoli, che non è detto durino per sempre. Magrolino o cicciottello, biondo, moro, rosso, pelato, capellone, lungo o corto… E, qualche volta, cianotico, podalico, prematuro, fragile… Che poi, fragile un corno. Come puoi dare il mattone «fragile» ai Son-ciainini che hanno la forza di buttar via mattoncini ancora prima di iniziare il loro viaggio nel mondo? Tzé, fragili. Va beh, andiamo avanti…
Ai Son-ciainini si regalano anche dei mattoncini che a me piacciono tanto: i nomignoli. Amore, piccolo, cucciolo, puzzetta, polpetta, Chicco, Iaia, nana… Si attaccano con una colla fortissima, e qualche volta, più avanti nel viaggio nel mondo, capita che facciano arrossire o innervosire i Son-ciao più cresciuti, che fanno di tutto per nasconderli (visto che di staccarli dagli altri mattoni non se ne parla), ma in fondo sono una sicurezza. E una particolarità: manterranno per sempre il calore del ritorno a casa.
Quando i Son-ciaini cominciano scuola, vengono travolti dai mattoni. Di mille dimensioni e da mille direzioni diverse. Dai compagni: secchione, ciccione, sfigato, strafigo, mitico; da maestri e professori: svogliato, intelligente-ma-non-si-applica, dotato, distratto, indisciplinato, dislessico, discalculico, asino…
Tanti Son-ciaini si sentono sommersi dai mattoni della scuola. E dell’università, e poi del lavoro. Finché non fanno una scoperta importantissima: quei mattoni sono fatti di plastilina! Col tempo possono essere rimodellati completamente, e trasformati nei mattoni del carattere, del pensiero, dell’amicizia, dell’amore, della fiducia. È per questo che sono fondamentali. Perché servono a costruire i mattoni di cui sarà fatto il Son-ciaone da grande. Qualche mattone rimane appiccicoso per più tempo degli altri, qualcun altro indurirà molto in fretta. Ma ogni Son-ciaino ha la possibilità di rimodellarli tutti, anche solo un pochino.
Lo so, ti stai chiedendo se, a un certo punto, tutti i mattoni saranno definitivamente solidi e stabili. Eh, non si sa… Dipende. Ci sono Son-ciaoni che continuano a modellarli per sempre, e si divertono anche! Altri li lasciano solo asciugare, e si accontentano così. Senza pensare che, se asciugano troppo, possono sbriciolarsi all’improvviso, per un soffio di vento.
Per me l’ideale è una via di mezzo. Dargli una ritoccata di tanto in tanto, magari buttarne via qualcuno che non ti piace più o che si è rovinato col tempo, e sostituirlo con uno nuovo e ancora morbido. Ecco, sì. Credo che il trucco sia tutto qui: averne sempre, fino alla fine, almeno uno, nuovo, da modellare.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fiabe e Favole
Bellissima favola che favola non è 😀 Ci portiamo addosso un sacco di mattoncini, sta davvero a noi fare una cernita e scegliere chi essere davvero!
Grazie!
Che allegoria! Mi è piaciuta, mi è sembrata una fiaba di Gianni Rodari, ma questo prendilo con le pinze perché io non sono un grande conoscitore di Gianni Rodari!
Wow! Un paragone col Maestro! 🤍 Grazie!
Con una tale leggerezza sei riuscita a trasmettere qualcosa di profondo che tendiamo ad ignorare nella vita di tutti i giorni! Un racconto molto bello, complimenti! 🙂
Grazie! 😊
Ciao Oriana! Da quando ho letto il tuo scritto…delle persone riesco a vedere solo la faccia, il resto mi appare formato da mattoni e così cerco di identificarli in base alla forma, al colore, alla consistenza. Figo…adesso ho uno strumento in più per trovare l’uomo della mia vita 😉
Scherzi a parte (poi mica tanto scherzi), è un racconto molto ben scritto a mio parere, mi viene in mente quella frase che dice pressappoco così “la semplicità è la cosa più difficile da ottenere”.
Grazie! Se l’uomo lo trovi, dimmelo, che io ancora il metodo non lo trovo… 🤣
Bellissimo questo racconto! mi piace un sacco la metafora dei mattoni, e con la leggerezza di una fiaba hai raccontato una bella lezione sulla vita. Complimenti!!
Grazie mille Sergio, davvero… 😊