
Il paracadutista
Si muoveva fra l’erba alta e il bocage. Era un cacciatore e quella era la sua mattina.
L’M1A1 aveva il calcio a stampella, aveva il caricatore nella scocca e cercava le sue prede.
Era abituato ai cervi e ai daini del Colorado, ma adesso si trovava in Normandia ed era il 1944. C’era un altro tipo di preda, una preda che, se non fosse stato attento, l’avrebbe ucciso.
I Corcoran calpestavano l’erba. Il passo era felpato, stava attento a ogni dettaglio.
Solo, un Corcoran pestò un rametto che si spezzò in uno schiocco.
«Oh, no…» borbottò.
Poco più in là c’era un intero plotone di Waffen-SS. Puntarono i loro StG44 nella sua direzione.
Aveva l’M1 con il telino con incastrati pezzi di vegetazione, il volto era sporco di terra, ma gli occhi erano azzurri ed equivalevano a macchioline che a una vista più attenta sarebbero significate un bersaglio.
Prima che le Waffen-SS scatenassero il loro fuoco, Jake sparò una sventagliata poi si tuffò nei cespugli mentre i proiettili nemici, come vespe arrabbiate, fendettero l’aria. Jake sentì proprio ogni singola zolla sollevarsi in aria per colpa dell’urto del metallo.
Era la Normandia.
Era l’inferno.
***
Gli aeroplani si muovevano veloci. Erano scortati dai caccia, ma Jake era sicuro di sé. «Per l’Ottantaduesima questo e altro».
«Sì, sì» rispondevano tutti gli altri.
Uno a uno si diressero verso il portellone aperto oltre il quale il vento fischiava, si sentiva il suono dei motori.
Il primo della fila osservò la luce rossa accanto all’abitacolo.
Fuori c’era il buio della notte, ma ogni tanto si vedevano i lampi della contraerea.
La luce diventò verde.
Il primo paracadutista si gettò e la fune si ruppe, ma lui fece lo stesso una caduta libera.
Gli altri seguirono e quando fu il turno di Jake urlò: «Geronimo!» per poi spiccare un salto.
Pure nel suo caso la fune si spezzò e lui cadde nel vuoto. Sentì tutta l’aria di Normandia e se ne riempì la bocca. Gli lacrimarono gli occhi, ma rise. Osservò tutto quel paesaggio oscuro e distinse un poco gli alberi e i fiumi, anche i mezzi tedeschi mentre dal basso partivano delle perle di luce che cercavano di colpire i paracadutisti.
In teoria, sparare ai paracadutisti in volo è illegale, è proibito dalla Convenzione di Ginevra, ma è anche impraticabile, e la cosa rese più ottimista Jake anche se non sapeva bene perché da terra non fosse possibile riuscirci mentre poi loro ci provavano.
Stava ancora cadendo velocissimo e poté vedere le coltivazioni, i casolari, il bocage…
Ma il paracadute?
Ci fu il rumore di uno strappo e a Jake parve che le sue ossa fossero tirate su e il resto del corpo stesse continuando a cadere. Era il paracadute, si era aperto e lui veleggiò verso terra. Non vedeva l’ora di mettere mano all’M1A1 con il calcio a stampella e poi darsi da fare. Aveva gli Stati Uniti da proteggere.
***
Cercò di essere ottimista. Stava vivendo una mattinata di giugno umida, lì in Normandia, e non si sarebbe mai arreso di fronte a quei fanatici delle Waffen-SS. Allora prese la mira, ma prima che potesse sparare dei lampi di luce travolsero i tedeschi, i quali finirono per essere smembrati.
«Ma no, no, no!». Si alzò in piedi.
«Cosa volevi? Ucciderli solo tu?».
«Be’, certo».
«Spiacente, ma qui si gioca in squadra. Dai, unisciti a noi».
Jake dovette arrendersi. Non era mica un superuomo, lui; lasciava che fossero i tedeschi a pensarlo.
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Non ti preoccupare, Micol, non pretendo che tutti abbiano i miei gusti… anzi! Il bello dell’essere umani è che siamo tutti diversi… se dovessimo essere uguali sai che brutto.
Grazie per il tuo commento!
Oramai sei il nostro esperto di storia contemporanea e non. Per me che odiavo quella materia (so che tu la adori, perdonami)riesco ad apprezzarla molto di più dai tuoi racconti che dai libri di scuola 😀
Ah! Mica me l’aspettavo il finale così.
Trovo molto azzeccata l’idea di creare una struttura narrativa col flashback in mezzo.
Grazie Sergio per i tuoi due commenti. Sì, a volte inserire un flashback è la cosa migliore…
Buona serata!
“In teoria, sparare ai paracadutisti in volo è illegale, è proibito dalla Convenzione di Ginevra, “
Ma sai che ne parlavo giusto qualche sera addietro con la mia compagna?
Ciao Sergio! Adesso ti spiego: quando da bambino vidi il film “Il giorno più lungo” pensavo che i tedeschi fossero dei cretini a non sparare ai paracadutisti alleati… ma qualche anno fa, leggendo un romanzo di Tom Clancy (non ricordo quale), che era uno scrittore che di certo ne sapeva di più di un bambino, scoprii che sparare ai paracadutisti mentre scendono con il paracadute è difficilissimo, così questa nozione l’ho inserita nel librick.
i tuoi racconti regalano sempre tanti spunti e mi fanno anche imparare un sacco di parole nuove.
Bravo Kenji
Veramente? Grazie, Alessandro!